• LUNEDÌ 16 MAGGIO 2022 - S. Ubaldo vescovo di Gubbio

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Golden Hour, Tancredi: "Un album che è un progetto di autoanalisi"

Con fatica ma la ha finalmente incontrata Tancredi la sua Golden Hour. E l'ha trasformata in un Ep quasi psicanalitico per come scava dentro l'essere umano. I brani, infatti, sono caratterizzati da testi forti e diretti e da una musicalità coerente con lo stato d’animo raccontato. Si percepisce una funzione terapeutica che sfocia proprio in Golden Hour, la canzone con la quale termina questo viaggio e nella quale l’artista esprime la sua serenità raggiunta proprio affrontando in maniera decisa le sue paure e i suoi dubbi.   Partiamo dall'esegesi dell’album. Nasce come progetto di auto analisi ma anche di analisi di quello che mi stava succedendo. Dopo un po’ di tracce ho creato la linea dell’album. Sono arrivato alla Golden Hour superando il malessere e mostrando la serenità che sopraggiunge dopo. La prima canzone scritta è Groovy e come l’incipit e calza a pennello: contiene il dualismo di me arrabbiato e spavaldo contrapposto a un Tancredi consapevole, debole e introspettivo. È un progetto molto spontaneo. Ho Bisogno ha una genesi particolare, accoglie anche versi di un brano nato due giorni prima. Mi accade a volte di scrivere tracce con così tanti spunti che potrei farci canzoni diverse. Mi è capitato di recuperare anche cose di due anni fa ed estrarne una idea. Però il mash-up tra due pezzi è la prima volta. L'altra canzone è Lucciole. Hai sempre con te il Paracadute? Mi sento ancora senza paracadute. Lo sto cercando tra le mie tasche e devo imparare a mettermelo. Considero il mio lavoro il paracadute per planare a terra intero. L'Ep è Golden Hour ma la sensazione è che tu sia in una Golden Age creativa. Hai ragione, sono molto ispirato al punto che ho già ripreso a scrivere, ho un sacco di idee che mi appartengono tanto. Mi dicono che dovrei fermarmi un po’ ma amo andare sempre oltre. Tanto lo so e Golden Hour descrivono rispettivamente l’inizio e la fine di una frequentazione con una ragazza: è difficile oggi scrivere d’amore? I social mostrano una piccola parte che spesso è la parte migliore di una persona perché se ci fai caso sembra tutta una festa. Quando conosco dal vivo le persone è normale che non sono sempre in up. All'inizio avevo difficoltà a fidarmi mentre lei è stata genuina e vera, poi è andata come andata come è andata ma per un periodo è stata il mio paracadute. Ti appoggi ai synth: opti per l'analogico o il digitale? Sono quasi tutti digitali e gli strumenti sono suonati realmente. Il mondo sonoro si regge tra strumenti suonati e digitali. All’inizio volevo usare solo i synth poi ho capito che poteva risultare stancante. Non è casuale dunque il lavoro che abbiamo fatto. In Veleno analizzi il rapporto con tua madre: la sensazione è che tu sia spettatore e non protagonista del brano. Nasce su un giro di chitarra fatto artificialmente perché non so suonarla ed ero alla fine del primo ritornello, poi ce ne è un secondo. Quindi mi sono recato in studio da Federico Nardelli dove faccio le cose più pazze. Gli ho espresso la mia idea,  lui canticchiava la topline e mi è venuto naturale mettere "come veleno". Come hanno preso il brano in famiglia? A mio fratello l'ho detto, gli altri non lo sanno. Era un argomento già affrontato in altre canzoni anche se eliminate. Ho sempre cercato di tenere nascosta questa storia, è stata sempre difficile da trattare e gestire anche internamente. Non ne vado troppo fiero di questo rapporto, quando ho iniziato a parlarne anche con gli amici mi è venuto naturale scriverne. Che accadrà nelle prossime settimane? Avevo dei live a febbraio che slittano il 2 e 3 maggio, a Milano e Roma. Vorrei però fare un incontro con un'intervista speciale per vedere tutti i fan insieme. Una sorta di instore creativo: e sarà a Milano.
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