• LUNEDÌ 28 SETTEMBRE 2020 - S. Massimo martire

Quelle ombre dietro la giornata storica sulle foibe

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L'università di Trieste che si piega a diktat politici, un documento compromettente firmato dall'allora ministro degli Esteri Angelino Alfano, le richieste di revoca della medaglia allo scrittore Boris Pahor, gli esuli spaccati... Tutti i retroscena della visita di Sergio Mattarella e del presidente sloveno a Basovizza.Il 13 luglio il capo dello Stato, Sergio Mattarella, e il presidente sloveno Borut Pahor hanno reso omaggio, per la prima volta assieme, alla foiba di Basovizza, monumento nazionale e tomba degli italiani massacrati da Josip Broz Tito. All'ombra degli osanna, però, stanno emergendo strascichi e retroscena, che fanno capire quanto sia stata politicamente imposta la giornata «storica», comprese pesanti pressioni del Quirinale sui giornalisti non allineati. All'inizio era prevista solo la restituzione del Narodni dom, la Casa del popolo degli slavi presso l'hotel Balcan di Trieste, che secondo la storiografia ufficiale fu incendiata dai fascisti il 13 luglio 1920. In realtà esistono ricostruzioni ben diverse, se non opposte, e nessuno ha ricordato l'uccisione di un ufficiale e un marinaio italiani a Spalato oltre a un giovane patriota a Trieste per mano degli ultranazionalisti slavi, che provocò la manifestazione davanti all'hotel Balcan. L'edificio, oggi sede dell'ex Scuola interpreti dell'università di Trieste, «è valutato 14-15 milioni di euro», secondo i verbali del consiglio di amministrazione dell'ateneo. Nel cda del 31 gennaio il rettore, Roberto Di Lenarda, «comunica, che in occasione del centenario dell'Hotel Balcan, il 13 luglio 2020, vi è una forte volontà politica sia nazionale che locale, di sottoscrivere un atto ufficiale con cui attuare (…) la restituzione alla comunità slovena di "Narodni Dom", attuale sede della Sezione di Studi in lingue moderne per interpreti e traduttori». L'appiglio è una legge di 19 anni fa che non prevedeva la restituzione, ma il trasferimento alla regione Friuli-Venezia Giulia, mai avvenuta, entro il 2006. Il rettore «sottolinea che, di fronte a una volontà politica così determinata, l'opposizione dell'Ateneo non potrebbe che portare svantaggi politici, oltre a un notevole danno di immagine». L'unico ad alzare il dito è il consigliere Piero Gabrielli, rappresentante del personale tecnico amministrativo. Uno dei figli del leggendario Italo, battagliero esule istriano, docente universitario e consigliere comunale a Trieste, che ha dovuto lasciare la sua terra alla fine della seconda guerra mondiale davanti alle violenze dei partigiani jugoslavi di Tito assieme a 300.000 italiani. Gabrielli «chiede quanto sia inevitabile la restituzione dell'attuale sede dell'ex Scuola interpreti, dato che esistono ricostruzioni storiche dell'incendio occorso di segno contrapposto». Una voce isolata di fronte alla Realpolitik universitaria, confermata nel consiglio di amministrazione del 29 maggio. Il rettore «ricorda l'esistenza (…) di un più recente accordo, sottoscritto dall'allora Ministro Angelino Alfano con il ministro degli Esteri sloveno, che obbliga lo Stato italiano a restituire alla comunità slovena di Trieste l'edificio di Via Filzi 14». La minuta dell'accordo del 9 novembre 2017 (vedi qui sotto) conferma come i ministri dei due Paesi «considerano la restituzione ...



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