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Uragano Isaias, in Atlantico, il più tardivo dell’era satellitare

Isaias hyt
Isaias
Ci è voluto ottobre inoltrato, ma alla fine anche l’Atlantico ha avuto il suo primo uragano della stagione, si chiama Isaias e si porta dietro un primato che nessuno si aspettava, perché mai da quando osserviamo i cicloni dai satelliti il primo uragano era arrivato tanto tardi. Al momento della stesura di questo articolo il sistema ciclonico è classificato di categoria 1, si trova a circa 600 chilometri dalla costa del Golfo degli Stati Uniti e dovrebbe toccare terra tra la tarda serata di venerdì ora locale e le prime ore di sabato, con venti sostenuti intorno ai 130 chilometri orari e un ulteriore rinforzo atteso prima dell’approdo secondo la NOAA, rinforzo che peraltro è già in atto, visto che il bollettino del National Hurricane Center di venerdì 9 ottobre mattina riportava venti vicini ai 175 chilometri orari e una pressione minima di 963 ettopascal.  

Un record superato di ventisette giorni

La promozione da tempesta tropicale a uragano, cioè con venti pari o superiori a 119 chilometri orari, è scattata alle 3:30 UTC dell’8 ottobre, le 5:30 del mattino in Italia, e il ricercatore Brian McNoldy ha fatto notare che il precedente primato è stato battuto di ben 27 giorni. Va detto che prima dei satelliti un uragano rimasto in mare aperto poteva passare del tutto inosservato, quindi parlare di record assoluto non si può, ma nel periodo coperto da dati affidabili non si era mai visto niente del genere, e chi volesse ripassare come nasce e si sviluppa un uragano trova lì tutti i passaggi.  

El Niño e il vento che ha spento gli uragani in Atlantico

Una stagione così calma non nasce per caso, perché dietro c’è un El Niño molto forte nel Pacifico, il riscaldamento anomalo delle acque equatoriali che cambia la circolazione di mezzo pianeta, e l’aggiornamento del Climate Prediction Center dell’8 ottobre indica un’anomalia di +2,1°C nella regione chiave Niño 3.4, con i modelli matematici che lo vedono rafforzarsi ancora fino a fine anno. Sull’Atlantico tropicale questo si traduce in un forte wind shear, la differenza di velocità e direzione del vento tra bassa e alta quota, che in pratica scompone i temporali prima che riescano a organizzarsi in un vortice, ed è il motivo per cui tra giugno e settembre non si è formato nemmeno un uragano, una pausa che non ha precedenti, del resto già nei mesi scorsi si parlava di una stagione degli uragani atlantici 2026 condizionata da El Niño e dei segnali di un possibile Super El Niño in arrivo dal Pacifico. Lo stesso McNoldy ha spiegato che c’era chi cominciava a dubitare di vedere anche un solo uragano quest’anno, e che la nascita così tardiva di Isaias è figlia diretta di questo El Niño, perché lo shear ha bloccato l’Atlantico tropicale profondo e il Golfo del Messico era rimasto fra i pochi posti dove un uragano poteva ancora formarsi, un evento che rientra in quel quadro di anomalie che potrebbe portare a riscrivere i record climatici.  

Cosa si aspettano lungo la costa

Come ogni uragano anche Isaias è un pericolo concreto, l’allerta uragano è in vigore per parti di Mississippi, Alabama e Florida, mentre dalla Louisiana fino alla fascia nord-occidentale della Florida è possibile una pericolosa mareggiata da tempesta, cioè l’innalzamento del mare spinto dal vento verso la costa, e la NOAA non esclude tornado isolati in Alabama, Florida e nella Georgia sud-occidentale, con l’invito a completare in fretta ogni preparativo per proteggere persone e beni.   Credit
  • NOAA National Hurricane Center, archivio dei bollettini sull’uragano Isaias
  • NOAA Climate Prediction Center, ENSO Diagnostic Discussion dell’8 ottobre 2026

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