PMI, cosa prevede il DDL per lo smart working Quifinanza.it - 23/05/2017 14:26:56 - web hosting nl , host families for foreign students , free mcafee antivirus , registry repair software window , host html page

PMI, cosa prevede il DDL per lo smart working

Smart working è una parola abbastanza nuova per il panorama italiano. In molti Paesi europei una buona fetta della popolazione, per alcuni giorni al mese, non lavora nella sede ufficiale della società, ma dà il suo contributo da casa o in un ufficio distaccato. Grazie a smartphone, tablet e computer, per molti lavori è praticamente inutile andare in ufficio e occupare la scrivania: si può essere molto più produttivi da casa, migliorando la propria vita e allentando i ritmi. In Italia sono partiti diversi progetti pilota, soprattutto nelle grandi aziende, mentre le PMI si sono fatte trovare impreparate e nella maggior parte dei casi nemmeno sono a conoscenza della possibilità dello smart working. Per normalizzare la questione, dal 2016 è in Parlamento un disegno di legge per legalizzare lo smart working, fissando dei paletti ben precisi e spiegando i vantaggi per il lavoratore e per l’azienda.

Cos prevede il disegno di legge sullo smart working

Il primo paletto da rispettare nel nuovo DDL sullo smart working è il reddito annuo del lavoratore che deve superare i 30.000 euro. Una novità molto interessante è il principio di parità di trattamento normativo e distributivo, ovvero il lavoratore che usufruisce dello smart working non deve guadagnare di meno rispetto a un pari grado che lavora in ufficio. Il dipendente lavorando da casa non viene meno al suo dovere e per questo motivo il compenso deve essere commisurato agli obiettivi raggiunti e non al luogo dove lavora.

Cosa si intende per smart working

Il primo problema che molte piccole e medie imprese devono affrontare è riuscire a capire cosa si intende per smart working. In realtà non è altro che la possibilità data ai dipendenti di lavorare, per alcuni giorni al mese, da “remoto” grazie all’utilizzo di smartphone, tablet e notebook. Il lavoratore, invece, di andare in ufficio, svolge il proprio lavoro casa o da un ufficio distaccato dalla sede centrale, gestendo al meglio gli orari. In alcune aziende, il lavoro agile si è concretizzato in una maggiore autonomia dell’orario di lavoro, adattandola ai diversi carichi quotidiani.

I numeri dello smart working in Italia

Ufficialmente in Italia ci sono circa 250.000 smart workers, anche se è complicato riuscire a dare un numero esatto. Dai dati disponibili si evince che c’è una grande differenza tra le grandi aziende e le piccole e medie imprese. Mentre nel primo caso ci sono dei veri e propri progetti per invogliare i dipendenti a lavorare da casa, nelle PMI c’è ancora una sorta di ostracismo. Gli imprenditori non ne conoscono il significato e non sanno di cosa si tratta. E per questo motivo preferiscono non dare la possibilità ai propri dipendenti di lavorare da remoto. L’utilizzo di dispositivi mobile (laptop, smartphone e tablet) coinvolge il 91% delle grandi aziende, mentre solo una PMI su due offre la stessa possibilità.

I benefici dello smart working

Molte piccole aziende sono ancora legate all’idea che il lavoro da casa dia troppe libertà al dipendente che ne potrebbe approfittare lavorando di meno. In realtà non è così. Lo smart working aumenta la produttività del lavoratore e la qualità del suo operato. Inoltre, per le PMI c’è anche un risparmio sotto il punto di vista dello spazio occupato e delle risorse spese per l’energia elettrica.
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