• DOMENICA 5 LUGLIO 2020 - S. Antonio Maria Zaccaria

MES, alta tensione PD-M5s: Governo rischia davvero di cadere?

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E’ tutti contro tutti sul MES e sul tesoretto di circa 36 miliardi cui l’Italia avrebbe diritto in caso decidesse di dire sì. Il Premier Conte non perde occasione per ribadire che “al momento” non serve, una formula che comunque non esclude a priori la possibilità, alla fine, di capitolare ed accettare. La strategia del Presidente del Consiglio Conte è (o meglio sarebbe stata) quella di temporeggiare in attesa del prossimo vertice Ue in presenza a Bruxelles quando si capirà meglio cosa succederà con il Recovery Fund, ma il fattore tempo gli è nemico. Cresce, infatti, il pressing del Pd (da sempre favorevoli) nei confronti dei colleghi pentastellati che invece alzano il muro. Non tutti. In casa pentastellata fa eccezione ad esempio il senatore 5 Stelle Primo Di Nicola, in una intervista oggi a “Repubblica”. esprime una posizione diversa da quella del suo partito: “Questo strumento – spiega – non è più quello che ha portato allo strangolamento della Grecia. Oggi l’unica condizionalità è legata all’utilizzo in ambito sanitario per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Certo, c’è da aspettare che le regole del Mes vengano definitivamente scritte, ma Dio solo sa quanto bisogno abbiamo di quei 36 miliardi. Mi chiedo: se ne abbiamo bisogno e dovesse rivelarsi conveniente, perché no?” Nelle scorse ore era stato il Segretario del Pd, Zingaretti a lanciare un appello-ultimatum agli alleati di Governo invitandoli a chiudere con le tergiversazioni sottolineando piuttosto la necessità di dire sì ai fondi messi a disposizione dall’Europa, per il settore sanitario. “Oggi – ha detto Zingaretti – possiamo avere le risorse mai viste prima per fare quei grandi investimenti che ci permetteranno di migliorare la qualità dell’assistenza e della cura delle persone e, insieme, anche di dare un concreto impulso alla ripresa economica. Non credo possiamo permetterci ancora di tergiversare. La danza immobile delle parole, slogan, furbizie lasciamoli alle destre, noi dedichiamoci a dare risposte alle persone e ricostruire l’Italia uniti”. E se Atene piange, Sparta non ride visto che anche tra le opposizioni c’è maretta con Fi pronta a dire sì e Lega e Fratelli d’Italia decisamente più ostili che promettono battaglia. Ma il Mes non è l’unico dossier bollente sul tavolo: Alitalia, Autostrade e Ilva fanno il resto con il Movimento cinquestelle che difficilmente riuscirà a digerire di chinare la testa e far cadere il veto anche (qualora alla fine dovesse capitolare sul Mes) sulla revoca delle concessioni ai Benetton. La crisi “balneare” è più che una ipotesi di mezza estate.



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