• MERCOLEDÌ 12 AGOSTO 2020 - S. Eusebio vescovo

D’Annunzio, Debussy e quel magico flop del San Sebastiano

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Dal sodalizio tra il grande poeta e il celebre compositore, entrambi spiriti eletti e cultori dei «misteri», nacque un dramma teatrale affascinante e scandaloso, protagonista un santo femminilizzato. Fu un clamoroso fiasco. Ma i due restarono per sempre fratelli.«Caro maestro e amico, all'inaugurazione del monumento del vostro caro Claude, i vostri nomi sono apparsi indissolubilmente legati. Dopo, da ogni parte mi è stato chiesto se non avessi una vostra corrispondenza. […] Spesso ho riletto le vostre preziose lettere che mi hanno riportato a quei begli anni, teneri e duri a un tempo. Consentireste a far copiare le pagine del fratello Claude di Francia e a darmi l'autorizzazione a pubblicarle a fronte delle vostre?». A scrivere queste parole, in una lettera indirizzata al Vittoriale il 20 novembre del 1932, è Emma Debussy, la moglie di quello straordinario musicista che fu Achille-Claude Debussy. Il grande autore, nato nel 1862, era morto il 25 marzo del 1918. Gabriele D'Annunzio, che aveva appena un anno meno di lui, avrebbe concluso nel marzo del 1938 una vita costellata di infiniti incontri, strabilianti prodezze e meritati onori. Tuttavia, pur nell'immenso turbinio che fu la sua esistenza, sembra che al Vate fossero rimasti nel cuore i giorni lontani in cui conobbe Debussy e strinse con lui un sodalizio profondo, anche se non fortunato. Un legame la cui forza si evince sfogliando il corpus di 60 lettere che il poeta scambiò con il maestro e i suoi famigliari (la moglie e la figlia Chouchou), pubblicato dall'editore Passigli in un bel volume dal titolo Mon cher ami: epistolario 1910-1917, di cui è appena uscita una nuova edizione dopo 27 anni.Nella sua spumeggiante biografia del Vate, Piero Chiara racconta che D'Annunzio, nel 1910, «viaggiando sotto lo pseudonimo di Guy d'Arbres, ...



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