«La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso». Così recita il secondo versetto della Genesi, nella traduzione della Conferenza Episcopale Italiana, prima ancora che il Creatore si decida a pronunciare il fatidico fiat lux. In principio, dunque, era il nero. Un buio che non è assenza, bensì attesa, anticamera cosmica in cui la forma ancora non si vede, eppure già scalpita per apparire. Forse per questo il nero è il colore più frainteso della storia dell'arte e financo del guardaroba, eternamente conteso tra il lutto stretto e la petite robe noire di Coco Chanel (Henry Ford, dal canto suo, concedeva ai clienti la Model T di qualsiasi colore, purché fosse nero). Ed è da questa tenebra feconda che prende le mosse Bake in Black, la mostra personale di Jelena Milosevic, a cura di Flavia Vago, che dal 25 settembre abita gli spazi della Food Genius Academy, in viale Col di Lana 8 a Milano, a un tiro di michetta dai Navigli. Un progetto prodotto da Desirèe Nardone, con la direzione artistica di Beppe Treccia / Kinetic Vibe Srl, in cui ceramica, pane, gastronomia e musica intrecciano un dialogo attorno a un unico tema: il nero come materia di trasformazione. Pane, amore e fantasia, verrebbe da dire con Luigi Comencini. Solo che qui, al posto della Bersagliera Gina Lollobrigida, a rubare la scena è la ceramica.
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