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Cinema e Tv

Flash, con De Lucchi e Jamsen a bordo del nuovo Magellano in rotta verso Cannes

Nonostante la nuova nata della flotta Magellano sia una personale creazione di Giovanna Vitelli, Presidente del gruppo Azimut/Benetti, la storia di quello che è subito diventato il cross over della nautica parte da lontano. Da quando nel 2006 il padre Paolo Vitelli decise che fosse giunto il momento di proporre una nuova tipologia di barche, una barca che potesse soddisfare i desideri di quegli armatori interessati a riscoprire un contatto più diretto con il mare. Più comfort di navigazione ed il desiderio di allungare le rotte per andare oltre le solite mete.

La forma essenziale di Jarkko Jamsen

Una barca capace, oggi ancora più di ieri grazie alla carena completamente verticale disegnata da Jarkko Jamsen, tra le più grandi firme della nautica, di tenere meglio il mare senza sbattere sulle onde. Fedele all’essenza stessa della flotta Magellano, che è quella di navigare. Protetti e sicuri, avvolti quasi in un guscio dal design pulito e lineare, un design concepito per durare nel tempo perché al di sopra di mode e trend. Alla base il rispetto del DNA Magellano unito ad un lavoro di sottrazione concepito per arrivare a quella che il designer finlandese definisce una “bare shape”, la forma essenziale. “Abbiamo cercato di tornare all'essenza delle cose, tentando quindi di eliminare tutte le linee superflue dalla barca. E abbiamo cercato di creare una superficie il più semplice possibile, perché la barca si muove e vedere quanti più riflessi possibili del mare e del cielo sulla barca in movimento”, ci spiega Jarkko Jamsen. “Quando sei qui con gli amici, spero che tu non ti concentri troppo sulle cose che puoi vedere, ma sui tuoi amici e sulla tua famiglia. Penso che questa sia parte del lusso.” Ciò che ha guidato Jamsen nel disegnare il Nuovo Magellano è la ricerca di purezza e semplicità: “Volevo trasmettere una sensazione di libertà, che è la caratteristica fondamentale di questa barca. E l’ho fatto attraverso il layout, nel salone principale per esempio si può stare comodamente seduti e avere la visuale libera fino a poppa. Da ogni punto è possibile vedere il mare. E’ stato fantastico lavorare a questo progetto, ed è ovviamente un grande motivo di orgoglio lavorare con il più grande costruttore di yacht al mondo. Nel nuovo Magellano c’è molta innovazione, ma sempre nel rispetto del suo  DNA. Abbiamo ripercorso tutta la storia della serie, il design di quell'epoca e abbiamo semplicemente enfatizzato alcune caratteristiche chiave eliminando parecchio per rendere tutto più lineare e pulito. Di sicuro questa barca rappresenta il DNA di Magellano, ma con una spinta verso il futuro”.

Interior design firmato da Michele De Lucchi

Nessun orpello che possa in qualche modo disturbare quel contatto con la natura ricercato negli esterni così come negli interni, in un continuo dialogo tra dentro e fuori. E’ questo a guidare anche Michele De Lucchi, voluto fortemente da Giovanna Vitelli per dare al suo Magellano quell’eleganza sofisticata che rende la barca calda e confortevole. Nonostante la sua collaborazione con Azimut sia ormai di lunga data, è con il Magellano 27metri che De Lucchi sale per la prima volta a bordo di una barca. Con il suo studio AMDL Circle firma l’interior design del nuovo Magellano con un’idea ben precisa: combinare gli spazi e gli oggetti con le aspettative del mondo di oggi.   “La prima volta che ci siamo incontrati con Azimut è stato per parlare degli stand, delle presentazioni nelle fiere, di tutto quello attorno al mondo delle barche, non delle barche stesse”, ci spiega Michele De Lucchi. “E questa è stata una fortunata maniera di avvicinarsi alla nautica, perché abbiamo potuto incominciare a vedere le barche da fuori non da dentro. Le barche rappresentano un’idea di libertà, di uscita dalla vita di tutti i giorni, dalla vita del lavoro, degli impegni… L'idea di fondo che ci ha guidati in questo progetto è stata ancora una volta quella di combinare gli spazi e gli oggetti con le aspettative del mondo di oggi. Il mondo cambia, anche se noi non vogliamo e anche se ci sembra che non cambi mai, cambia. Cambiano i nostri desideri, i nostri sogni, le nostre aspettative, trascinati dai grandi problemi che abbiamo e anche dalle grandi opportunità che ci vengono addosso. Quindi anche per noi lavorare sulla barca è stato proprio portare i temi dell'attualità di oggi, portarli all'interno di un mondo specifico dove, a differenza di tutti i nostri progetti passati, qui abbiamo un grande mondo sopra la testa e un grande mondo sotto i piedi. Questa è la differenza tra disegnare un ambiente di vita in terraferma e disegnare un ambiente di vita in mare”.     Una delle caratteristiche principali di Magellano27M è infatti il dialogo continuo tra interno ed esterno, è come se la natura entrasse prepotentemente negli spazi interni, ed evidente soprattutto nel main deck.    “E’ un grande tema, un tema che abbiamo molto a cuore nel nostro studio AMDL Circle, ma è anche un tema di attualità nato dopo la pandemia, perché ci siamo accorti che non possiamo risolvere la nostra confortevolezza e la nostra idea del futuro negli spazi chiusi, ma che abbiamo bisogno degli spazi aperti. Questo riprendere in considerazione cosa vuol dire stare all'aperto e cosa vuol dire stare al chiuso ha completamente trasformato l'idea stessa dell'architettura. Abbiamo bisogno di una nuova relazione con la natura, oggi la natura non è qualcosa che vogliamo tenere lontana, vogliamo invece che sia integrata nei nostri spazi. La natura è diventata un bisogno interiore.”   Tutto intorno a noi parla di design, un design che ha come unico scopo quello di far stare bene. “Il design è una scelta in qualche maniera progettuale, è qualche cosa che ci costruisce nella nostra identità e nella nostra personalità. Il progetto oggi non riguarda più singoli elementi, ma la loro combinazione, la scelta di qualche cosa che ci dia l'impressione di crescere, che ci dia l'impressione di fare un passo avanti verso un futuro migliore. Il design alla fine è proprio questo: è scegliere e costruire qualche cosa per un futuro migliore.”   All’interno del progetto di interior design anche la passione di Michele De Lucchi per Giappone, evidente nei dettagli delle lavorazioni o nell’utilizzo del pregiatissimo tessuto Hoose, che trasforma la testata del letto in una vera e propria opera d’arte. Nel disegno un richiamo agli anelli del legno, assoluto protagonista di tutto il progetto.     “In qualche maniera Italia e Giappone, seppur agli antipodi sia geograficamente che per la mentalità, si assomigliano. Perlomeno si assomigliano nel campo dell'artigianato, del lavoro manuale, nell'idea di fare delle cose e attribuire agli oggetti un valore speciale. Però c’è una differenza: mentre la tendenza giapponese è quella di arrivare alla perfezione per nascondere quasi che un oggetto è fatto a mano perché talmente perfetto da sembrare essere fatto a macchina, l'interpretazione italiana dell’artigianato è fare cose diverse una dall’altra perché in ognuna c’è qualcosa di innovativo. Ecco, io ho voluto mettere insieme il concetto di ricerca sperimentale italiana con la ricerca della perfezione giapponese. Credo che abbia un grandissimo valore e tutte le volte che posso cerco portarlo nei miei progetti, perché gli oggetti non sono solamente utensili sono solamente in piccola parte utensili, non hanno solo una funzione, ma sono specchi di noi stessi. Questo è evidente nella testata del letto della cabina ammiraglia, il tessuto Hoose creato in antichi telai di Kyoto. Abbiamo ricreato i paesaggi nascosti dentro le fibre del legno, il materiale più naturale che abbiamo.”   Il vero protagonista di tutto il progetto è il mare, grazie anche alle ampie vetrate che annullano i confini tra interno ed esterno .   “La barca sta in mezzo tra mare e cielo. Contrariamente all’architettura che si fa sulla terraferma e che basata sull’affondare nella terra, in barca galleggiamo e galleggiamo nella luce”.   Architetto, designer, pensatore, ora anche direttore artistico di Triennale Milano e del Museo del Design, chiediamo a Michele De Lucchi: “la barca, con i suoi spazi, può essere considerata una palestra perfetta per allenare la creatività?” “Sì, per un fatto molto semplice: siamo molto più disponibili a concepire la barca come un oggetto, ed è un oggetto che galleggia. Riconoscere questo fatto fa sì che la barca diventi qualche cosa che comunica una storia, e lo fa attraverso la sua forma. Trovo che Magellano sia una barca meditativa dove si coltiva anche molto della nostra mente, molto della nostra personalità. In barca ci guardiamo molto di più dentro rispetto a quando siamo sulla terraferma,  abbiamo quel tempo più solido, più denso, più coinvolgente. In barca si abita il mare e si abita anche un po' se stessi, in questo senso sono un uomo di mare.”

Il Cannes Yachting Festival

Con oltre 700 yacht e più di 680 espositori il Cannes Yachting Festival è di fatto il primo grande appuntamento internazionale della stagione nautica. Tra le 150 anteprime mondiali di questa 49esima edizione c’è anche il nuovo Magellano.   “Arriviamo qui con un numero di barche importanti e quattro prime mondiali tra cui il Magellano 27M, la terza generazione di questa barca che fu un'invenzione di Azimut nel 2009”, ci spiega la presidente di Azimut Benetti Giovanna Vitelli. All'epoca bisognava scegliere tra una barca veloce o una barca più lenta, una barca molto aggressiva di design o una barca molto tradizionale. Magellano consentì, e consente anche oggi, di non dover fare queste scelte perché è tutte e due le cose. Questo yacht è stato paragonato ai suv: come il suv è stata una rivoluzione che ha portato una nuova categoria nel mondo dell'automotive, così il Magellano ha portato una rivoluzione nel mondo della nautica, è una sorta di crossover. E’ infatti una barca che consente varie andature e che consente di fare lunghi viaggi. Noi infatti lo chiamiamo Voyager. La sua missione è proprio quella di navigare e quindi di stare tanto tempo a bordo, di fare viaggi lunghi e questo si porta dietro alcune caratteristiche come una carena molto morbida che consente di sbattere sull'onda e di navigare ad andature medie, quindi sia lente e che di raggiungere 24 nodi nel caso in cui si voglia dare un po' più di velocità. E’ poi una barca spaziosissima, perché il concetto è stare lungo tempo a bordo e quindi occorre essere comodi. L’ambiente ricorda un po' una casa, quindi anche gli interni portano ad un linguaggio caldo, parlano di un luogo in cui passare molto tempo.”   Una delle caratteristice di Azimut è quella di essere un brand innovatore e  l'innovazione la vediamo anche nella decisione di chiamare per la creazione degli interni di Magellano un designer che non ha mai lavorato nella nautica, Michele De Lucchi. “Con Michele De Lucchi e lo studio AMDL Circle lavoriamo da tantissimo tempo, ma sempre sulla terr. Abbiamo cominciato con gli stand dei saloni nautici ed era come ricreare casa lontano da casa. Poi siamo passati ai nostri headquarter, quindi i nostri uffici. Quindi arrivare finalmente ad una barca è stato il  giusto completamento. Per Michele De Lu Lucchi e per il suo studio, Magellano 27M è la prima barca e come sempre un occhio vergine, un occhio nuovo alla nautica porta un tocco particolare. Soprattutto se si considera che non si tratta solo di uno studio di architettuta ma di uno studio dove lavorano professionisti con una vena artistica molto spiccata, designer e architetti molto eclittici che si sono misurati in progetti di ogni genere, da grandi costruzioni a case, da musei a scuole. In questo progetto è evidente l'amore per il legno, quindi per la matericità, per il calore ed è esattamente quello che volevamo per interpretare Magellano che, appunto, deve essere il Voyager, il luogo dei grandi viaggi, dello star bene. Non si tratta, come dice Michele De Lucchi, solamente di un luogo per il viaggiare da un punto di vista geografico, ma anche per un viaggio personale. La barca è quasi monomaterica, il legno la fa da padrone ma grazie ad un uso sapiente di diverse l’ambiente è ricco. Non possiamo infatti definirlo minimalista, anche se questa ricchezza non è mai ostentata, è una barca molto elegante, di grande sofisticatezza. Jarkko Jamsen, che ha disegnato gli esterni, porta un tocco di design scandinavo. E’ partito dai precedenti Magellano perché noi volevamo mantenere il family feeling e poi ha, come afferma lui stesso, sottratto in modo da arrivare a quella che lui chiama the “bear shape”, cioè la forma essenziale, una forma molto scultorea che da un lato ci porta quasi a un design industriale tipicamente nordico, ma che mantiene anche calore e accenni romantici”.   Qual è, chiediamo infine a Giovanna Vitelli, la sensazione che vuole che un armatore provi salendo a bordo di una delle sue barche? “Credo che ciò che contraddistingue la nostra azienda, e che forse deriva anche un po' dall'essere un'azienda familiare, è che sul prodotto lavora un team di grande dedizione e passione. Sono convinta che questo faccia la differenza. Noi vendiamo qualche cosa che non può essere mascherata da una buona campagna marketing o da una buona pubblicità, è qualcosa che le persone vivono. Nelle nostre barche c'è una cura degli spazi e dei dettagli, un’attenzione al benessere di chi vivrà quegli spazi che mi auguro le persone percepiscano salendo a bordo. Diciamo che, da questo punto di vista,  i risultati parlano a nostro favore.”  
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