• VENERDÌ 23 OTTOBRE 2020 - S. Giovanni da Cap.

Così il Daesh perde terreno in Libia, Siria e Iraq

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I jihadisti del Daesh sono stretti in una morsa. Continuano a perdere terreno, dalla Libia alla Siria e all'Iraq. L'esercito libico è entrato ieri a Sirte, la roccaforte jihadista sulla costa libica, ancora oggi sotto tiro. I curdi hanno quasi chiuso l'assedio attorno alla città siriana di Manbij, minacciando Raqqa, capitale del Daesh in Siria. E in Iraq, da dove tutto è iniziato, l'organizzazione di al-Baghdadi è stretta d'assedio a Falluja, la seconda città più importante in mano al Daesh, dopo Musul nel nord.

IN LIBIA. I militari fedeli al governo di unità nazionale di Fayez al Sarraj hanno avviato bombardamenti d'artiglieria pesante contro il Daesh a Sirte. Sulla pagina Facebook delle forze al governo di unità nazionale (Gna) sostenuto dalla comunità internazionale è riferito che "tiri di artiglieria pesante mirano alle posizioni del Daesh vicino al centro conferenze Ouagadougou" dove i jihadisti hanno istituito il loro quartier generale.

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Il puntatore rosso indica Sirte, al centro della costa libica

Ieri le forze filogovernative erano riuscite a penetrare nella città dopo aver assunto il controllo dei suoi ingressi e est e ovest e degli accessi marittimi.

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Sul cartello nero la scritta: "Sirte, città controllata dal Daesh"

L'operazione "Liberazione di Sirte" è cominciata il 12 maggio. "Noi controlliamo la situazione molto da vicino e siamo incoraggiati da quello che vediamo", ha dichiarato il portavoce del Pentagono Peter Cook. La perdita di Sirte rappresenterebbe un'importante sconfitta per il Daesh.

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L'operazione "Liberazione di Sirte", fermi immagine da un video dell'agenzia Reuters girato il 9 giugno
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IN SIRIA. Il Daesh è sulla difensiva nella regione settentrionale di Raqqa, sua roccaforte in Siria, stretta tra l'offensiva governativo-russa verso Tabqa e da quella curdo-americana su Manbij. La cittadina è quasi isolata dalle milizie guidate dall'ala siriana del Pkk. Dopo un'offensiva verso il nord di Aleppo, i jihadisti si sono ritirati anche da Kaljibrin, tra Marea e Azaz a ridosso del confine turco.
Le Forze della Siria democratica (Fsd), coalizione curdo-araba sostenuta dagli Usa, hanno completamente accerchiato Manbij e hanno conquistato la strada principale che collega la città alla Turchia. Secondo il Pentagono l'alleanza curdo-araba ha conquistato tre
chilometri quadrati nella zona nord-est della città e altri sei chilometri quadrati a sud. L'offensiva per liberare Manbij è scattata lo scorso 31 maggio.

Il sito di notizie siriano Aranews ha riferito che centinaia di militanti del Daesh hanno evacuato le loro basi a Manbij. La conquista di Manbij è considerata strategica in vista dell'avvio di un'offensiva contro
Raqqa.
IN IRAQ. Il Daesh ha subito le peggiori sconfitte proprio in Mesopotamia, dove è nato e dove nel giugno del 2014 ha compiuto una fulminea avanzata fino a Mosul, sua roccaforte nel nord. Da allora, le strategie delle varie coalizioni che lo combattono sono riuscite a contenere l'avanzata delle milizie terroristiche. I jihadisti hanno perduto importanti città come Tikrit, Ramadi e Sinjar. Lo scorso aprile il segretario di Stato americano John Kerry aveva detto che il Daesh ha perso in Iraq il 40% dei territori che aveva conquistato. E il ministro della Difesa Roberta Pinotti nei giorni scorsi ha affermato che il Daesh controlla solo il 15% dei territori siriano e iracheno, rispetto al 30% del 2014.

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Sfollati da Falluja nel campo di Ameriyat Falluja (Lapresse)

Le milizie di Baghdadi continuano a controllare l'intera provincia di Ninive, nel nord, con capoluogo Mosul, oltre a vaste porzioni della provincia occidentale di Al Anbar, confinante con la Siria. Proprio le regioni orientali della Siria sembrano essere il suo rifugio sicuro.

VOCI SU AL-BAGHDADI FERITO. La tv irachena Al Sumariya riferisce che il leader del Daesh Abu Bakr al-Baghdadi (l'autoproclamato "Califfo") e altri leader del gruppo terroristico sarebbero rimasti feriti in un raid aereo compiuto ieri dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti nella provincia irachena di Ninive. Il colonnello Chris Garver, portavoce della coalizione, ha detto di avere visto la notizia ma di non avere "niente da confermare in questo momento".



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