• VENERDÌ 14 MAGGIO 2021 - S. Mattia apostolo

Smart working, INAPP: “Decisivo per le aziende ma fondamentale il reskilling”

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(Teleborsa) – Se prima dell’emergenza del coronavirus erano appena 570mila i lavoratori che ricorrevano al lavoro agile, in pieno lockdown sono stati 6,5 milioni gli italiani che hanno dovuto cambiare il modo di lavorare e, ancora oggi, 5 milioni di persone continuano a lavorare da remoto mentre nelle grandi imprese il 54% dei dipendenti è in smart working. Se questo ha permesso alle aziende di proseguire le proprie attività, contenendo anche il fenomeno dei contagi da Covid-19, è altrettanto vero che adesso le imprese pensano allo smart work’come a una nuova normalità lavorativa per la quale servono nuove competenze, più formazione, maggiori investimenti in nuove tecnologie puntando anche ad un profondo reskilling dei lavoratori. È quanto emerso dal secondo webinar sul lavoro agile organizzato dall’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (Inapp). L’Istituto ha messo a confronto le esperienze di grandi aziende come Poste Italiane, Enel, TIM, Leonardo, Groupama che già, prima della pandemia, avevano iniziato a riorganizzare il lavoro tramite le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie e che continueranno su questa strada. “Lo smart working non è una soluzione temporanea adottata in questa fase di emergenza sanitaria, ma rappresenta il paradigma che caratterizzerà le vite degli italiani e l’organizzazione delle imprese nel prossimo futuro – ha dichiarato il prof. Sebastiano Fadda, presidente INAPP –. Dobbiamo tuttavia partire da un dato di fatto: il nostro Paese ha la forza lavoro tra le più anziane nel mondo, dopo Giappone e Germania. L’età media è di 44 anni e aumenta di circa 6 mesi ogni anno. Per questo è prioritario, in un’ottica di un vero smart work basato su un uso intenso delle nuove tecnologie, attuare politiche di riqualificazione dei lavoratori. Le aziende lo sanno: adesso serve elaborare una nuova mindset, un approccio culturale al lavoro e ai modelli organizzativi che sia basato sugli obiettivi e non più solo sulla presenza fisica, su mansioni individuali standardizzate e sul rispetto di un rigido orario di lavoro. La sfida è questa, nel privato come nel pubblico, e le esperienze delle grandi imprese invitate da Inapp a questo webinar lo hanno confermato”. “La pandemia – ha aggiunto Mario Casoni, digital transformation director PTC – ha drammaticamente accelerato il processo di digitalizzazione delle attività produttive, e quello che fino a poco tempo fa era il nuovo normale oggi è semplicemente il normale. In questo contesto le aziende hanno trovato nella Realtà Aumentata uno strumento senza precedenti per fornire ai loro dipendenti informazioni precise e contestualizzate in grado di migliorare significativamente la loro produttività, soddisfazione, sicurezza”. “Lo smart working è un modello organizzativo articolato, che necessita di ingenti investimenti in dotazioni tecnologiche, formazione professionale, rivisitazione degli spazi d’ufficio – ha spiegato Giovanna Bellezza, responsabile Relazioni Industriali di TIM –. Si tratta di applicare un modo di lavorare diverso rispetto a quello a cui eravamo abituati. Per questo è importante che ogni azienda trovi il giusto bilanciamento tra lavoro in sede e da remoto sulla base della propria cultura organizzativa. In TIM abbiamo avviato questo processo già da tempo e la risposta è stata molto positiva grazie all’impegno di tutte le nostre persone”. “Le nuove condizioni dettate dalla situazione contingente, ci stanno offrendo importanti opportunità per lavorare in modalità smart e consentono di immaginare dei nuovi modelli aziendali, con tempi e modalità più autonome – ha messo in evidenza Francesco Mastrandrea direttore sistemi e servizi di Groupama –. Un ruolo centrale in questa trasformazione avranno le piattaforme tecnologiche che dovranno rendere operativi gli obiettivi di Semplificazione, Cambiamento della cultura manageriale, nuovi metodi e modalità di lavoro”. “L’esperienza vissuta con la pandemia – ha sottolineato Nicoletta Rocca, head of people and oganization Global Digital Solutions di Enel – ci ha fatto sperimentare in modo molto esteso lo smart working. Lo abbiamo potuto fare in modo agevole grazie ad un percorso di trasformazione digitale iniziato nel 2015 e con l’impegno appassionato delle nostre persone. L’attitudine all’apprendimento continuo, a sperimentare, ad agire con maggiore autonomia hanno portato evoluzioni profonde nel nostro modo di lavorare e questa trasformazione è iniziata già prima del Covid-19. I valori aziendali fondanti di responsabilità, fiducia, innovazione e proattività hanno agito come faro di orientamento nei comportamenti dei singoli; un approccio aperto e di ascolto del management ci aiuterà a migliorare continuamente la nostra organizzazione”.



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