• DOMENICA 5 LUGLIO 2020 - S. Antonio Maria Zaccaria

In difesa degli assistenti civici, l’ultima spiaggia per i nuovi poveri della Fase 2

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Gli assistenti civici di oggi sono i poliziotti di ieri di cui parlava Pasolini, solo che prima, ai tempi del '68, si reclutavano poliziotti tra i poveri assicurando loro la garanzia di un reddito a vita, la pensione, e la possibilità di mandare i figli a scuola così che potessero ambire a professioni diverse da quella dei padri. Ora, niente di tutto questo, precari erano, precari rimarranno. Di loro non sapremo nulla, neppure il nome, sapremo solo che non hanno soldi. Una nudità manifesta, feroce perché unidirezionale, impensabile anche in un Paese come la Svezia, dove i dati fiscali di ciascun cittadino, dal politico al calzolaio, sono in un database open source accessibile per chiunque, a patto di avere i dati anagrafici, certo. Dell’assistente civico si saprà il reddito, anzi, peggio, l’origine del suo reddito, senza conoscerne la storia. Al di là delle facili battute sui delatori, non è difficile intuire che dietro la solerzia di molti di questi volontari si celerà la speranza di una stabilizzazione occupazionale, e no, c’è poco da ridere. C’è, invece, da stare lucidi, ripensare un nuovo welfare, e agire in fretta, prima che questo nuovo meccanismo di costruzione dell’ordine improntato allo stigma sociale passi come l’unica alternativa alla crisi.
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