• MARTEDÌ 18 GENNAIO 2022 - S. Beatrice vergine

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Milo Infante la magnifica ossessione per Denise Pipitone

Miilo Infante, a volte, sembra uscito da un film di Alfred Hitchcock di quelli con Jimmy Stewart protagonista che inciampa nelle ossessioni e cade nei labirinti della memoria. Infante, milanese, classe '68, vicedirettore Rai, è il conduttore di Ore 14, il programma di Raidue che viviseziona -con dettaglio investigativo e senza beceraggine- la cronaca nera. E, da secoli, da giovanissimo cronista vive nell'ossessione di ritrovare, possibilmente viva, Denise Pipitone, la ragazzina scomparsa nel 2004 a Mazara del Vallo, uno dei casi mediatici più oscuri della storia della Repubblica. Me lo ricordo, l'Infante, con qualche ruga in meno sulla faccia da educatissimo vicino di casa, quando nei pomeriggi televisivi si faceva largo tra la politica, la cronaca bianca e le paillettes rosa shocking dei fotogrammi dell'Isola dei famosi, alla ricerca della verità sulla ragazzina affogata in un abisso assurdo. Sono passati sette anni, per lui, di gioie e disgrazie: dai riconoscimenti di pubblico e di critica (culminati con un Ambrogino d'oro, la massima onorificenza milanese) alla causa vinta alla Rai per demansionamento; ma ora è tornato fiero e vendicativo proprio nel ricordo di Denise. E, a furia di trovare nuovi documenti, di sfruculiare su nuove testimonianze, di ravanare sui depistaggi e sui fatti “che non tornano”, non solo ha fatto riaprire il caso, “ a causa della pressione mediatica”, come sentenzia bizzarramente la Procura di Marsala. Ma è riuscito, l'Infante, attraverso la Commissione Affari Costituzionali del Senato, a spingere per avviare una Commissione d'inchiesta sul “Caso Pipitone” presentata dagli onorevoli Alessia Morani e Carmelo Miceli. Dice lui, visibilmente commosso davanti alle telecamere: “La commissione serve per dare giustizia ai genitori della piccola e per mettere il dito sulla piaga dei minori scomparsi”. Che, per inciso, in Italia sono 40mila. Da che mi ricordo è la prima volta che un programma del pomeriggio nato dal nulla –ma che cresce d'ascolti ogni giorno- riesce a smuovere una commissione interparlamentare. Naturalmente hanno subito fatto al conduttore l'inopportunità del gesto; e non solo in Rai, ma pure parte della stampa, tra cui il critico Aldo Grasso sul Corrierone che non vedeva l'utilità di un cold case riaperto via tv. Milo è talmente educato che ha risposto abbozzando un sorriso. Lo conosco bene. Per questo che non mi capacito perché, pur vantando una carriera solidissima e costruita sulla gavetta delle tv locali per sfociare in programmi nazionali di successo, Infante, da sempre in quota Carroccio (ha sposato la prima miss Padania), è misteriosamente trattato dalla politica come il figlio della serva. Personalmente questo lo ritengo questo un atout. Ma continuo a non spiegarmi perché la Rai -che oramai ha programmi serali dal 2% di share- non abbia mai pensato a lui come risorsa per il prime time. Anche quando faceva l'unico programma di servizio pubblico per ragazzi, Generazione Giovani lo piazzavano ad ore antelucane. Infante, per me, nutre un'inesplicabile passione per i delittazzi; conosce le sentenze e i casi a memoria; gode quasi fisicamente nella frequentazione di criminologi come la Bruzzone o il colonnello Garofano. Inoltre, l'uomo ha fatto della battaglia contro i femminicidi e la violenza alle donne un punto d'onore; quando la rete gli ha chiesto quante ore dedicasse alle donne, lui ha risposto, sempre con garbo, “faccio prima a dire quanti minuti non gli dedico..”. Mi correggo. Infante mi ricorda sì un film di Hitchcock, dove però il protagonista non è Stewart, ma Luciano Rispoli
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