• MARTEDÌ 20 OTTOBRE 2020 - S. Contardo Ferrini

Schengen in bilico, vertice ad Amsterdam

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?Nonostante il caos in Europa, con le barriere di filo spinato, i controlli alle frontiere interne in sei stati Schengen e l'introduzione di un tetto per i richiedenti asilo in Austria, salvare l'area di libera circolazione attraverso la piena attuazione di tutte le misure europee già decise, resta la sfida di Bruxelles. L'occasione per chiarirlo una volta di più sarà la riunione informale dei ministri dell'Interno Ue, oggi ad Amsterdam, dove non è attesa alcuna decisione, ma terrà banco un acceso dibattito sull'argomento.  

Rispetto ad ipotesi di chiusure di frontiere interne di alcuni stati, l'integrazione va mantenuta e salvaguardata, spiega il commissario Avramopoulos, trovando eco nelle parole del ministro dell' Interno Alfano, il quale dice che l'Europa deve restare ad assetto stabile, e non ci possono essere di essa dei pezzetti fuori, perché sarebbe l'inizio
dello sgretolamento. Piuttosto vanno rafforzati i controlli alla
frontiera esterna. Anche l'Austria chiede una supervisione
comune delle frontiere esterne.

 Alfano in un'intervista all'Huffington Post anticipa la posizione italiana: "Siamo contrari a passi indietro rispetto a Schengen, perché sarebbe un affossamento delle libertà faticosamente conquistate in decenni di integrazione", e ribadisce il suo "sì ad un ferreo controllo delle frontiere esterne dell'Unione". Sulla partita dei tre miliardi per i rifugiati in Turchia, spiega: "occorre difendere l'interesse nazionale senza arrivare al punto di rottura con l'Europa. Non esiste un no ideologico. C'è la semplice ma chiara esigenza di capirne le modalità e l'esclusione dal patto di stabilità. Detto questo, un attacco indiscriminato a Bruxelles è da evitare".

Oggi si discuterà anche come rendere possibile - restando nel quadro del Trattato - l'estensione dei controlli alle frontiere interne per Austria e Germania, che a metà maggio avranno esaurito tutte le possibilità previste dagli articoli 24 (iter in caso di eventi prevedibili) e 25 (procedura nei casi che richiedono un'azione immediata), utilizzati fino ad oggi. Per questo, durante il pranzo di lavoro, la Commissione europea parlerà delle procedure per ricorrere all'articolo 26 del Codice Schengen - mai usato prima - che permette l'estensione dei controlli alle frontiere interne, per uno o più Paesi, fino ad un massimo di due anni. Ad aprire questa strada sarebbe una valutazione sulla gestione dei confini esterni in Grecia, che indicasse il persistere di porosità. L'analisi è in corso, ma secondo fonti Ue non è ancora pronta. Un'altra alternativa, sulla quale puntano Roma e Berlino è quella di tenere in vita Schengen obbligano i paesi che vogliono introdurre i controlli alle frontiere ad ottenere il via libera degli altri stati, con la conseguente apertura di un tavolo di lavoro specifico.
 
Sei dei 26 paesi Schengen hanno attualmente in corso i controlli alle frontiere interne: Danimarca, Francia, Germania, Austria, Norvegia e Svezia. Parigi lo ha fatto a seguito degli attacchi terroristici, gli altri cinque Stati per far fronte al flusso eccezionale di migranti.



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