Ogni volta che un vulcano si risveglia, dall’Etna all’Islanda, torna a circolare la stessa domanda: non sarà la Terra stessa, con le sue eruzioni, a spingere in alto l’anidride carbonica? La risposta la scienza la conosce da tempo, ed è piuttosto netta: i vulcani emettono CO2 ogni anno, ma in quantità nettamente inferiori a quelle delle attività umane.
Quanta CO2 esce dai vulcani
Le stime non coincidono al decimale perché dipendono da che cosa si decide di contare: soltanto i crateri attivi, oppure anche la degassazione diffusa – il gas che filtra lentamente dai suoli e dai laghi vulcanici – e le dorsali oceaniche, le lunghe catene di vulcani sottomarini che corrono sui fondali. Uno studio di Fischer e colleghi, pubblicato su Scientific Reports nel 2019, ha misurato i soli vulcani emersi nel periodo 2005-2015: circa 53 milioni di tonnellate l’anno, di cui appena 1,8 milioni legati alle eruzioni vere e proprie. Allargando lo sguardo alla degassazione diffusa e alle dorsali, il Deep Carbon Observatory arriva a 280-360 milioni di tonnellate. La sintesi dello USGS, il servizio geologico statunitense, indica un intervallo tra 0,13 e 0,44 miliardi di tonnellate, con un valore preferito di circa 0,26 miliardi. La stima più alta, di Burton (2013), si ferma a 0,54 miliardi. La maggior parte della CO2 vulcanica non arriva dalle grandi eruzioni, ma dal respiro continuo e silenzioso di fumarole, pennacchi e terreni. L’eruzione del Mount St. Helens nel 1980 liberò circa 0,01 miliardi di tonnellate; quella del Pinatubo nel 1991 circa 0,05 miliardi. Del caso islandese si parla in l’eruzione in Islanda emette più CO2 dell’attività umana?.Il confronto con le attività umane
Secondo il Global Carbon Budget 2025, nel 2024 la combustione di carbone, petrolio e gas, insieme alla produzione di cemento, ha immesso in atmosfera circa 37,8 miliardi di tonnellate di CO2. Aggiungendo il cambiamento d’uso del suolo, soprattutto la deforestazione, si arriva a 42,4 miliardi. Il rapporto parla da solo. Con la stima vulcanica oggi più usata, l’uomo emette 120-150 volte più CO2 dei vulcani. Perfino prendendo il valore estremo di Burton, restano 80 volte. In pratica, in meno di tre giorni l’umanità produce la CO2 che tutti i vulcani del pianeta rilasciano in un anno. Ne parla anche vulcani ed emissioni antropogeniche.Il metano, una partita ancora più sbilanciata
Sul metano il divario cresce. Nel gas magmatico questo composto è presente solo in tracce: su scala globale i vulcani ne emettono meno di 1 milione di tonnellate l’anno. Va fatta però una distinzione. Esiste un metano “geologico” che non ha nulla a che fare con le eruzioni: filtra da vulcani di fango, infiltrazioni di idrocarburi sui fondali e aree geotermiche. Secondo Etiope e colleghi (Elementa, 2019) tutte queste sorgenti naturali insieme valgono circa 45 milioni di tonnellate l’anno, di cui appena 4,7 milioni dalle aree geotermiche e vulcaniche. Contarle come “vulcani” gonfia il numero di un ordine di grandezza. Le attività umane, invece, liberano 370-400 milioni di tonnellate di metano l’anno: allevamenti, discariche, combustibili fossili, risaie. Circa 8-9 volte tutto il metano geologico, centinaia di volte quello dei vulcani. Espresso in CO2 equivalente, il solo metano umano vale circa 30 volte l’intera CO2 vulcanica. Sulla crescita di questo gas si può leggere emissioni di metano in crescita e, per il suo peso reale sul clima, gli effetti del metano sul cambiamento climatico.Vapore acqueo e zolfo: gli altri gas vulcanici
Il vapore acqueo è il gas vulcanico più abbondante, ma resta in atmosfera pochi giorni e il contributo dei vulcani è irrilevante rispetto al ciclo dell’acqua. Diverso il caso dell’anidride solforosa. I vulcani ne emettono decine di milioni di tonnellate l’anno, ma non è un gas serra: nella stratosfera forma minuscole goccioline di solfato che riflettono la luce solare. Ecco perché dopo il Pinatubo la temperatura media della superficie terrestre scese al massimo di circa 0,7°C per un paio d’anni. Le grandi eruzioni, insomma, tendono a raffreddare, non a riscaldare. Il meccanismo è spiegato in le eruzioni vulcaniche e il loro impatto sul clima globale.La firma che smaschera l’origine della CO2
Tre prove indipendenti escludono i vulcani come causa dell’aumento attuale. I flussi vulcanici sono piccoli e non sono cresciuti nell’ultimo secolo, mentre la CO2 atmosferica sì. Il carbonio aggiunto porta poi la firma isotopica dei combustibili fossili: è povero di carbonio-13 e privo di carbonio-14, un’impronta digitale diversa da quella magmatica. Infine, sui tempi lunghi i vulcani fanno parte del ciclo profondo del carbonio, restituendo CO2 sottratta dall’alterazione delle rocce e dalla subduzione; da questo lato la natura ha le sue sorprese, come racconta le rocce antiche rilasciano CO2 quanto tutti i vulcani. L’anomalia di oggi è un’altra: il ritorno in atmosfera, in pochi decenni, di carbonio rimasto sepolto per milioni di anni. I vulcani continuano a fare quello che hanno sempre fatto; a cambiare il bilancio è l’uomo. Credit- USGS – Volcanoes can affect climate
- NOAA Climate.gov – Which emits more carbon dioxide: volcanoes or human activities?
- Fischer et al., Scientific Reports 2019 – The emissions of CO2 and other volatiles from the world’s subaerial volcanoes
- Global Carbon Budget 2025
- Global Carbon Project – Global Methane Budget
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