• SABATO 23 OTTOBRE 2021 - S. Giovanni da Cap.

Addio ad Eco, il «filosofo inquieto»

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?Si definiva anzitutto filosofo, e i suoi studi sul Medioevo stanno a lì a dimostrarlo. Ma la prima fase della popolarità di Umberto Eco (scormparso venerdì sera a Milano ad 84 anni) coincide, a partire dagli anni Sessanta, con la sua capacità di applicare gli strumenti della semiotica (disciplina allora considerata giovane quanto severa) agli oggetti della cultura popolare. Nasce così la celeberrima “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, saggio inimitabile e purtroppo imitatissimo, nel quale le doti di Eco si fondono a meraviglia. Il rigore dell’analisi e un tocco di nativo umorismo sono i tratti distintivi di libri come Apocalittici e integrati e delle fortunate “Bustine di Minerva”, che appaiono ogni settimana sull’“Espresso”.

Il narratore arriva dopo, molto dopo il saggista, con il successo del tutto imprevisto del Nome della rosa (1980), nato come divertimento accademico e trasformatosi in best seller internazionale. Da allora il profilo di Eco cambia, almeno in parte. I romanzi si susseguono, con esiti alterni, anche se resta impossibile negare l’influenza esercitata dal complottismo paradossale del Pendolo di Foucault. Torna ad affiorare, di tanto in tanto, un’inquietudine che lo stesso autore fa risalire alla sua formazione cattolica. «A quanto pare – aveva ammesso in una conversazione con “Avvenire” nel 1994, in occasione dell’uscita dell’Isola del giorno prima – senza accorgermene scrivo sempre romanzi teologici».



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