• MERCOLEDÌ 12 AGOSTO 2020 - S. Eusebio vescovo

Una voce inquietante: Di Maio al Viminale. Indiscreto: perché Conte è pronto a piegarsi al diktat del grillino

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Da giorni si rincorrono voci circa la possibilità di sostituire Luciana Lamorgese al Viminale, possibilità presa in considerazione dal governo, dove il dossier-immigrazione, con la tempesta di sbarchi che non si riesce a fronteggiare, resta uno dei più importanti e pesanti. Si è parlato di Nicola Zingaretti al suo posto, voce che ad ora non ha trovato riscontri. Ma adesso ecco che spunta anche il nome di Luigi Di Maio, che secondo Il Giornale avrebbe messo gli occhi sul ministero. Basti pensare alle molteplici invasioni del campo della Lamorgese, dalle interviste al Corriere della Sera ai post su Facebook (il tema sempre l'immigrazione, affrontato con accenti critici nei confronti della collega). Insomma, Giggino vorrebbe il Viminale. Vorrebbe indossare i panni che furono di Matteo Salvini e provare a fare la voce grossa, ammesso e decisamente non concesso che la abbia.   La possibilità, piuttosto funesta, si potrebbe concretizzare dopo le regionali, quando soprattutto in caso di sconfitta dei partiti di maggioranza, l'esecutivo potrebbe essere costretto a un rimpasto. Di Maio insomma sarebbe disposto a cambiare nuovamente ministero: prima Sviluppo economico e Politiche sociali, poi Esteri, dunque in futuro gli Interni? E per inciso Giuseppe Conte, che ormai vive Giggino come una minaccia, sarebbe ben contento di vederlo traslocare al Viminale: sarebbe il prezzo da pagare per terminare la guerriglia con lui. Ci sono però due ostacoli da superare. Il primo è Sergio Mattarella, che contrario al cambio in corsa e che nutre molta fiducia nella Lamorgese. Il secondo: il no del Pd, contrari a una linea "salviniana" sull'immigrazione, ossia quella che Di Maio vorrebbe cavalcare nel disperato tentativo di recuperare un poco di consenso.  



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