• MARTEDÌ 18 MAGGIO 2021 - S. Felice da Cantalice

Covid, Quici (CIMO-FESMED): “Evitare pandemia finisca nel dimenticatoio”

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ROMA – Dalla Campania alla Lombardia, dalla Valle D’Aosta alla Sicilia, dall’Abruzzo alle Marche, passando per l’Emilia Romagna e la Puglia fino all’Umbria e al Veneto: è rappresentata quasi tutta l’Italia nelle circa 150 pagine del libro ‘Giuro di non dimenticare. Storie di medici ai tempi del Covid’. Realizzato dal sindacato Cimo, il volume contiene le storie di 28 sanitari impegnati in prima linea nei reparti covid dei nostri ospedali in questo lungo, lunghissimo, periodo di pandemia da coronavirus. Nel testo scorrono le testimonianze descritte in prima persona da medici, infermieri, oss, tecnici radiologi e reumatologi. Ma anche anestesisti, rianimatori, geriatri, internisti, addetti alla bonifica, operatori del 118, chirurghi, pneumologi, specializzandi e radiologi. Senza dimenticare chi dirige un reparto dedicato ai disabili, i più fragili tra i fragili. Protagonisti sono anche gastroenterologi, medici ospedalieri in pensione, dottori impegnati in medicina d’urgenza e in quella trasfusionale, chiamati in servizio durante i turni di giorno e nelle notti di guardia. Nuove sentinelle della nostra salute, armati di dispositivi di protezione individuale che proteggono da qualsiasi cosa e isolano da qualunque contatto umano. Tute da fare invidia a quelle degli astronauti, ‘quasi aliene’ le definiscono alcuni. E poi tamponi e guanti ormai divenuti la normalità. Mascherine che schiacciano i volti e modificano i lineamenti del viso. Nel libro si parla spesso di intubazioni, di schermi facciali e di calzari. I caschi per l’ossigeno C-Pap, i termometri e i saturimetri. E ancora il gel disinfettante e il cloro, i nuovi profumi che tutti gli operatori si porteranno in casa una volta usciti dal proprio girone dantesco. Non mancano i sentimenti, sembra quasi di percepirli mentre si sfogliano le pagine del volume: dalla soddisfazione per aver salvato vite alle lacrime per la tanta tensione accumulata e per i mancati abbracci, non solo con i pazienti e con i propri parenti ma anche con una persona sconosciuta con la quale si vorrebbe scambiare un breve momento di affetto. Vi sono poi ironia e coraggio ma anche dubbi, ansia, fragilità e paura, unita alla frustrazione ...



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