• VENERDÌ 27 NOVEMBRE 2020 - S. Valeriano vescovo

50 anni di "Emozioni", il monumento di Mogol e Lucio Battisti

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I primi quattro versi di Emozioni sono un pilastro della letteratura italiana del Novecento. La prima immagine suggerita da Mogol e Battisti nei due versi iniziali, seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi/ritrovarsi a volare, è un'immagine di libertà e armonia con la natura e con sé stessi. Anche il terzo verso sembra prolungare questa sensazione di pace: e sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare. Ascoltare è un verbo transitivo, raramente lo si trova senza il complemento oggetto, e la struttura della strofa dà la certezza che tra poco, nel quarto verso, scopriremo cos'è che sta ascoltando Lucio Battisti, cos'è che gli dà tutta questa felicità mentre è sdraiato sopra l'erba. Una rondine? L'acqua del fiume? Chopin? Le campane di una chiesa in lontananza? Fin qui le parole sono scivolate via piuttosto velocemente: invece a questo punto Emozioni fa una pausa di due secondi, si sente per la prima volta un suono di violini che copre la chitarra, dopo di ché Battisti e Mogol ci infliggono la prima delle tante coltellate di cui è costellata la canzone. Un sottile dispiacere. Sicuramente non è facile ascoltare qualcosa di sottile, un aggettivo qualificativo che coinvolge la vista e il tatto, non certo l'udito. Va bene, in senso figurato alcuni rumori possono anche essere sottili, nel senso di deboli, tenui: ma che suono fa precisamente un sottile dispiacere? Sembra più una fitta nell'anima, un inciampo inspiegabile in un momento in cui ci si è appena dichiarati felici, proprio com'è razionalmente inspiegabile che, seduti su un prato, si possa ascoltare un sottile dispiacere. Di colpo Emozioni sveste i toni da documentario del National Geographic per diventare quello che è davvero, un viaggio illustrato in tutte le regioni della tristezza, della malinconia, dell'angoscia. Regioni che tutti noi abitiamo tutti i giorni, anche solo per pochi minuti: Battisti e Mogol le fermano su carta e riescono nell'impresa gigantesca di descriverle con quest'unione miracolosa di musica e parole.



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