• LUNEDÌ 1 MARZO 2021 - S. Albino vescovo

La Comune, madre di tutte le ribellioni

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Cade l'anniversario dell'insurrezione che ha gettato le basi per le rivoluzioni del Novecento. E nelle «memorie» di Louise Michel, protagonista della rivolta, emerge il valore della libertà, che prescinde da steccati ideologici ed esalta il vero sentimento popolare. «Ci sono momenti in cui le folle sono solo l'avanguardia dell'oceano umano. L'altura era circonfusa di luce chiara, un'alba splendida di liberazione. A un tratto vidi mia madre accanto a me e provai un'angoscia spaventosa: era venuta anche lei, preoccupata. Tutte le donne erano salite insieme a noi, non so come. Era una vittoria popolare, non era la morte che ci attendeva sulle alture dove l'armata allineava già i cannoni per unirli a quelli di Batignolles rubati nella notte. Le donne si avventano sui cannoni, sulle mitragliatrici fra noi e l'armata: i soldati restarono di stucco. Mentre il generale Lecomte ordinava di fare fuoco sulla folla, un sottufficiale uscì dalle file e si stagliò di fronte alla sua compagnia gridando ancora più forte: "Calcio in aria!". I soldati obbedirono. Era Verdaguerre, che per questo venne fucilato da Versailles pochi mesi dopo. La rivoluzione era iniziata». Era iniziata, e lei era lì, in prima fila, a veder sorgere l'alba della Comune di Parigi. Louise Michel, il 18 marzo del 1871, fu tra i grandi protagonisti dell'insurrezione che instaurò il governo socialista nella capitale francese. Ne osservò l'inizio, ne visse lo sviluppo, ne constatò amaramente la fine. Nata nel 1830, negli anni Sessanta dell'Ottocento aveva aderito all'Internazionale e nel 1873 pagò caro il prezzo del suo impegno sul campo: sconfitta la Comune, fu deportata in Nuova Caledonia, dove rimase fino all'amnistia del 1880. Tornata in Francia, ricominciò da dove aveva lasciato: riprese a militare fra gli anarchici, scrisse e pubblicò, girò come una matta per conferenze, ...



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