Campi di concentramento in Cecenia  - 20/10/2017 10:50:26 - host sin publicidad , free anit virus software download , 3,52 , fixing your computer , corrupted registry

Campi di concentramento in Cecenia

Campi di concentramento in Cecenia

 
Un centinaio di omosessuali sarebbero detenuti illegalmente in un campo di concentramento in Cecenia, ad Argun, a 15 km da Groznyj, la capitale. A detta di alcuni testimoni i prigionieri del centro di prigionia verrebbero sistematicamente sottoposti a torture e vessazioni ed almeno tre uomini sarebbero morti.
Le testimonianze attribuite a due sopravvissuti sono state riportate sul quotidiano russo indipendente "Novaya Gazeta".
"Ci hanno fatto l'elettroshock. Era molto doloroso. Ho resistito finché non ho perso i sensi e sono caduto a terra" ha raccontato uno dei due uomini. Stando al suo racconto, inoltre, i prigionieri venivano picchiati violentemente con dei tubi e appellati come "cani che non meritano di vivere".
Diverse denunce sono giunte alla Ilga, federazione internazionale per la difesa dei diritti di gay, lesbiche e transgender, e alla Rete Lgbt russa. Si tratta del primo campo di concentramento per gay in territorio europeo dal periodo nazista.
 
 

Le dichiarazioni ufficiali

 
Le autorità cecene però hanno negato categoricamente l'esistenza non solo di questi centri di tortura, ma persino di omosessuali in Cecenia. "Non si possono detenere e perseguire persone che semplicemente non esistono nella Repubblica Cecena", queste le parole di Ramzan Kadyrov, presidente della repubblica, che ha aggiunto: "Se ci fosse gente simile in Cecenia, le forze dell’ordine non avrebbero bisogno di avere a che fare con loro, perché i loro parenti li manderebbero in un luogo da cui non c’è più ritorno". Ancora più preoccupante la dichiarazione di Kheda Saratova, attivista cecena e membro del Consiglio dei diritti umani, durante un'intervista radiofonica: "Nella nostra società cecena, chiunque rispetti le nostre tradizioni e cultura darà la caccia a questo tipo di persone senza bisogno di aiuto da parte delle autorità, e farà di tutto perché questo tipo di persone non esista nella nostra società".
 
 

L'inizio delle persecuzioni

 
Secondo quanto riportato da "Novaya Gazeta", le purghe sarebbero iniziate verso la fine di febbraio, dopo che un uomo sotto effetto di stupefacenti era stato arrestato ed erano state trovate nel suo smartphone delle foto con "contenuti omosessuali" e decine di contatti di uomini con orientamento gay. Questo sarebbe stato il principio della grande ondata di arresti: in base ad alcune testimonianze anonime, le forze di sicurezza avrebbero utilizzato i cellulari delle persone in fermo d'arresto per poter intercettare ed incarcerare altri potenziali omosessuali. Secondo il quotidiano russo, alle persecuzioni avrebbero preso parte persino il ministro dell'Interno Aub Kataev ed il portavoce del Parlamento Magomed Daudov.
 
 

Il racconto di una delle vittime

 
"Sono stato condotto in un posto che pareva abbandonato, invece si trattava di un prigione segreta della quale non esistono informazioni ufficiali", ha raccontato una delle vittime al giornale russo. Nel campo di concentramento, secondo le stime, si troverebbero in condizioni di prigionia un centinaio di persone.
"Ci portavano fuori più volte al giorno solo per picchiarci. Lo chiamano "interrogatorio" e l'obbiettivo è raccogliere nuovi contatti di uomini gay". Secondo l'uomo, inoltre, alcuni dei prigionieri venivano percossi con maggior veemenza, sino a condurli alla morte. I modi per uscire dal campo di concentramento sono tre: dare i contatti di altri omosessuali, essere consegnati a dei parenti che "finiscano" il lavoro oppure pagare un'enorme somma di denaro.
 
 

Le reazioni

 
Le foto emblematiche del corpo straziato di una delle vittime sono state diffuse dalla Rete Russa Lgbt ed hanno già fatto il giro del mondo. Non sono mancate le reazioni di sdegno anche nell'ambiente politico in Italia. "È necessario che il nostro Paese assuma una posizione inequivocabile di condanna nei confronti di questa grave forma di persecuzione, che richiama alla memoria il cupo periodo nazista, durante il quale l'arresto e la deportazione degli omosessuali era una drammatica realtà" ha dichiarato Mauro Laus, presidente del Consiglio regionale piemontese e a capo del Comitato regionale Diritti umani. "Dal Piemonte intendiamo far partire una forte sollecitazione al Parlamento e al Governo affinché chiedano alla Repubblica autonoma cecena e alla Federazione Russa di cui essa fa parte, di porre termine a questa inaccettabile violazione dei diritti umani".
 

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