• MERCOLEDÌ 27 MAGGIO 2020 - S. Agostino v. di Canterbury

Fase 2, scoppia lo scandalo rincari: scontrini gonfiati e tassa Covid

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Era prevedibile un rincaro delle tariffe con il riavvio delle attività commerciali, per ammortizzare il costo della lunga sospensione imposta dal lockdown e per recuperare parte dei maggiori costi imposti dai Protocolli d sicurezza del Dpcm 16 maggio per l’avvio della Fase 2. SCOPPIA IL CASO “PARRUCCHIERI E CENTRI ESTETICI” Ma in questi giorni è scoppiato un vero e proprio scandalo che ha coinvolto parrucchieri ed estetisti, per rincari che arrivano in media al 25% ed una insolita “tassa Covid” che varia dai 2 ai 4 euro, una voce a parte dello scontrino fiscale, peraltro prevista dal Dpcm 16 maggio, volta a recuperare le spese di sanificazione dei locali e la messa in sicurezza: sanificazioni, posti dimezzati, prodotti igienizzanti, dispositivi di protezione (copriscarpe di plastica e mascherine). E secondo quanto riferito da Il Sole 24 Ore c’è addirittura qualche centro estetico che impone dei veri e propri kit di sicurezza al costo di 10 euro. La denuncia dei rincari arriva prontamente dal Codacons, sempre attento a monitorare l’andamento dei prezzi e le pratiche nei confronti dei consumatori,  ed anche dall’Unione Nazionale Consumatori, sulle segnalazioni arrivate dai consumatori stessi. “Alcuni centri estetici e parrucchieri avrebbero introdotto un contributo extra, una sorta di tassa di solidarietà per le varie spese aggiuntive, come quelle di sanificazione”, spiega il Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Consumatori, “aggiungendo che “”per ora si tratta di singoli casi isolati. “Ci sono forti dubbi sulla legittimità di una tale pratica – sottolinea – anche nel caso la sovrattassa fosse segnalata in modo chiaro e trasparente, considerato che il consumatore deve pagare per il servizio reso, non dare contributi per le spese sostenute, salvo siano su base volontaria”. MA LA STANGATA COINVOLGE ANCHE BAR E ALTRE ATTIVITA’

Non solo parrucchieri ed estetisti, che hanno riaperto le serrande lunedì scorso, ma anche altre attività commerciali hanno ritoccato all’insù i prezzi di listino. Fra questi i bar, già aperti nella modalità da asporto, con aumenti per il caffè e cappuccino che hanno toccato punte del 53%. La denuncia è arrivata sempre dal Codacons, sulle segnalazioni ricevute. Per un caffè, al centro di Milano si è passati da 1,30 euro a 2 euro (+53,8%). A Roma, il ritocco è stato lievemente più contenuto, ma sempre importante, da 1,10 euro fino a 1,50 euro (+36,3%). A Firenze da 1,40 a 1,70 euro (+21,5%). CARRELLO DELLA SPESA PIU’ CARO DAL LOCKDOWN Non solo bar, parrucchieri, commercianti. La vita si prospetta più cara per gli italiani, a partire dal carrello della spesa e dai costi dei generi alimentari, in primis frutta e verdura, lievitati già durante il lockdown. Ai primi posti degli aumenti dei generi alimentari si segnalano verdura fresca (+6,9%), frutta fresca (+3,7%), uova (+1,3%), latte conservato (+1,2%), ma sono aumentati anche detergenti e prodotti per la pulizia della casa (+1,6%) ed altri prodotti medicali come i disinfettanti (+1%). UNA LUNGA CATENA DI RINCARI CHE SI SCARICA SUI CONSUMI C’è anche da dire che parte del rincaro delle tariffe è dovuta ad un effetto trasferimento dei maggiori costi delle materie prime praticati dai fornitori e lungo tutta la catena distributiva, in aggiunta alle maggiori spese affrontate dai commercianti per fronteggiare la nuova “normalità”. La Fase 2 e la riapertura avranno un costo economico non indifferente per le famiglie italiane, che secondo le stime del Codacons potrebbe portare ad un aggravio di 536 euro a famiglia.



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