• LUNEDÌ 6 LUGLIO 2020 - S. Maria Goretti vergine e martire

PARTE LA GUERRA AL CONTANTE, CON LE ARMI SBAGLIATE

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La lotta al contante è iniziata. A partire dal 1° luglio il limite massimo per i pagamenti via cash dovrà essere di 2.000 euro. A deciderlo è stato il collegato fiscale all'ultima manovra di Bilancio, con il quale si è abbattuta la soglia, fino ad ora prevista, pari a 3.000 euro.


L'obiettivo è cercare di combattere l'evasione fiscale, come anche ribadito recentemente dal numero uno dell'Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini. Da sottolineare come la soglia dei 2.000 euro, che scatterà a partire dal 1° di luglio, sarà in vigore fino al 31 dicembre 2021. Dal 1° gennaio 2022 il limite per il pagamento in contanti scenderà ancora raggiungendo i 1.000 euro. E dunque sembrerebbe che il governo Conte abbia trovato la formula magica per poter sconfiggere una volta per tutte l'evasione in Italia. Certo è che le esperienze del passato raccontano una storia diversa. Non è infatti la prima volta che in Italia si riduce il tetto al contante (governo Monti e Renzi) eppure tutto questo calo nell'evasione non c'è stato. Secondo una recente indagine condotta dai consulenti del lavoro "nei periodi interessati da queste restrizioni, non si evidenziano variazioni particolari, pur a fronte di interventi restrittivi". Anzi, il valore assoluto dell'economia irregolare, al contrario, è cresciuto passando da 202 miliardi di euro del 2011 a 210 del 2017 (+3,9%). L'aumento si è inoltre verificato sia in corrispondenza dei periodi in cui il limite massimo all'utilizzo del contante era di 1.000 euro, che negli anni successivi dove invece la soglia era stata riportata a 3.000 euro. "Del resto, il fenomeno dell'economia sommersa trova origine in una pluralità di fattori. Economici innanzitutto, ma anche culturali (senso civico e rispetto delle regole), dovuti alla complessità e farraginosità dei sistemi amministrativi e fiscali, efficacia dei controlli, presenza di criminalità", si legge nello studio. A nutrire dei dubbi sulla bontà della manovra del governo Conte c'è anche la Banca centrale europea che a fine 2019 inviò una lettera al Ministro dell'economia, Roberto Gualtieri, e ai presidenti delle camere, per esprimere tutte le perplessità del caso in merito alla scelta di portare la soglia del contante da 3.000 a 2.000 euro. La Bce nella sua lettera ha infatti ricordato come il pagamento in contanti sia importante per alcuni gruppi sociali, oltre che essere utile per agevolare il controllo sulla spesa. Non sono infatti pochi i casi di famiglie che usando esclusivamente le carte di credito hanno finito per indebitarsi, non rendendosi conto di quanto stavano spendendo. Oltre a questi aspetti la Bce spiega anche come il contante sia l'unico mezzo di pagamento che non richiede un'infrastruttura tecnica e che agevola l'inclusione dell'intera popolazione nell'economia. E infine sottolinea come "si dovrebbe dimostrare chiaramente che tali limitazioni permettano, di fatto, di conseguire la dichiarata finalità pubblica della lotta all'evasione fiscale". Prove che il governo Conte non potrà mai fornire, dato che gli anni passati, mostrano un'altra storia. Ma non solo. Se si guarda alla Svezia ci si rende conto che forse il contante non è poi così male. Il Paese voleva infatti essere considerato il primo in Stato cashless in Europa, eliminando l'uso del contante; peccato che adesso ci abbia ripensato. Il motivo della marcia indietro sarebbe dovuto da una parte ad una componente sociale, legato alle fasce più deboli della popolazione, e dall'altro all'allarme lanciato dalla stessa Banca centrale svedese. Questa ha infatti sottolineato come nel caso in cui si verificasse una catastrofe naturale o tecnologica, avere intere regioni completamente sprovviste di denaro cartaceo sarebbe un problema serio, perché si renderebbero impossibile acquisti e pagamenti anche di beni di prima necessità. Senza contare il fatto che anche i più giovani iniziano a temere il Grande fratello dei pagamenti, che traccia tutti i loro acquisti. Tutto questo ha dunque portato all'eliminazione del progetto svedese cashless. Ma ampliando lo sguardo al resto dell'Unione europea quello che si nota è la non omogeneità sul tema dei pagamenti in contanti. Secondo l'European consulmer centers network, organismo creato dalla Commissione europea e dagli stati membri per fornire assistenza ai consumatori, ci sono infatti giurisdizioni come quella francese e portoghese che hanno dato il via a restrizioni molto severe sui contanti pari a 1.000 euro. Seguite poi da altre come l'Italia, la Grecia (1.500), la Spagna (2.500) il Belgio (3.000), la Bulgaria (5.100), la Romania (2.100), la Slovacchia (5.000 ), la Polonia e la Croazia (15.000). Accanto a questi esistono poi paesi che sulla carta non hanno limiti ma nella pratica pongono delle "restrizioni" molto blande, all'uso dei contanti. In questo club troviamo la Germania (chiede la carta d'identità se si vuole fare un pagamento in contanti per somme superiori ai 10.000 euro), il Regno Unito (impone restrizioni solo agli operatori) e l'Ungheria (limite di 5.000 euro al mese per le persone giuridiche). A questi si aggiungo anche l'Irlanda, la Svezia, la Norvegia e la Finlandia dove non c'è alcuna normativa ma l'uso del contante è scoraggiato. E infine ci sono la Lituania, la Lettonia, l'Islanda, l'Austria e la Slovenia che non hanno né sulla carte né nella pratica nessun tipo di limite. E dunque non solo l'uso del contante è molto fluido, ma non ci sono evidenze empire forti che dimostrano come la riduzione della carta possa contrastare efficacemente l'evasione fiscale. E inoltre da sottolineare come non tutto quello che è digitale è esente da problemi, come ha evidenziato di recente il caso Wirecard in Germania.



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