• MARTEDÌ 1 DICEMBRE 2020 - S. Eligio vescovo

Francesco Bianconi, Forever è una via di mezzo tra una messa e una colata lavica

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Un viaggio inquieto, inquientante ma lucido e lieve negli angoli più remoti dell'essere umano. Questo è Forever, il primo lavoro di Francesco Bianconi lontano dai Baustelle. Prodotto da Amedeo Pace (Blonde Redhead) e registrato ai Real World Studios di Bath, è un disco scarno negli arrangiamenti e senza la tradizionale ritmica basso-chitarra-batteria, concepito con l'idea di usare la voce come unico elemento percussivo e con la presenza, nel tessuto di base di ogni pezzo, di un quartetto d’archi, il Quartetto Balanescu ensemble, e dei pianisti Michele Fedrigotti e Thomas Bartlett che si alternano nell'esecuzione dei brani. Gli altri ospiti sonoi: Rufus Wainwright, Eleanor Friedberger, Kazu Makino Hindi Zahra.   Francesco partiamo dalla storia del disco: quando ha iniziato a prendere forma e quanto il lockdown ti ci ha fatto rimettere mano? Doveva uscire a primavera scorsa poi la catastrofe che si è abbattuta sull'umanità lo ha rimandato ed era già masterizzato da febbraio dunque non lo ho ritoccato. Ci sono rimasto male per il rinvio, è il primo disco: mi dicevo chissà se a settembre mi riconoscerò nelle canzoni. Ma è un disco spoglio e fuori dalle mode, sapevo che non sarebbe invecchiato troppo. La domanda è: sarò lo stesso uomo? A volte succede che si anticipa quello accade, ed è anche inquietante. Il primo verso è non è tempo di cantare…scritto ben prima del covid (tutto sul coronavirus). Non ho fatto nulla, ho pensato, ero chiuso in casa e avevo un po’ di paura. Con i Baustelle alla fine dell'ultimo tour abbiamo concordato un fermo biologico durante il quale ognuno poteva dare sfogo ai propri istinti artistici. Forever per me è un modo di sentire e di essere, avevo voglia di manifestare il mio essere diventato un uomo più diretto e più forte. Ho scritto cose più sincere, ho steso un filo diretto tra quello che uno sente e che uno vive, una depurazione. La prima sensazione durante il pre-ascolto è che la tua voce sia più libera rispetto al progetto Baustelle. Sento anche io una voce diversa, non c'è una gabbia ritmica, non c’è la batteria, è una via di mezzo tra messa e colata lavica. In un campo più libero una voce come la mia, a volte  ingombrante, può essere più espressiva. Forse i concetti andavano cantati in modo diverso, con maggiore determinazione. In più ho smesso di fumare. Anche il fonico mi dice che sono più armonico, che lo spettro di frequenze più ampio. Quanto il tuo amore per il cinema ha inciso sui testi e sulle musiche? E sulle storie inventate. Per altro hai dovuto dare una accelerata social… Il cinema c’è sempre, è una influenza costante. Quando scrivo c’è sempre la tentazione di inserire sessioni strumentali. Zuma Beach è un piccolo film hollywoodiano con musica e testo che hanno lo stesso valore. Raccontami delle Storie Inventate. Me le sono, appunto, inventate per passare questo tempo maledetto, ce ne siamo trovato tanto, pure troppo. Sto meglio quando mi manca il tempo. Col disco bloccato e i concerti anche, ma non avevo comunque un repertorio, ho pensato che una cosa filmata bene, registrata sotto casa potesse interessare. Ho scelte canzoni che mi sono sempre piaciute e appartengono a diversi periodi della mia vita e le ho ridotte e spogliate. Ci ho lavorato con Angelo Trabace. Questa idea social ha funzionato. Io non sono contro i social ma contro la degenerazione di esserlo troppo, di non conservare più il mistero. Penso al concetto che Dio deve tornare a essere distante dal popolo perché con la distanza crescono mistero e fascinazione. Forever in che senso? Forever young o forever e basta? Sto preparando le magliette per i concerti con scritto Bianconi Forever. Non volevo un concept, cercavo una parola che non volesse dire nulla. Il titolo è nato per caso. Guardavo la sezione foto del cellulare e ne ho trovata una scattata negli Usa dalla mia compagna: indossavo una maglietta, per altro sua, con scrito Forever Female, femmina per sempre. E' un vocabolo che si capisce ovunque e lo ho legato al disco come presuntuoso auspicio che vadano per sempre. Sono tuoi tutti i testi tranne uno, firmato Zahara: perché questa scelta? Sono tutti pezzi aperti per ospiti di lingue diverse. Ho pensato a una cosa che da cantare insieme. Rufus lo ha voluto fare in italiano. A Kazu ed Eleonor ho mandato testo col mio adattamento in inglese…andava sempre bene e alla fine ho pensato che nessuno aveva voglia di lavorare tramite Zahara che mi ha anche fornito piccole lezioni di suoni gutturali. Una cosa magica cantare in arabo. Cultura oggi è minimalismo? E’ spesso un paravento, minimalisti veri ce ne sono pochi perché è difficile sottrarre e ridurre all’osso. L’andante è un tempo musicale legato soprattutto alla classica: all’origine c’è il tuo amore per Debussy e Schumann? Tutti i brani dei brani sono nati da sessioni di scrittura musicale con musicisti di estrazione classica. Tutto nasce da un frammento di falso barocco preso, rielaborato e diventato canzone. Più che in altri pezzi qui si sente l'impostazione classica. Cosa sono oggi Il Bene e L’Abisso? Sono entrambi cielo. I mostri fanno paura se li tieni fuori di casa, se li inviti a cena diventano amici. Li rendi innocui. Che sviluppo avrà dal vivo, covid permettendo? E' una grande incognita. Spero di portarli nei teatri a marzo e aprile 2021. Mi divertiva un titolo tipo prime dosi ovvero spettacolio leggeri e più agili. Anche io da solo al pianoforte. Set di 40, 50 minuti anche replicati più volte nello stesso giorno per dare a tutti la possibilità di partecipare. Chiudiamo con Certi Uomini che è una canzone di vita…diventermo più umani? Sono pessimista. Ho letto un romanzo di un predicatore americano che scrive al figlio dell’influenza spagnola…tutti i giovani di quel periodo morivano e li facevo il sermone in chiesa dicndo che ci renderà migliori. Poi è subito arrivata la guerra e tutti hanno dimenticato i giovani morti soffocati dal loro sangue. Oggi siamo quasi fortunati nonostante sia brutta roba quella che stiamo attraversando. Ma purtroppo temo di no.



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