• LUNEDÌ 26 OTTOBRE 2020 - S. Florio martire

Orlando furioso, iniziative e mostre per i 500 anni

ATTENZIONE
Tutto il materiale presente in questo articolo è coperto da Copyright ANSA.it e ne è vietata la riproduzione, anche parziale.


 Giusto cinquecento anni fa, nel 1516, Ludovico Ariosto pubblicò la prima edizione in 40 canti dell' 'Orlando furioso' e questa ricorrenza, legata a uno dei grandi e più fascinosi poemi della nostra storia letteraria, viene celebrata con varie iniziative. Tra queste spicca la mostra 'Orlando furioso 500 anni: Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi' che si aprirà il 24 settembre nella sua Ferrara, a Palazzo dei Diamanti, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Mibact. Ci sono poi da segnalare le iniziative del Comune di Castelnuovo in Garfagnana, di cui Ariosto fu governatore per conto degli Este, e ancora, tra le tante cose, una mostra appena aperta a Ferrara a Palazzo Paradiso, dove è anche la tomba del poeta, dei 55 libri ariosteschi lasciati in dono dallo studioso Cesare Segre, scomparso nel 2014, alla Biblioteca Ariostea. Quella a palazzo dei Diamanti sarà una mostra che vuol far dialogare fra loro dipinti, sculture, arazzi, libri, manoscritti miniati, strumenti musicali, ceramiche invetriate, armi e rari manufatti, cercando di restituire l'universo di immagini che popolavano la mente di Ludovico Ariosto mentre componeva il Furioso. Un lungo lavoro, condotto dai curatori della mostra Guido Beltramini e Adolfo Tura, tra immagini di battaglie e tornei, cavalieri e amori, desideri e magie, ritrovate nei capolavori dei grandi artisti dell'epoca, da Paolo Uccello ad Andrea Mantegna, da Leonardo da Vinci a Tiziano a Dosso Dossi, da Michelangelo a Raffaello. La stessa olimpica sintesi fra tradizioni precedenti e assimilazione della lezione del mondo antico, che in pittura genera le vette del Rinascimento, in letteratura ha un singolare parallelo nella trasformazione linguistica dell'Orlando, che Ariosto porta a compimento nell'edizione del 1532. Sappiamo che Ariosto vide opere di Michelangelo e Raffaello che lo stesso Alfonso I d'Este, signore di Ferrara, brama di possedere, così come è coinvolto nella nascita dei lavori a corte di artisti come Dosso o Tiziano.
    Nel 1522 Ludovico Ariosto fu inviato a Castelnuovo sull'Appennino che oggi promuove una serie di iniziative per ricordarne l'arduo compito di Governatore della Garfagnana, da poco annessa al Ducato Estense di Ferrara, regione turbolenta dove trascorse tre anni mostrando grandi abilità politiche e pratiche. Oggi c'è da visitare la bella Rocca Ariostesca dove il poeta abitò e ora sottoposta a importanti opere di restauro, così come la Fortezza di Mont'Alfonso, dove il 16 luglio si aprirà una grande mostra di Antonio Possenti ''Occasioni e suggestioni dell'Orlando furioso'', pittore narrativo dalla vena fantastica, e il Duomo di S. Pietro e Paolo. Poi, in concomitanza con Lucca Comics & Games, dal 23 ottobre alla fine di dicembre, alla Fondazione Lazzareschi di Porcari, si terrà la mostra ''L'Orlando curioso. Il viaggio di Ludovico Ariosto nei labirinti del fantastico'', disegni, diorami, ricostruzioni di quattro artisti: Paolo Barbieri, Dany Orizio, Lucio Parrillo, Luca Zontini. Infine, i tre anni di Ser Ludovico in Garfagnana verranno raccontati nel docufilm ''Ariosto, il vero volto'' con regia di Maurizio Bernardi, che alternerà momenti di fiction e interviste a due studiosi, Pietro Paolo Angelini e Maria Cristina Cabani, narrando le vicende di Ariosto (interpretato da Alessandro Bertolucci) sin dal suo arrivo a Castelnuovo. Cesare Segre, studioso con una particolare passione per l'Ariosto (ha creato anche l'equipe che ha realizzato in 50 anni di lavoro il rimario diacronico del Furioso), aveva ereditato una preziosa biblioteca da suo zio filologo romanzo Santorre Debenedetti, poi accresciuta negli anni. I 55 libri ariosteschi ora in mostra, con un catalogo a cura di Arianna Chendi, hanno al centro l'unica copia rimasta con margini intatti della edizione definitiva 1532 dell' ''Orlando furioso'', appartenuta al bibliofilo milanese Gaetano Melzi e che Debenedetti acquistò a un'asta Hoepli nel 1931. Attorno altre edizioni delle opere, a cominciare da quelle cinquecentesche sino a quella veneziana del 1741, basata su materiali autografi oggi perduti.(ANSA).
   



Sannioportale.it