• LUNEDÌ 6 DICEMBRE 2021 - S. Nicola di Bari

Assegno di invalidità, cambia tutto: andrà solo a chi non lavora

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Arriva la stretta dell’Inps sugli assegni di invalidità agli invalidi parziali che lavorano: d’ora in poi il sussidio sarà riconosciuto solo a chi non lavora, anche se si tratta di lavoretti di poche ore a settimana per non superare il tetto di reddito annuale, compatibile con l’assegno di invalidità, da 4.931 euro all’anno. Protestano le associazioni e i sindacati.

Assegno di invalidità, stretta dell’Inps

Con una nuova circolare, l’Inps ha stabilito che l’assegno mensile di invalidità da ora in poi sarà riconosciuto solo a chi non lavora, anche se si tratta di lavoretti di poche ore a settimana. Citando due sentenze della Cassazione, l’Istituto si è espresso sul requisito di inattività lavorativa, necessario per l’ottenimento dell’assegno mensile d’invalidità: “il mancato svolgimento dell’attività lavorativa di cui all’articolo 13 della legge n.118/1971, integra non già una mera condizione di erogabilità della prestazione ma, al pari del requisito sanitario, un elemento costitutivo del diritto alla prestazione assistenziale, la mancanza del quale è deducibile o rilevabile d’ufficio in qualsiasi stato e grado del giudizio“. L’Inps ha dunque precisato che il diritto all’assegno mensile di invalidità è riconosciuto solo a chi non svolge alcuna attività lavorativa, non riconoscendo l’assegno mensile a chi produce un reddito, seppur minimo (sentenze Cassazione nn. 17388/2018 e 18926/2019). Nel testo della nuova circolare si legge chiaramente che l’istituto “a partire dal 14 ottobre 2021 liquiderà l’assegno mensile di assistenza, in presenza di tutti i requisiti previsti dalla legge, soltanto nel caso in cui risulti l’inattività lavorativa del soggetto beneficiario“.

Assegno di invalidità, cos’è e quanto spetta

L’assegno mensile d’invalidità è concesso a carico dello Stato ed è erogato dall’Inps per gli invalidi civili con una riduzione accertata della capacità lavorativa, nella misura pari o superiore al 74%, che non svolgono attività lavorativa e per il tempo in cui tale condizione sussiste. Il diritto all’assegno è riconosciuto alle persone di età compresa tra i 18 e i 67 anni, che non superano un reddito personale di 4.931 euro l’anno. L’assegno è di 287 euro al mese per 13 mensilità. Fino a oggi, anche chi svolgeva un’attività lavorativa minima poteva accedere al sussidio, a condizione che fosse iscritto alle liste del collocamento mirato. Si potevano svolgere piccoli lavori, 400 euro mensili al massimo, per non superare il tetto di reddito annuale di 4.931 euro annui.

Assegno di invalidità, si cambia: protestano le associazioni e i sindacati

Il messaggio Inps è una novità “che rischia di essere dirompente tra le migliaia di famiglie che si trovano ad affrontare quotidianamente problemi di salute e di invalidità”, dicono i responsabili Cgil per le politiche della previdenza e della disabilità Ezio Cigna e Nina Daita. “Si tratta di una cosa molto grave, poiché vengono colpiti i più fragili, coloro che hanno già pagato duramente le conseguenze dell’emergenza sanitaria. Le attività di queste persone con disabilità sono attività terapeutiche o formative e con piccoli compensi, che difficilmente superano il tetto previsto. Togliere l’assegno di invalidità alle famiglie è un atto ingiusto“. Segue la sottosegretaria all’Economia Maria Cecilia Guerra (Leu). “Si tratta di una situazione inaccettabile per più di una ragione. La grave invalidità di cui si parla non può comportare il confinamento nella solitudine della inattività; e nemmeno la condanna a una povertà, solo in parte alleviata dall’indennità che si riceve. Per non parlare della rinuncia ad ogni tipo di indipendenza economica. Occorre intervenire immediatamente per correggere l’equivoco creato dalla norma del 1971 e ripristinare la compatibilità sino ad ora ammessa. Mi adopererò in tutte le sedi possibili perché questo avvenga al più presto”.



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