"Solo motivi politici". Lombardia in zona rossa per sbaglio? Vessata e beffata, cosa c'è dietro

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 Una volta giunti al governo, i Cinquestelle si sono spinti bene al di là delle loro intenzioni. Volevano chiudere i centri commerciali nella fine settimana e li hanno chiusi sette giorni su sette. Miravano a distribuire il reddito di cittadinanza a chi non lavora e hanno ampliato la platea di coloro che se ne stanno sul divano poiché o non trovano un impiego o lo hanno perso a causa delle politiche dell'esecutivo o viene fatto loro divieto dal premier Giuseppe Conte di svolgere la propria attività. Aspiravano ad accelerare la diffusione dello smart-working e hanno imposto questa modalità sia nel pubblico che nel privato. Difendevano la "noia", quale elemento salvifico della società, in quanto soltanto attraverso il tedio si perviene alla creazione, a giudizio di Beppe Grillo, e ci hanno condannati a starcene tappati in casa, pena l'essere multati persino se si porta a spasso il cane per fare i suoi bisognini dopo le 22. Il programma grillino si sta pienamente realizzando. Ecco perché dobbiamo tremare. I pentastellati aspiravano altresì all'annullamento dello storico divario tra il Nord e il Sud del Paese. E hanno dimostrato buona volontà in tal senso allorché hanno edificato già nel 2018 il ministero per il Mezzogiorno, affidandolo primamente alla grillina Barbara Lezzi, la cui opera non è pervenuta. Ad ogni modo, non si può di sicuro negare che sia mancata la buona volontà, tanto che, in effetti, l'abisso tra Settentrione e Meridione sembra essersi colmato, dal momento che il governo sta infliggendo limitazioni e proibizioni sempre più insensate e drastiche proprio alla Lombardia, che costituisce il motore dell'Italia, misure che non fanno altro che impoverire e deprimere il tessuto economico lombardo. Dunque l'esecutivo giallorosso, anziché favorire la crescita e lo sviluppo del Sud, operazione di cui non sarebbe capace, distrugge il Nord, operazione invece che gli risulta abbastanza agevole. È una equiparazione al ribasso.     La Lombardia è per la maggioranza (relativa) che ci amministra una regione nemica, la roccaforte dell'odiato Matteo Salvini, leader leghista. Per ostacolare l'ascesa di quest' ultimo è stato concepito e partorito questo obbrobrio di BisConte, governo sempre più debole, il quale si è trovato a gestire una emergenza sanitaria trasformata in formidabile occasione per acquisire e mantenere un potere sproporzionato, addirittura assolutistico. Adesso la Lombardia, sebbene disponga di solidi anticorpi, è prostrata. Da un anno deve difendersi dal corona e pure dai bizzarri provvedimenti assunti a Roma sulla base di criteri ed indici la cui validità è dubbia, come l'ultimo, quello volto a fare del suo territorio una zona rossa almeno fino al 31 gennaio, congelando nuovamente l'esistenza dei lombardi che se ne devono stare blindati in casa. La Regione, che contesta i calcoli compiuti dall'Istituto superiore della Sanità per stabilire i colori regionali poiché basati su dati vecchi di 15-20 giorni, ha fatto ricorso contro questa scelta e lunedì 25 gennaio il Tar del Lazio potrebbe accoglierlo, sospendendo l'ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza. La Regione chiede a Speranza «una tempestiva e rinnovata valutazione dei dati epidemiologici informata a canoni di adeguatezza, proporzionalità e, in ultima analisi, di legittimità», ovvero che l'esecutivo rivaluti i criteri adoperati per decretare che la Lombardia debba essere rossa e non arancione o gialla. Insomma, si tratta ancora una volta di attendere: o aspettiamo di sapere da Conte di che morte moriremo o aspettiamo di saperlo dal Tar. Intanto ogni giorno in più di paralisi saltano posti di lavoro e falliscono attività commerciali. Ecco perché non dovremmo prendercela tanto comoda: i danni che la popolazione lombarda subisce e subirà per effetto della zona rossa sono gravissimi, eppure questo non sembra interessare il premier e la sua squadra, che ignorano che i valori costituzionali, come lavoro e salute, richiedono un bilanciamento che dovrebbe impedire di calpestarne uno allo scopo di tutelare l'altro. Alla luce di tutto ciò, il sospetto che l'esecutivo abbia un atteggiamento ostile nei confronti della Lombardia nonché un desiderio di rivalsa su di essa è lecito e fondato.



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