• MARTEDÌ 27 OTTOBRE 2020 - S. Frumenzio vescovo

Allarme Zika, richiesta-choc dell'Oms

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Con lo spettro di Zika che aleggia sempre più minaccioso sui Giochi olimpici brasiliani, l’Organizzazione mondiale della sanità tira fuori dal cilindro una nuova linea guida che integra il “pronunciamento” contro il virus redatto nel mese di febbraio. La nuova “raccomandazione” nasce dalla speranza di arginare la diffusione del virus (e dei suoi effetti) dinanzi alla quale, in assenza di un vaccino, il mondo appare impotente. La “ricetta” dell’Oms? Rinviare le gravidanze nei Paesi più colpiti.
 
Il controverso “invito” è rivolto non solo a chi abiti nelle zone già raggiunte dal virus ma anche a chi abbia frequentato o viaggiato nei Paesi considerati ad alto rischio. «Alle coppie o alle donne che sono rientrate da zone nelle quali si è manifestato il virus – si legge nel testo rilasciato giovedì dall’agenzia Onu – si consiglia vivamente di attendere almeno otto settimane prima di tentare di concepire e sei mesi nel caso il partner maschile abbia manifestato dei sintomi».

Per l’Oms dunque la strategia per fermare il virus – trasmesso dalla zanzara Aedes Aegypty e considerato responsabile della microcefalia, una grave malformazione che colpisce i feti – ruota attorno al differimento delle gravidanze, in particolare nelle aree martoriate dal virus: sono stati individuati 46 Stati in America Latina e nei Caraibi. Strategia, peraltro, non condivisa da tutti perché giudicata troppo invasiva. In Paesi come gli Stati Uniti, le autorità sanitarie – alle prese con l’emergenza Porto Rico – si sono sempre dette contrarie a un approccio così intrusivo nella vita delle persone. L’altro “punto” contestato da più parti e contenuto nel documento dell’Oms – che a febbraio ha dovuto ammette che Zika costituisce a tutti gli effetti «un’emergenza internazionale di salute pubblica» – è il ricorso a «servizi di contraccezione di emergenza »: «Le donne – si legge ancora nel documento – che hanno avuto rapporti sessuali non protetti e non desiderano una gravidanza a causa di preoccupazioni per infezione da virus Zika abbiano accesso immediato a servizi di contraccezione di emergenza».
 
Dal primo pronunciamento, la diffusione del virus è stata galoppante. Come scrive la stessa agenzia Onu, sono almeno 60 i Paesi colpiti, in dieci sarebbe stata registrata la trasmissione del virus da persone a persona, «probabilmente per via sessuale». Ad aprile, inoltre, l’Oms nel suo bollettino periodico ha ammesso che esiste «un forte consenso scientifico che il virus Zika sia causa di microcefalia, sindrome di Guillain Barrè (una malattia in cui il sistema immunitario attacca quello nervoso che nella maggior parte dei casi guarisce) e altre malattie neurologiche».
 
Altro “nodo”: i Giochi olimpici di Rio de Janeiro, “anticipati” da polemiche, accuse, defezioni di atleti. E allarmi. Tanto che, il mese scorso, 150 scienziati hanno preso carta e penna e inviato una lettera aperta per chiedere all’agenzia sanitaria delle Nazioni Unite il rinvio o la individuazione di una nuova sede per i Giochi «in nome della salute pubblica». La replica dell’Oms è stata, o è voluta essere, rassicurante: «Non c’è alcuna giustificazione di salute pubblica» per posporre o cancellare la manifestazione sportiva. A marzo i casi di microcefalia infantile registrati in Brasile sono stati 754. Nelle zone in cui risulta presente il virus Zika l’incidenza della microcefalia è di 2,8 casi ogni 10mila nati, mentre in quelle nel quale il virus risulta assente di 0,6 casi ogni 10mila nati. Le autorità, però, frenano. Secondo il ministro della Sanità brasiliano, Ricardo Barros tra i 500mila turisti attesi è previsto statisticamente «meno di un caso di infezione».
 
Intanto l’allarme cresce sempre di più negli Stati Uniti, dove gli esperti si attendono l’arrivo del virus Zika in Texas e nella regione del Golfo del Messico nel corso dell’estate: «È questione di tempo», hanno fatto sapere alla National School of Tropical Medicine di Houston.



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