• LUNEDÌ 28 SETTEMBRE 2020 - S. Massimo martire

Milano città chiusa

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La crisi che morde e il miraggio della rinascita di quella che era la «capitale morale».Con pochi turisti, rari studenti e flussi ridotti dipendolari, ha un solo modo per risollevarsi: riavviare la macchina dell'attrattività.Dopo i mesi drammatici del lockdown, il capoluogo lombardo non riesce a ripartire. E chi la governa appare smarrito davanti alla tempesta economica che si preannuncia da settembre.Mentre scollina in bici attorno a Zoagli, dove ha un'elegante villa affacciata sul golfo del Tigullio, Giuseppe Sala pensa che pure la vita è un saliscendi: un giorno in vetta e quello dopo ad arrancare in salita. Faceva il mestiere più riverito e politicamente redditizio d'Italia: il sindaco di Milano. La metropoli dei record: turismo, immobiliare, industria. Tutto, sotto la Madonnina, sberluccicava. Il futuro era radioso: le Olimpiadi invernali del 2026, gli ex scali ferroviari da riqualificare, il nuovo stadio a San Siro. Poi, è arrivato il virus. La spavalda capitale lombarda s'è trovata vuota e impaurita. E la prossima primavera si vota. Ma perfino Beppe, adesso, rimugina sul da farsi: meglio restare o, visti i nuvoloni, cambiar aria? Fino a qualche mese fa, l'interessato rispondeva sprezzante: «La mia ricandidatura è un'ipotesi molto solida». Ma ora è calato il nebiun: il lockdown ha travolto terziario, moda, design. Intanto, i turisti sono scomparsi e lo smart working ha svuotato la città. Mentre il sindaco continua a brillare per voci dal sen fuggite. Dunque, nicchia. E, a chi insiste, replica con una risposta che è già un programma: «Se mi ricandido, lo faccio in discontinuità con me stesso». Quindi? S'immagina «circondato da giovani», chino a lavorare su questioni di equità sociale». Insomma da icona del fortunatissimo «milanese imbruttito», casa a Brera e fatturato, ad alfiere degli ultimi, bilocale al Giambellino e cinghia da stringere.Certo anche per il governatore lombardo, Attilio Fontana, non è affatto un buon momento: criticato per la gestione della pandemia, braccato dalla magistratura e in deciso calo di popolarità. Ma il leghista è un varesino allergico alla metropoli. Non era lui il volto del «miracolo a Milano». Beppe, invece, s'è cinto la testa di alloro grazie soprattutto ai progetti dei suoi predecessori. Come Letizia Moratti, di cui non a caso è stato city manager. Così, Sala ha incassato i dividendi politici e mediatici di un formidabile rilancio economico e urbanistico. A febbraio, però, è arrivato il virus. Ha colpito duro e senza riguardo. Dopo mesi di apnea, solo adesso tornano d'attualità le sfide tra archistar, le imminenti riqualificazioni e il rimbalzo del mercato immobiliare. Ma sembra quello che gli inglesi chiamano wishful thinking: un pensiero speranzoso. O, peggio ancora, una pia illusione. Non è soltanto una questione estetica: la spettrale piazza Duomo e i grattacieli semivuoti. Lo insegnano i meneghini da generazioni: la forma è sostanza. I turisti, nella migliore delle ipotesi, passeranno da 11 a 6 milioni. Il primo weekend di saldi nel capoluogo, quello in cui abitualmente si vedevano interminabili file di cinesi e russi, ha fatto segnare meno 90% rispetto al 2019. Via Montenapoleone è quasi deserta. E i negozi del Quadrilatero lamentano «zero fatturato». Marco Barbieri, segretario generale della Confcommercio milanese, compendia: «Un disastro». I pendolari giornalieri, intanto, sono crollati da un milione a 300.000. Grandi e medie aziende pensano di continuare lo smart working fino a Natale. E poi, magari, cogliere la palla al balzo: perché non prorogare a oltranza? Meno pendolari, meno turisti, meno danee. Tutto torna. Per cominciare, basta bighellonare tra le solitamente straripanti partenze di Linate. Lo scalo milanese si avvia alla normalità: 150 voli al giorno, contro i 230 nell'era pre-Covid. Ma questo agosto si chiuderà, comunque, con una perdita del 60% di viaggiatori. La ferale previsione impatta pure sulle casse del Comune, abituato ai faraonici dividendi di Sea, partecipata che gestisce l'hub cittadino e Malpensa. La società di gestione aeroportuale era una gallina dalle uova ...



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