• DOMENICA 12 LUGLIO 2020 - S. Giovanni Gualberto abate

In Italia 85-90mila donne con mutilazioni genitali femminili, di cui 5-7mila minori

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Annalisa Ramundo 01/07/2020 Donne a.ramundo@agenziadire.com Indagine Università la Bicocca: "5mila bambine a rischio, ma giovani sono meno mutilate" Share on facebook Share on twitter Share on whatsapp Share on email Share on print La presentazione del rapporto sullo stato della popolazione nel mondo di Aidos e Agenzia di Stampa DiRE.Gepostet von Agenzia di stampa DIRE am Dienstag, 30. Juni 2020ROMA – In Italia le donne portatrici di Mutilazioni genitali femminili (Mgf) sono 85-90mila, di cui 5-7mila minorenni – con Nigeria ed Egitto come maggiori tributarie – e le bambine oggi a rischio sono circa 5mila. È quanto stimato per il 2019 da un’indagine dell’università Milano Bicocca finanziata dal Dipartimento delle Pari Opportunità e presentata da Patrizia Farina, docente di Demografia dell’ateneo lombardo, nel corso della conferenza stampa di presentazione del Rapporto Unfpa sullo stato della popolazione 2020 in diretta sui canali Facebook di agenzia di stampa Dire e Aidos. Si tratta di un dato “non così significativo- osserva la docente- se si pensa che su 6 milioni di immigrati presenti in Italia, 3 milioni sono donne. Questo lo dico non per sminuire il fenomeno, ma perché non vorrei che sia immaginato che tutte le donne immigrate siano mutilate e infibulate. Le generazioni più giovani sono meno mutilate e hanno prevalenze decisamente più basse“, sottolinea, ricordando che il dato “è abbastanza in linea con quello che succede nei Paesi d’origine. Non tutte le comunità hanno un’incidenza così alta di mutilazioni- continua Farina- sono molto alte tra alcune nazionalità, come Mali, Sudan e Somalia. Divari intensi ci sono tra le egiziane e le sudanesi. Fra le nazionalità ad alta prevalenza le giovani somale corrono rischi molto elevati”. In generale, però, “le bambine a rischio sono relativamente contenute tra tutte le nazionalità”. Le donne intervistate, in tutto 2.200, “sono per lo più di prima generazione- spiega ancora la studiosa- Il fenomeno di per sé è avvenuto altrove, per cui noi dobbiamo prenderci cura di queste donne e intervenire con policy appropriate rispetto al rischio delle bambine”.I DATI DELLA RICERCALa ricerca della Bicocca ha anche indagato l’opinione delle donne. Quelle favorevoli alle Mgf “sono il 9,4%, meno del 10%, in senso astratto- fa sapere Farina- Il 37,5% è attiva nel contrasto nel proprio Paese e qui. Il 42% non è favorevole ma è inattiva, cioè non è mobilitata perché si abbandoni questa pratica. Questo ci dice due cose- osserva la studiosa- da un lato, che è in corso l’abbandono della norma sociale, che non avviene da un giorno all’altro”. Dall’altro, che “c’è una debolezza della mobilitazione al suo abbandono che si riverbera nelle iniziative che si possono condurre nel nostro Paese”. Rispetto alle nazionalità ...



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