
Ottobrate romane, un ricordo che il clima sta cancellando
Una parentesi di sole dopo la pioggia
Il nome viene dalla tradizione popolare di Roma. Le ottobrate romane erano le giornate limpide e miti di ottobre, quando i romani uscivano dalla città per le gite fuori porta, tra vigne, osterie e le prime castagne. Dietro quella festa c’era però un preciso meccanismo meteorologico. L’ottobrata non arrivava dopo un periodo piovoso, spesso lungo, segnato dal passaggio di perturbazioni oceaniche, cioè sistemi di nubi e piogge che nascono sull’Atlantico e scorrono verso est portati dalle correnti occidentali. Dopo quelle piogge si rinforzava per qualche giorno l’alta pressione, il cielo si ripuliva, l’aria restava tersa e la temperatura risaliva. A volte il clima diventava anche molto mite, ma di estivo non aveva niente. Le mattine erano fresche, la luce bassa e dorata, le giornate già corte. Insomma, era una tregua meteo dentro l’autunno.L’autunno che non si vede
L’autunno è la stagione in cui cadono le foglie. Questo ultimi anni però il processo parte molto tardivo, nemmeno nelle regioni del Nord Italia succede, dove di solito le prime chiome ingiallivano proprio in questo periodo. Molte foglie sono cadute – invece – durante l’estate. La causa è stata la calura eccezionale, arrivata in un ambiente naturale non abituato a sopportarla. Le piante, per difendersi dalla perdita d’acqua, lasciano cadere una parte del fogliame in anticipo. È una reazione di sopravvivenza, non il normale ciclo stagionale. A guardarlo così, viene da pensare che le ottobrate romane non ci saranno più. Fanno parte di un sistema meteorologico che si è alterato. Il bel tempo di ottobre rischia di diventare soltanto la prosecuzione dell’estate, non più un flash che ricorda l’estate finita. Senza le piogge, l’autunno di settembre, ma anche quello della prima parte dello stesso ottobre, di ottobrata resta solo il nome.Settembre 2026: nessuna vera perturbazione sull’Italia
Il punto centrale è che quest’anno, ma non è la prima volta che succede nell’ultimo ventennio, e specie nell’ultimo decennio, fino a oggi, a fine settembre del 2026, sull’Italia non è transitata una vera e propria perturbazione. Sono passate delle linee di instabilità, cioè fasce di nubi e rovesci legate a disturbi in quota, spesso presentate con il termine di perturbazione per dare loro un po’ di enfasi. Di perturbazioni organizzate, con un fronte ben strutturato e piogge estese su gran parte del territorio, non ne è passata neanche una. Un blocco che rimanda le piogge autunnali di settimane, con l’anticiclone a sbarrare la strada ai sistemi atlantici. I temporali in questo settembre ce ne sono stati, e parecchi, soprattutto sulle regioni del Centro e del Sud. Il Nord invece comincia a raffreddarsi e il suo contributo alla formazione dei temporali è minore rispetto a quello dell’estate. Nella stagione calda l’energia accumulata al suolo aveva alimentato celle temporalesche frequenti. Ad agosto, per esempio, le precipitazioni sono state mediamente anche abbondanti, in alcune aree perfino superiori alla media, in altre no. Agosto, del resto, è stato un mese estremamente caldo, con temperature molto sopra la media su buona parte dell’Europa meridionale. Ma fine mese c’è stato un calo termico considerevole, un sollievo devo dire, che però non ha riportato i valori nella media climatica. L’autunno ha continuato a stentare.Settembre, un mosaico di temporali isolati
Settembre è proseguito con temporali molto sparsi, concentrati soprattutto al Centro e al Sud, con qualche episodio sulla Sardegna e sulla Sicilia. Non sono mancati i nubifragi, ma si è trattato di fenomeni isolati. È mancata la situazione tipica del mese, quella con il passaggio frequente di perturbazioni che, appena arriva l’autunno, bagnano il terreno in modo uniforme e fanno ricrescere l’erba nei prati e nelle campagne. La ricrescita autunnale dei pascoli è preziosa per l’allevamento, e non solo. Serve all’intero ambiente naturale, che dopo l’estate ha bisogno di ricostituire l’umidità del suolo. Le piogge distribuite su più giorni penetrano nel terreno, quelle dei temporali intensi in gran parte scorrono via. Il risultato si vede a occhio nudo: al Nord Italia è tutto verde. Scendendo verso il Sud, il paesaggio appare ingiallito, a macchia di leopardo. Dove i temporali sono stati più generosi l’erba è ricresciuta, altrove no. Il confine tra un prato verde e uno secco a volte è di pochi chilometri, e dipende soltanto dal percorso di una singola cella temporalesca.Insomma, il nome ottobrata perde il suo significato
L’ottobrata era un premio dopo la pioggia. Quest’anno, altre annate, la pioggia non c’è stata, o è arrivata solo a tratti. È mancata la serie di perturbazioni oceaniche che per generazioni ha preparato il terreno a quelle giornate luminose, e anche l’ottobrata di quest’anno, e ci sarà saràa con caratteristiche diverse da quelle di un tempo. Per questo credo non abbia più molto senso parlare di ottobrate romane. Il sole di ottobre resta, e le giornate miti su Roma continueranno a esserci. Manca però il meteo tipico che le precedeva e che dava loro un significato. Senza quella fase piovosa, il bel tempo d’autunno è solo estate che si allunga. E con un po’ di fantasia è come la foto che accompagna questo articolo, dove Roma, nel suo centro città, davanti all’Altare della Patria, ha il suo mare, ed i romani possono prendere il sole senza uscire dal centro urbano, fare le classiche code verso la costa. Credit- Copernicus Climate Change Service – Surface air temperature for August 2026
- Copernicus – August was the world’s joint hottest month on record
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