• MARTEDÌ 27 OTTOBRE 2020 - S. Frumenzio vescovo

Legge sugli educatori in arrivo Il sì della Camera

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Si affida loro il bene più prezioso, perché si occupino della loro formazione. Lavorano a contatto ogni giorno con la fragilità umana: minori, anziani, carcerati, immigrati. Hanno il difficile compito di ampliare le loro conoscenze, la scoperta del mondo e della relazione con gli altri, insomma la vita in tutta la sua pienezza. A loro, educatori socio-sanitari e pedagogisti, è dedicata la legge appena licenziata dalla commissione Cultura che fissa competenze e ruoli. L’obiettivo di fondo è che non ci si improvvisi più né l’uno né l’altro. Troppe volte, infatti, la cronaca racconta di maltrattamenti in asili nido e case di cura da parte di persone che picchiano quando invece dovrebbero proteggere. Un’esigua minoranza, certo, che tuttavia mette in ombra il buon lavoro di tanti.



Ecco perché di una norma per fare ordine si sentiva la necessità. Soprattutto di una legge che tentasse di mettere paletti nel percorso universitario di chi lavorerà in questi settori, specificandone ruoli e compiti. Frutto di due proposte, la n. 2656 con prima firmataria Vanna Iori (Pd) e la n. 3247 di Paola Binetti (Ap), il testo per la prima volta tenta di regolamentare la figura dell’educatore, facendola uscire dall’equivoco di un doppio percorso di laurea – oggi in Italia sia la facoltà di Medicina che Scienze della formazione sfornano educatori professionali – e dall’indistinto sbocco professionale. Dopo i quattro quinti dei voti in commissione Cultura a Montecitorio due settimane fa, il testo unificato ha avuto ora i pareri di tutte le altre commissioni tranne di quella Bilancio, che «dovrebbe arrivare tra mercoledì e giovedì – spiega la relatrice Milena Santerini (Demos-Cd)–. Auspichiamo poi di riunirci in commissione per la prima settimana di maggio».



Se anche in quella sede, nel recepimento dei pareri, sarà confermato il consenso di quattro quinti si potrà saltare l’esame dell’Aula e andare direttamente al Senato. Ma i timori di una mini-rivoluzione – c’è chi da anni fa l’educatore anche senza titolo – hanno fatto venire qualche mal di pancia, dentro e fuori il Parlamento. Sia chiaro, tenta di tranquillizzare la deputata, «la norma non è retroattiva, dunque non cambia nulla per chi è già impiegato».



Se non bastasse, si sta pensando a un emendamento 'chiarificatore'. Le altre commissioni «ci invitano a definirlo meglio e a ribadire che la norma non può essere motivo di risoluzione dei contratti». Tra le prime novità inserite c’è l’obbligo della laurea per diventare educatore. Il quadro di riferimento è il livello di conoscenze stabilite dal Qeq, quadro europeo delle qualificazioni professionali. Da questo punto di partenza si delineeranno due profili: quello dell’educatore socio-sanitario, con il compito di operare nei contesti in cui è richiesta anche una preparazione medica, e l’altro socio-pedagogico, con specificità più educative. Dieci gli ambiti previsti dalla legge (tra cui scolastico, sociosanitario e della salute, della genitorialità e della famiglia, culturale, giudiziario; ambientale, sportivo), 14 i servizi in cui potranno operare.



E a chi lavora senza titolo universitario, la legge riconosce l’esperienza sul campo, ma prevede percorsi privilegiati per chi vorrà uniformarsi nelle competenze ai laureati. Così per chi ha 3 anni nei servizi e ha superato un concorso pubblico per educatore, basta «un corso intensivo di un anno, anche a distanza», spiega ancora Santerini, «un percorso accettabile», e l’esonero per chi ha 25 anni di servizio o oltre 50 anni di età. Obiettivo di fondo sarà «l’unificazione dei titolo» tra due ambiti oggi distinti, perciò «viene agevolata l’acquisizione dei crediti nelle università per prendere l’altro titolo».



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