• MERCOLEDÌ 28 OTTOBRE 2020 - SS. Simone e Giuda

Migranti, la Svezia espellerà 60mila profughi

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La Svezia vuole espellere tra le 60mila e le 80mila persone a cui ha negato la richiesta di asilo. Lo ha reso noto il ministro dell'Interno, Anders Ygmen. La cifra significa la metà dei 163mila richiedenti asilo nel 2015 nel Paese, il numero più alto procapite in Europa. Delle circa 58.800 richieste di asilo valutate lo scorso anno fu accettato il 55% per cento. Il ministro ha spiegato che, considerato l'enorme numero di migranti respinti, il governo utilizzerà voli charter per riportarli a casa nell'arco di vari anni. "Stiamo parlando di 60mila persone, ha spiegato, ma il numero potrebbe salire a 80mila". In rapporto alla popolazione svedese, i 163mila rifugiati che hanno fatto richiesta di asilo in Svezia nel 2015 equivarrebbero a 1,3 milioni di persone in un Paese di 80 milioni di abitanti come la Germania (che ha ricevuto l'anno scorso 1,1 milioni di rifugiati).

Il tasso di accettazione varia notevolmente in funzione delle nazionalità. I siriani, arrivati in massa nel 2015, sono stati accettati per il 90%, molto più degli afghani (35%) o iracheni (20%). L'ufficio svedese spiega che numerosi iracheni e afghani possono essere espulsi in virtù del regolamento di Dublino, che stabilisce che una domanda di asilo deve essere esaminata nel primo Paese europeo di arrivo in terra straniera (come è noto, il regolamento è di difficile applicazione e la Commissione europea sta cercando di rivederlo proprio perchè esso esercita un'eccessiva pressione sui due principali Paesi di approdo dei migranti, la Grecia e proprio l'Italia). Il capo della polizia di frontiera svedese non ha nascosto però il livello di incertezza che si accompagna alla decisione del governo: "Molti migranti spariscono appena vengono a sapere che l'Ufficio migrazioni deve consegnarli alla polizia". Alcuni Paesi di origine si rifiutano di accogliere i loro cittadini, per esempio il Marocco e l'Afghanistan.
 
A livello europeo, però, si cercano soluzioni concertate che non lascino sola la Grecia: in particolare sarebbe già in discussione un piano che prevede di rimandare indietro in Turchia i migranti e i rifugiati che arrivano sulle isole greche. Solo a gennaio si stima ne siano arrivati 46mila. È la proposta del leader laburista olandese Diederik Samsom che ha anticipato i contenuti del piano in un'intervista alla emittente britannica, Bbc. Secondo la proposta dell'Olanda, che detiene la presidenza di turno dell'Ue, in cambio l'Unione Europea si sarebbe offerta di accogliere fino a 250.000 rifugiati attualmente in Turchia. «Più di 850.000 persone sono arrivate nelle isole greche dalla Turchia l'anno scorso e il piano, attualmente in fase di elaborazione in diversi Stati membri dell'Ue tra cui la Germania, dovrebbe entrare in vigore entro la primavera, prima della prevista nuova ondata di migranti», ha aggiunto Samsom. Il piano olandese è vincolato alla definizione di Turchia come Paese sicuro da parte dell'Onu. «La Turchia ha ancora alcune leggi da adeguare e lo stato dei richiedenti asilo siriani deve migliorare. Deve diventare un paese sicuro», ha detto Samsom.

Intanto la Macedonia ha riaperto a migranti e profughi la frontiera meridionale con la Grecia, rimasta chiusa per alcune ore ieri pomeriggio. Come riferiscono i media locali, a indurre le autorità di Skopje a chiudere temporaneamente il confine sarebbero state difficoltà a catena nel sistema dei trasporto dei migranti lungo la direttrice della rotta balcanica, e l'eccessivo affollamento dei campi e dei centri di accoglienza nei vari Paesi lungo tale rotta. È stata la terza volta negli ultimi due mesi che la Macedonia ha chiuso temporaneamente ai profughi la sua frontiera con la Grecia.



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