• SABATO 15 AGOSTO 2020 - Assunzione di Maria vergine

L'odissea di un cronista romano, indagato per una telefonata gentile

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Avviso a tutti i giornalisti, in special modo ai cronisti di giudiziaria: non chiamate mai al telefono un magistrato, ed evitate accuratamente di rivolgergli domande. Soprattutto, guardatevi bene dall'usare un tono gentile perché rischiate di finire indagati per una serie di reati gravi, se non gravissimi. Vi pare impossibile, assurdo? Eppure è quanto da mesi accade a Silvio Leoni, giornalista romano del Secolo d'Italia, incaricato di seguire il processo per la strage di Bologna del 1980. Da sette mesi, una telefonata fa sì che Leoni sia indagato, con tanto di sequestro del cellulare. Ad aprire l'inchiesta, lo scorso novembre, è stata la Procura di Ancona, competente per i reati che riguardano i magistrati bolognesi. Il sostituto procuratore Irene Bilotta indaga il giornalista perché il 18 ottobre 2019 ha fatto una telefonata di lavoro al giudice Michele Leoni (l'omonimia è del tutto casuale), cioè il presidente della Corte d'assise di Bologna che in quel momento stava giudicando il quarto presunto attentatore della stazione, l'esponente dei Nuclei armati rivoluzionari Gilberto Cavallini, poi condannato all'ergastolo in gennaio.La telefonata, che Panorama.it ha potuto ascoltare, è breve e tutt'altro che minacciosa. Il cronista chiama il giudice, si presenta con cortesia. Il suo tono è pacato, di certo non pare aggressivo: «La disturbo? Mi scusi…». Leoni spiega al giudice che ...



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