• GIOVEDÌ 6 MAGGIO 2021 - S. Benedetta vergine

Parsi: «Come rendere il mondo post Covid migliore di quello precedente»

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«Il circolo vizioso in cui il mondo è finito va interrotto prima che sia troppo tardi. E io credo che oggi ci siano le condizioni, oltre che le idee, per poterlo fare». È un appello accorato, quello che lancia Vittorio Emanuele Parsi con il suo ultimo libro Vulnerabili. Come la pandemia sta cambiando la politica e il mondo. In questo pamphlet pubblicato da Piemme, il professore ha il merito di dare voci a temi che nessuno in Italia affronta: né i giornalisti, né gli analisti, né tantomeno i politici. E cioè dove sta andando il mondo, perché si è incagliato e come fare a riportarlo in equilibrio. Un libro con tante metafore marinaresche e rugbistiche, da cui traspaiono le passioni dell'autore: il mare e il rugby. Parsi è ufficiale della riserva della Marina e giocatore veterano di rugby. Per tanti anni editorialista di Panorama, insegna Relazioni internazionali all'Università Cattolica di Milano. Professore, perché ha scritto Vulnerabili?«Per affrontare un'apparente contraddizione e un reale paradosso. L'umanità è la specie più infestante, quella più minacciosa per la sopravvivenza del pianeta Terra, ma è anche la componente più vulnerabile del mondo che ha costruito intorno a sé negli ultimi decenni. Siamo estremamente pericolosi per l'ecosistema, soprattutto a causa della realtà artificiale che abbiamo edificato nella convinzione di esasperare ed esaltare (almeno in apparenza) le nostre capacità. E allo stesso tempo siamo enormemente fragili nella nostra dimensione naturale, per i rischi ai quali ci espone la medesima struttura che ci siamo costruiti intorno. Il nostro è un sistema in cui la valorizzazione delle risorse è legata alla mobilità: le risorse sono tanto più valutate quanto più possono muoversi, che siano bit, cose o persone. L'iperglobalizzazione è stata essenzialmente questo: assegnare valore innanzitutto alla mobilità. Un sistema in cui le informazioni vengono al primo posto, poi c'è il denaro, poi le merci e infine gli esseri umani».Con gli esseri umani buoni ultimi...«Partendo da questa constatazione mi sono chiesto come sia stato possibile concepire un sistema fatto in questo modo. Una nave la costruisci pensando innanzitutto all'elemento più vulnerabile, che è l'equipaggio. È tutto costruito intorno e a partire dalla vulnerabilità dell'equipaggio. Allora bisogna costruire un sistema complesso che parta dalla consapevolezza della nostra vulnerabilità. Per proteggerla, non per danneggiarla ulteriormente».Con la pandemia, poi, abbiamo proprio toccato il fondo.«La pandemia ha esasperato le contraddizioni. Ha attaccato l'anello debole di questa struttura di interdipendenza, l'essere umano, perché era l'elemento meno protetto. E quindi a quel punto ha bloccato il sistema. Il mio libro prospetta la necessità e la possibilità di uscirne, non perché tutto torni come prima ma perché tutto diventi meglio di prima».Cambiare tutto perché nulla rimanga com'è, il contrario di quello che diceva Il Gattopardo...«Esatto. È ovvio che c'è un forte rischio di restaurazione dello status quo ante. Ma in realtà lo status quo ante era già insostenibile. Abbiamo visto dagli anni Novanta in poi che si sono continuamente susseguite crisi, finanziarie innanzitutto, dagli effetti devastanti, che hanno contribuito a rendere il sistema sempre più oligarchico, in termini sia di ricchezza sia di reddito sia di potere.».Lei cita gli anni Novanta: il crollo del comunismo ha portato con sé anche la crisi del capitalismo?«Beh, perché è mancata proprio quella dialettica, quell'opposizione fra logiche e sistemi che consentiva di tenere in piedi il mondo. Un po' come in una mischia di rugby, in cui otto spingono contro otto. Non allo scopo per tenere insieme la mischia, ma per sopraffarsi a vicenda. Questo però ai tempi della Guerra fredda aveva un effetto di bilanciamento. Non dimentichiamo poi che siamo in una fase di crisi quarantennale e le strategie di uscita dalla ...



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