• GIOVEDÌ 6 MAGGIO 2021 - S. Benedetta vergine

Giordano Colombo, il costruttore di musica

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Giordano Colombo si avvicina alla musica fin dalla prima infanzia, iniziando nel 1996 lo studio del pianoforte e nel 1999 quello della batteria prima con il padre Rodolfo Colombo, batterista jazz, poi con Marco Castiglioni, Diego Corradin, ed Emiliano Bassi. Inizia così un ercorso che negli anni lo ha portato a lavorare con, tra gli altri, Ligabue, Raphael Gualazzi, Ermal Meta, Gazzelle, Ultimo, Benji e Fede, Niccolò Agliardi, Francesco Gabbani, Arisa, Mika, Fulminacci, Laura Pausini & Biagio Antonacci, Max Pezzali e Samuel. Cosa vuol dire oggi essere un produttore musicale. E' un ruolo importante perché a parte realizzare le registrazioni con l’artista in studio, partecipa agli arrangiamenti e alla creazione del brano, determina la direzione che deve prendere il progetto in accordo con la discografica. Indirizza a livello musicale la scelta dei brani, può incidere sulla scrittura: un brano è pure frutto di una finalizzazione sulla scrittura fatta dal produttore. E' una figura multiforme. Al conservatorio hai frequentato il corso di percussioni classifiche: perché hanno prevalso sul pianoforte? La batteria faceva troppo rumore e poi il pianoforte era a casa. Da adolescente ho sfogato i miei impeti sulla batteria e mi sono approcciato entrambi gli strumenti; per me il pianoforte è uno strumento complementare. Esiste ancora un lavoro di scouting? Pulp Music come lavora? Alcune realtà soprattutto indipendenti sono molto forti, penso a Maciste, Bomba, Taurus che non sono major, alle quali si appoggiano per la distribuzione, e fanno dello scouting la loro essenza. E' nostra esigenza sviluppare i percorsi degli artisti che abbiamo scoperto, perché bisogna curare tutti gli aspetti: scouting è anche immagine e stile di comunicazione. Abbiamo più libertà, seguiamo un percorso duraturo e non usa e getta. Al momento a Pulp Music lavoriamo su quattro progetti. Con Battiato hai fatto il live all’Arena di Verona: come è lavorare in un ambiente così carico di storia? E' stata per me una esperienza molto importante, ho iniziato che avevo 24 anni e lui è una persona illuminata. Anniamo avuto tanti confronti in ambito musicale. E’ una sensazione bellissima, una esperienza adrenalinica. Produrre musica in Italia è difficile? Siamo sempre a traino di altri paesi? Il mercato a volte impone di stare al passo con i tempi e le influenze che arrivano dall’estero sono importanti. Questa cosa è valida ma in alcuni generi abbiamo una chiave nostra che funziona ed è unica. Pensa a Colapesce e Dimartino che si rifanno al cantautorato anni Settanta…è un cerchio che si chiude. Essere esterofili sì ma dobbiamo anche valorizzare il nostro paese. In questo 2021 su cosa stai lavorando? Al brano sanremese di Dimartino e Colapesce. Con Ermal Meta ho collaborato sempre su Sanremo. Ora stiamo lavorando a progetti che presto conoscerete. Quale è la tua opinione sulla situazione del settore musicale? La macchina deve ripartire, vediamo come evolve fino a maggio e poi capiremo come muoverci all’aperto e con capienze ridotte. Hai un sogno? Mi piacerebbe collaborare con Jovanotti, in studio e o dal vivo. Poi ho un debole per Paul McCartney!



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