• GIOVEDÌ 3 DICEMBRE 2020 - S. Francesco Saverio

Trent'anni fa moriva l'attore Adolfo Celi

ATTENZIONE
Tutto il materiale presente in questo articolo è coperto da Copyright Agrpress.it e ne è vietata la riproduzione, anche parziale.


Adolfo Celi nel 1964Trent’anni fa, il 19 febbraio 1986, moriva a Siena Adolfo Celi.  Nato a Messina nel luglio 1922, figlio di un prefetto, cresce fra la Sicilia, Padova e varie zone del Nord Italia. Nel ’42 si iscrive all’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, dove conosce Vittorio Gassman, Mario Landi, Vittorio Caprioli e altre persone che contribuiscono a trasmettergli la passione per il teatro e per il cinema, dove esordisce nel ’46 in Un americano in vacanza di Luigi Zampa, cui seguono due anni dopo, Proibito rubare di Luigi Comencini e Natale al campo 119 di Pietro Francisci. L’anno seguente, nel ’49, partecipa a Emigrantes di Aldo Fabrizi. Dopo circa quindici anni in Brasile, recita in film come L'uomo di Rio (Philippe Le Broca, 1963) e Agente 007 - Thunderball: Operazione tuono (Terence Young, 1965), in cui interpreta il ruolo di Largo, il capo criminali antagonista di James Bond e con cui ottiene una certa notorietà internazionale. Nel ’64, una volta rientrato in Italia, trova un cinema molto cambiato e in pieno sviluppo. Interpreta numerosi parti da “cattivo”, sia in film western o d'azione sia, con una buona dose di autoironia, nelle commedie, dove veste di frequente i panni di personaggi potenti e senza scrupoli. Negli anni Sessanta è fra i pochi attori italiani in grado di recitare perfettamente anche in inglese e, grazie alla sua preparazione professionale, viene ingaggiato come comprimario in numerosi film stranieri e in produzioni internazionali. Lo ricordiamo nel ruolo di Giovanni De’ Medici ne Il tormento e l'estasi (1965) di Carol Reed, del maggiore Battaglia ne Il colonnello Von Ryan (1965) di Mark Robson, di Agostini Manetta in Grand Prix (1967) di John Frankenheimer, dell’ispettore Rizzi in Masquerade (1967) di Joseph L. Mankiewicz, del medico ne Il fantasma della libertà (1974) di Luis Bunuel, del vile generale Salvé in … E poi non ne rimase nessuno (1974) di Peter Collinson (tratto dal celebre Dieci piccoli indiani di Agatha Christie). Nel frattempo, nel ‘69 (due anni dopo Ad ogni costo di Giuliano Montaldo, in cui lavora con Edward G. Robinson, Janet Leigh, Klaus Kinsky e Riccardo Cucciolla, interpretando il ruolo di Milford, il losco finanziatore del colpo), aveva diretto l’autobiografico L’alibi, il suo unico film italiano da regista, realizzato insieme ai suoi ex compagni d’Accademia V. Gassman e Luciano Lucignani. Nel ‘72 interpreta il medico nazista ne Il sospetto, sceneggiato Rai diretto da Daniele D’Anza, e il poliziotto italo-americano Joe Petrosino nell’omonimo sceneggiato, mentre, tre anni dopo, veste i panni Don Mariano D'Agrò nel televisivo L'amaro caso della baronessa di Carini. Tuttavia, in Italia, l’apice del suo successo arriverà nel ’75, anno in cui entra a far parte della “squadra” della fortunata trilogia di Amici miei (Mario Monicelli,1975 e 1982; Nanny Loy, 1985), in cui interpreta del professor Sassaroli, un brillante primario d’ospedale proveniente dal Nord Italia, il quale, annoiato dal lavoro, si associa alle “zingarate” di un gruppo di amici toscani goliardi e buontemponi. Nel ’76, il suo volto si fissa ulteriormente nella memoria del pubblico italiano con Sandokan, la miniserie televisiva diretta da Sergio Sollima in cui interpreta il ruolo di Lord James Brooke, il malvagio nemico del protagonista (interpretato da Kabir Bedi). All’inizio degli anni Ottanta torna a lavorare soprattutto in teatro. Nel febbraio 1986, la sera della rappresentazione teatrale de I Misteri di Pietroburgo di F. Dostoevskij al Teatro di Siena (suo ultimo lavoro) viene improvvisamente colto da malore e ricoverato d’urgenza. L’amico V. Gassman prenderà il suo posto sul palcoscenico. 



Sannioportale.it