Il 21 ottobre 2026 Un Posto al Sole compie trent’anni. Un traguardo importante per la soap di Rai 3, che fin dalla prima puntata è accompagnata da una sigla diventata familiare a milioni di telespettatori. A interpretarla sono Carlo Mey Famularo e Monica Sarnelli, due artisti con percorsi musicali differenti, ma accomunati da una canzone che ha segnato le loro carriere. Li abbiamo intervistati, in esclusiva su Tv Soap, per ripercorrere la nascita del brano e parlare dei loro progetti attuali. Ecco che cosa ci hanno raccontato.
Un Posto al Sole, intervista a Carlo Mey Famularo e Monica Sarnelli
Partiamo dalla sigla di Un Posto al Sole. Com’è nato il vostro coinvolgimento in questo progetto trent’anni fa? Carlo Famularo: Trent’anni fa stavo lavorando al mio primo album, Spiritonero, ancora pubblicato su tutte le piattaforme. C’era anche una canzone che si chiamava Un Posto al Sole e, quando ci fu il bando per la ricerca di una canzone adatta alla sigla, insieme al mio produttore Antonio Annona (che aveva scritto le musiche), abbiamo proposto questo brano. È stato accettato dalla Rai dell’epoca, da Gianni Minoli, per poi poterlo ripubblicare anche con la voce di Monica Sarnelli. Questa è la storia originale della sigla. Io non conoscevo Monica, poi l’ho conosciuta meglio quando abbiamo cantato insieme. Monica Sarnelli: Tutto è nato da Antonio Annona, che ha scritto la musica e ha fatto anche l’arrangiamento del brano. Mi contattò e mi chiese se volessi mettere la voce su una canzone. Io la cantai tutta, anche le parti maschili e quelle del coro. Mi disse che avrebbe partecipato a delle audizioni e che speravamo scegliessero la nostra per la sigla di una soap opera che sarebbe andata sulla Rai. Poi mi contattò nuovamente e mi disse che era stata scelta quella cantata da me e poi ho conosciuto Carlo in un secondo momento. Mai avremmo immaginato che questa sigla potesse durare così tanto. Oltretutto il testo è di Bruno Lanza ed è una canzone nella quale mi rivedo molto. Quando avete inciso la canzone, avreste mai immaginato che la soap avrebbe raggiunto i trent’anni di vita? Carlo Famularo: No, non avevo nessuna idea. All’inizio si parlava di un programma quasi sperimentale, perché era la prima soap italiana. È stata una sorpresa continua, perché le puntate si susseguivano con successo e ancora oggi siamo a settemila puntate. Evidentemente siamo stati fortunati. Tra l’altro, la messa in onda della prima puntata coincide anche con il mio compleanno, il 21 ottobre. Monica Sarnelli: Assolutamente no. È stata la prima soap opera prodotta in Italia e io orgogliosamente ne faccio parte. È stata un’idea di Gianni Minoli, un’intuizione indovinatissima, perché ha dato lavoro a tanti attori ma anche ai tecnici e a tante persone che ci lavorano dietro. La Rai di Napoli ha cominciato veramente a vivere. Dopo questa produzione ne sono arrivate tante altre e per me è motivo di grande orgoglio farne parte dalla prima puntata. Che significato ha avuto questa canzone nella vostra vita professionale e personale? Carlo Famularo: È stato forse uno dei regali più belli che abbia ricevuto, perché non mi aspettavo che questa canzone diventasse una sigla così importante, conosciuta in tutto il mondo. Dopo Spiritonero ho prodotto altri sette, otto album. L’ultimo l’ho prodotto con l’arrangiatore di Zucchero, Max Marcolini. La sigla mi ha aperto un po’ anche la strada popolare, però io sono un cantautore e la mia linea musicale è più ampia. Vado verso la musica popolare italiana che abbraccia il blues e il soul. Quella rimane sicuramente una canzone popolare, ma non è esattamente la mia identità musicale. Monica Sarnelli: Era il 1996 e, tra l’altro, l’età della soap è anche l’età di mio figlio, perché ero incinta quando ho cantato in studio di registrazione. La prima puntata è andata in onda il 21 ottobre 1996, mentre mio figlio, il mio primogenito, è nato il 19 novembre 1996. Questa canzone ha un grande significato per me, perché sono diventata mamma ed è nata questa canzone insieme alla soap. Nel corso degli anni avete continuato a seguire Un Posto al Sole? Ci sono personaggi ai quali siete particolarmente affezionati? Carlo Famularo: La seguo ogni tanto. Ho partecipato anche come attore a una puntata, ovviamente nel mio ruolo più congeniale, facendo il pianista in un locale. È una soap che poi è diventata quasi un reality, perché non è più una soap opera leggera, ma parla di fatti quotidiani e anche abbastanza crudi, a volte. Racconta i fatti reali che accadono a Napoli. Monica Sarnelli: Sono affezionata proprio a quelli che ci sono dalla prima puntata. A Patrizio Rispo, a Marzio Honorato, ad Adele Pandolfi, che faceva parte delle prime puntate. Poi è chiaro che mi sono legata anche ai nuovi personaggi, però sono affezionata agli storici. Germano Bellavia, Ida Di Benedetto, Maurizio Aiello, l’interprete di Alberto Palladini. Ne sono passati talmente tanti! E poi li conosco personalmente, siamo amici! Secondo voi, a che cosa si deve il successo di Un Posto al Sole? Perché il pubblico continua a seguirla dopo trent’anni? Carlo Famularo: Credo che siano affezionati soprattutto ai personaggi, che non sono personaggi qualunque. Ci sono attori importanti come Patrizio Rispo e Marzio Honorato, che hanno fatto la storia anche del teatro di Eduardo De Filippo. La soap è iniziata con il piede giusto. Anche la nostra canzone, che non è mai cambiata nel corso di trent’anni, è diventata il simbolo rappresentativo della soap. Se vado a New York e canto un frammento della canzone, mi riconoscono subito. Sicuramente anche la sigla ha contribuito a far affezionare il pubblico, perché parla di cose positive. C’è un nuovo giorno e questo vuol dire che tutti siamo ottimisti che il giorno che verrà sia migliore di oggi. Monica Sarnelli: Credo che coloro che scrivono le storie, che tra l’altro conosco benissimo, stiano molto sull’attualità. Affrontano temi sociali, come l’omosessualità e la spazzatura che ha invaso Napoli. Questo, secondo me, è uno dei motivi del successo. Ho tanti amici di diverse classi sociali che seguono Un Posto al Sole. Non è soltanto la massaia che la guarda, ma anche l’avvocato che torna a casa, l’imprenditore. La seguono anche molti al Nord. Tanti napoletani che si sono trasferiti altrove la guardano con un occhio triste, perché vorrebbero tornare nella loro città. La guardano per ricordarsi e assaporare un po’ di quella Napoli che ormai non vivono più. Lasciamo per un momento Un Posto al Sole. Quando avete sentito il richiamo della musica? Carlo Famularo: Ci sono stati due episodi importanti. Il primo quando ho incontrato Pino Daniele a Napoli. Abbiamo suonato un blues insieme, lui con una chitarra e io con un pianoforte mezzo scordato. Mi disse: «Guagliò, tu sei un bluesman. Datti da fare, perché secondo me hai questo tipo di anima». Poi incontrai Billy Preston, che ha suonato con i Beatles, e Sam Moore, che ha cantato Soul Man. Erano a Napoli per un concerto e, quando mi hanno conosciuto suonando e cantando, mi dissero: «Quando veniamo a Napoli ti chiameremo sul palco e suonerai con noi». Questo mi ha fatto capire che forse la musica sarebbe stata la mia strada. Monica Sarnelli: Io nasco come cantante già da ragazza. A quindici anni ho inciso il mio primo 45 giri e poi è iniziato il mio percorso musicale. Sono stata la vocalist di tanti artisti, di Little Tony, Dario Baldan Bembo, Loredana Bertè, Peppino di Capri. La mia storia è molto ricca. Sono stata la vocalist di Peppino per dieci anni, dagli anni Ottanta agli anni Novanta. La mia attività di cantante si è sposata molto bene con l’arrivo di Un Posto al Sole. Al di là della sigla di Un Posto al Sole, c’è un progetto musicale al quale siete particolarmente legati? Carlo Famularo: Sì, Canzoni per la Vita, che ho riproposto anche quest’anno al Teatro Trianon di Napoli. È un progetto che unisce la musica pop leggera alla beneficenza. Abbiamo fatto questo spettacolo per la prima volta nel 1994 e donato quasi tutto il ricavato all’AIDO, all’ADMO e all’AISM. Quest’anno l’abbiamo dedicato soltanto all’AISM, l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Per me è molto importante, perché noi artisti abbiamo anche il dovere di aiutare le associazioni che sostengono i malati. Sono anche un produttore e ultimamente sto producendo un album di Valentina de Nigris, che è anche la mia compagna. Ho prodotto anche dei ragazzi che fanno musica rap, perché mi piace lavorare con le nuove generazioni. Monica Sarnelli: Sicuramente Lazzare Felici. Ho inciso Lazzare Felici Volume 1 e Volume 2 e sono molto legata a questo progetto. Il titolo l’ho preso da una canzone di Pino Daniele, Lazzari Felici. Sono canzoni alle quali ho dato una seconda vita, come Lazzaro che ha avuto una seconda vita da Gesù. Ho dato una seconda vita anche a Chesta sera, una canzone di Nino D’Angelo che è diventata il mio cavallo di battaglia. Oltre a Un Posto al Sole, non posso non cantarla nei miei spettacoli. Ho ricantato brani di Pino Daniele, degli Showmen, di James Senese, di tutta quella Napoli che rappresenta il Neapolitan Power, ma anche canzoni di Peppino di Capri, come Non è peccato, che ho duettato proprio con lui. Sono album ai quali sono molto legata anche per gli arrangiamenti di Gigi De Rienzo. Che rapporto avete con i vostri fan, sia quelli che vi conoscono grazie a Un Posto al Sole e sia quelli che seguono i vostri progetti musicali? Carlo Famularo: A me piace fare le cose live. Quando vado in teatro e faccio spettacoli ho un rapporto diretto, meno sui social, perché la musica suonata e cantata ha un effetto diverso. Ho fatto concerti a New York, Toronto, in Russia. Tutti seguono la soap e mi chiedono sempre la sigla. Io la canto dal vivo con il pianoforte. Per me rimane un passepartout per far conoscere anche le mie canzoni (ne ho scritte quasi cinquanta). Un Posto al Sole apre la porta della popolarità e poi puoi proporre anche gli altri figli che hai generato. Monica Sarnelli: Il mio rapporto è molto affettuoso. Come ti dicevo, ho imparato tanto da Peppino. Per me i fan vanno coltivati. Cerco di rispondere ai loro messaggi, di tenerli aggiornati sui concerti. Ci sono fan che vengono sempre ai miei spettacoli e cerco di incontrarli, salutarli e spendere qualche parola con loro. Divento amica dei miei stessi fan, almeno di quelli che riescono a seguire i miei spettacoli. Siete due artisti con una lunga esperienza. Che cosa pensate di poter trasmettere alle nuove generazioni attraverso la vostra musica? Carlo Famularo: È un nostro piacere e dovere trasferire tutto quello che sappiamo alle nuove generazioni. Noi siamo la memoria, loro invece sono il futuro. Se io ho avuto fortuna, possono averla anche loro. Bisogna solo crederci. Il consiglio che darei è fare più musica live, avere più contatto con le persone, meno social e meno contest. Credo poco alle gare tra cantanti, credo piuttosto all’incontro con il pubblico, anche nei pub e nei locali. Io Pino Daniele l’ho conosciuto in un locale dove mangiavamo i panini, alla Riviera di Chiaia. Veniva Pino, veniva Maradona. Quelli sono i posti dove uno può capire se può fare il musicista o no. Cantare e suonare dal vivo è fondamentale. Monica Sarnelli: Continuo ad avere il mio progetto sulla canzone napoletana, che porto avanti dal 2000 con grande successo, rivisitando le canzoni tra nuovi e vecchi classici e cantando anche canzoni nuove. A maggio è uscito il mio album. Il 9 maggio, giorno del mio compleanno, mi sono regalata un nuovo disco con l’etichetta Zeus, con canzoni inedite di grandi autori, tra cui Vincenzo D’Agostino e Gigi Finizio. Il mio prossimo desiderio è omaggiare Peppino di Capri, perché ha tante canzoni bellissime che, secondo me, andrebbero riportate ai giovani. Per concludere, quali sono i progetti ai quali vi state dedicando in questo periodo? Carlo Famularo: A parte Valentina de Nigris, che sto producendo e della quale uscirà un disco con Virgin Music, sto producendo un mio disco strumentale e acustico, che presenterò a fine anno. Si chiama The Vision ed è un disco di improvvisazione con il pianoforte. È una grande avventura, perché non so neanche cosa suonerò. I brani verranno incisi direttamente, un’ora di musica. Ho delle idee che concretizzerò con il pianoforte. Quando fai musica è come quando incontri la persona che ami. Per me il pianoforte è una persona che amo. Se in quel momento mi corrisponderà, farò qualcosa di bello. Monica Sarnelli: Ho sempre qualche progetto, qualche desiderio che bolle in pentola. Il 30 settembre sarò anche premiata dal Comune di Napoli, dal sindaco, per come porto avanti la canzone napoletana da anni. Per adesso sto facendo concerti un po’ ovunque. Poi ho uno spettacolo teatrale sulle donne, scritto da Federico Vacalebre, critico musicale de Il Mattino. Si intitola Sirene, sciantose, malafemmene ed altre storie di donne veraci. È uno spettacolo con tutte donne sul palco. Omaggio le donne della canzone napoletana e le donne in genere, attraverso le canzoni che le rappresentano: Angela Luce, Ria Rosa, Gilda Mignonette, Gloria Christian. Ho tanti progetti e spero di tornare in teatro anche l’anno prossimo, perché è uno spettacolo nel quale credo molto. Con la collaborazione di Sante Cossentino per MassMedia Comunicazione Seguici su Whatsapp, Instagram e Facebook.Testi ed immagini Copyright TVsoap.it
