• MERCOLEDÌ 26 GENNAIO 2022 - S. Paola vedova

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Chi pagherà il conto di Draghi

Arrivano i primi miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma ci sono già rallentamenti nelle procedure, con gli enti locali spesso in affanno per la «messa a terra» dei progetti. E se l’Italia non si mette a crescere in modo stabile, saranno guai per i prossimi governi. Hai abbandonato l’Italia ai tempi del governo di Mario Monti e ti sei ritirato su un’isola deserta. In questi giorni torni finalmente a casa e il tuo Paese non lo riconosci più. E non è solo perché la gente va in giro con la mascherina. Ma perché di austerità, spending review, tasse sui ricchi, spread non ne senti più parlare. Invece c’è il Reddito di cittadinanza, ti danno i soldi per ogni figlio che hai, in pensione puoi andare a 64 anni, ti riducono l’Irpef. Se ristrutturi la casa non solo hai uno sconto fiscale, ma i lavori te li paga lo Stato: e di dà pure il 10% in più. Ascolti il presidente del Consiglio dire che è il momento di dare e non di prendere. Un Bengodi. E i dieci anni passati a tirare la cinghia? Spariti, dimenticati. È vero, c’è il Covid con il suo tragico bilancio di oltre 134.000 morti. Nel 2020 il prodotto interno lordo è crollato dell’8,9% e ha provocato la chiusura di tante aziende. La disoccupazione è salita. Lo Stato si è svenato per cercare di aiutare imprese a famiglie. Ma adesso arriva una pioggia di soldi dall’Europa: oltre 230 miliardi tra Pnrr, React Eu e Fondo complementare, da spendere per fare finalmente quelle cose utili e sane che da tempo ci chiedono le istituzioni finanziarie internazionali. E soprattutto per mettere l’Italia su un binario di crescita strutturale. È questa la scommessa di Mario Draghi. Ma non è detto che abbia successo: sulla realizzazione del Pnrr si allungano già molte ombre, tra personale che manca, incapacità degli enti locali a spendere, inefficienze della pubblica amministrazione e Regioni, a partire dai record negativi della Sicilia sui bandi respinti dal governo centrale per mancanza dei requisiti. Forse riusciremo a realizzare il grande Piano nei tempi previsti, ma con il rischio di farlo male. Per ora Draghi può dirsi fortunato. L’emergenza Covid appare gestibile, l’economia cresce di oltre il 6%, la cintura del Patto di stabilità è stata provvisoriamente sciolta e il famigerato rapporto defict-Pil può piazzarsi quest’anno sopra il ...
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