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Medicane, i cicloni del Mediterraneo: come nascono e dove colpiscono

  Con la fine dell’estate torna un termine che ormai molti hanno imparato a conoscere: Medicane. È l’unione di Mediterranean e hurricane, cioè uragano del Mediterraneo. Indica quelli che gli studiosi chiamano Tropical Like Cyclone, cicloni con caratteristiche simili a quelle dei cicloni tropicali. Nelle ultime settimane se ne è già parlato. Alcuni avevano annunciato un vortice sul Mar Ionio, poi le condizioni non si sono allineate e il Medicane non si è formato. Succede spesso. Capire il perché aiuta a leggere le previsioni con più consapevolezza, e con questo articolo, proveremo a farlo.  

Come si forma un ciclone mediterraneo

Tutto parte dal mare: a fine estate il Mediterraneo è un’enorme riserva di calore. Dopo mesi di sole, l’acqua in superficie resta a lungo sopra i 25°C, soprattutto nel bacino centro-meridionale. Poi serve un secondo ingrediente: una massa d’aria fredda in quota che scende da nord verso il nostro mare. Il contrasto tra l’acqua calda in basso e l’aria fredda in alto rende l’atmosfera instabile, un po’ come una pentola sul fuoco. L’aria calda e umida sale rapidamente, si raffredda e costruisce nubi temporalesche molto sviluppate. Se in quel momento si forma una piccola area di bassa pressione, il meccanismo si innesca. I temporali cominciano a ruotare attorno al centro, il vapore che si trasforma in pioggia libera altro calore e la pressione scende ancora. Il ciclone, insomma, si alimenta da solo finché resta sopra il mare. A quel punto cambia anche l’aspetto. Nelle immagini satellitari compaiono bande nuvolose a spirale e, nei casi più intensi, un occhio al centro, cioè una zona di cielo quasi sereno circondata da un muro di nubi. Il cuore del sistema è più caldo dell’aria che lo circonda, ed è proprio questo il tratto che lo avvicina agli uragani veri e propri.  

Più piccoli degli uragani, ma pericolosi

Rispetto ai cicloni tropicali, i Medicane sono molto più piccoli e durano meno, in genere da uno a pochi giorni. Il Mediterraneo è un mare chiuso e le coste sono sempre vicine: il vortice incontra presto la terraferma e perde la sua fonte di energia. Le raffiche possono però superare i 100-120 chilometri orari, e le piogge scaricano in poche ore quantità d’acqua enormi. Daniel, nel settembre 2023, lo ha dimostrato in modo drammatico: dopo aver colpito la Grecia, ha provocato una catastrofe sulla costa nord-orientale della Libia. Prevederli resta complicato. I modelli matematici individuano le condizioni favorevoli con qualche giorno di anticipo, ma traiettoria e intensità di un vortice così piccolo si definiscono spesso solo a ridosso dell’evento. Per questo gli annunci fatti con largo anticipo vanno presi con cautela. Lo si è visto a metà settembre: si parlava di un primo Medicane della stagione, poi è arrivato un peggioramento senza alcun rischio di uragano.  

Le aree più esposte

Le zone dove si formano più spesso sono due. La prima è il Mar Ionio, insieme al Golfo della Sirte davanti alla Libia: qui sono nati Querida nel 2006, Numa nel 2017, Zorbas nel 2018, Ianos nel 2020 e Apollo nel 2021. La seconda è il Mediterraneo occidentale, tra le Isole Baleari, il Golfo del Leone e il Canale di Sardegna, dove si sono sviluppati Rolf nel 2011 e Blas nel 2021. Meno frequenti ma documentati sono i casi nel Canale di Sicilia, come Qendresa nel 2014. In Italia le zone più a rischio sono le coste ioniche del Sud: la Calabria ionica, il Salento e soprattutto la Sicilia orientale. Apollo, nell’ottobre 2021, portò piogge alluvionali tra Catania e Siracusa. Helios, nel febbraio 2023, colpì la Sicilia sud-orientale e Malta. Tra le Isole Maggiori è esposta anche la Sardegna, per i vortici che nascono tra le Baleari e il Tirreno.  

Quando se ne parla di più

La stagione dei cicloni mediterranei va da settembre a gennaio, con il picco in autunno, quando il mare è ancora caldo e arrivano le prime irruzioni fredde. Il 2023 ha però registrato casi anche in pieno inverno. Il riscaldamento del Mediterraneo aggiunge energia a questi sistemi. Diversi studi indicano che in futuro i Medicane potrebbero non diventare più numerosi, ma più intensi e più piovosi. Per questo, ogni autunno, conviene seguirli con attenzione, lasciando da parte gli allarmismi.   Credit
  • EUMETSAT: Mediterranean cyclones (Medicanes) 2007-2021
  • AMS, Bulletin of the American Meteorological Society: Defining Medicanes (2025)
  • Atmospheric Chemistry and Physics: previsioni dei Medicane con l’ensemble ECMWF

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