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Calapà racconta il suo “A un passo da Provenzano”: una storia nascosta (con un identikit del ’97)

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Emilia Vitulano 06/08/2020 Articoli e.vitulano@agenziadire.com Un romanzo che racconta la storia di un ispettore della squadra mobile di Catania che fin dal 1997 è riuscito a tracciare un identikit di Bernardo Provenzano Share on facebook Share on twitter Share on whatsapp Share on email Share on print BOLOGNA – “Una storia nascosta”. Non c’è definizione migliore di quella del sottotitolo per la vicenda raccontata in “A un passo da Provenzano” (Utet), terzo libro di Giampiero Calapà, giornalista del “Fatto Quotidiano” ed esperto di mafia e criminalità.Giampiero Calapà In “A un passo da Provenzano”, Calapà ripercorre la carriera di Alessandro Scuderi, ispettore della squadra mobile di Catania, che fin dal 1997 è riuscito a tracciare un identikit di Bernardo Provenzano di cui pochi conoscevano la faccia, almeno fino al suo arresto avvenuto nel 2006. Eppure Scuderi, invece di essere appoggiato nelle sue indagini, viene ostacolato nel corso degli anni ripercorsi da Calapà in uno stile avvincente che per certi versi ricorda quello inconfondibile di Sergio Zavoli in “La notte della Repubblica”. Come mai hai deciso di raccontare la storia di Alessandro Scuderi? Una sorta di riscatto per un uomo che credi non abbia avuto il giusto riconoscimento dalle istituzioni di cui lui stesso faceva parte?Per una sorta di riscatto non solo dell’ispettore superiore Alessandro Scuderi ma di tutte quelle donne e quegli uomini che hanno speso e spendono la vita nella vera lotta alla mafia senza venire celebrati tra onori e… onorevoli. L’ispettore Scuderi è per me il simbolo di un’antimafia che non si autodefinisce tale per partecipare ai pranzi di gala. E’ un poliziotto che ha speso la sua vita per lo Stato ma a cui lo Stato non ha reso quanto meritava. Raccontare la storia dell’ispettore Scuderi per me ha il significato di onorare i caduti nella guerra contro Cosa nostra senza partecipare alle solite e ormai stomachevoli passerelle e urlare in faccia a chi non lo vuole sentire che non devi essere per forza morto ammazzato per avere un riconoscimento, per essere definito ...



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