• VENERDÌ 16 APRILE 2021 - S. Lamberto martire

Vanzina: «Invecchiare non è poi così male»

ATTENZIONE
Tutto il materiale presente in questo articolo è coperto da Copyright Panorama.it e ne è vietata la riproduzione, anche parziale.


Secondo Enrico Vanzina, alla fine tutti diventiamo il sosia di qualcuno: «Da ragazzo ero la copia di John Lennon, oggi mi dicono che assomiglio a Napoleone. È un destino comune. Anni fa ricordo un pensionato seduto su una panchina a Piazza Vittorio: era il clone di Berlinguer. Poi conoscevo un droghiere che era spiccicato lo scrittore Ercole Patti». Capelli lunghi grigi, il Diario Notturno di Ennio Flaiano appoggiato sulla scrivania del suo nuovo studio nel quartiere più borghese della capitale, accanto alla foto dell'amato fratello Carlo. Il regista, sceneggiatore, scrittore non si è mai fermato durante il Covid: è stato campione su Netflix per Sotto il sole di Riccione. Ed è l'unico che è riuscito a girare un film durante la pandemia anche se aspramente criticato: «Lockdown all'italiana fatto in poche settimane, costato quasi niente, è delizioso, rispettoso del momento drammatico, tutto il contrario di quello che è stato detto». Ora sta per uscire il suo ultimo romanzo Una giornata di nebbia a Milano (HarperCollins). Un giallo ambientato tra improvvise foschie e inquietanti segreti di famiglia. Costruito come un film, dove un racconto contiene al suo interno un altro racconto, in un mirabile gioco di prestigio.Perché ha scelto Milano?Mi sento per metà romano e per metà milanese. Mio padre è nato dalla contessa Boggio, una nobile romana sciagurata che giocava ai casinò, mentre suo padre era del Lago Maggiore, di Arona. Fu un importante giornalista del Corriere della Sera. Fondò in Argentina il primo giornale italiano e sul transatlantico incontrò mia nonna, che stava andando al casinò di Mar del Plata.Che rapporto ha con la città del Duomo?Carlo e io siamo i registi che le abbiamo dedicato ...



Sannioportale.it