ROBERTO BURIONI: «IL CONTAGIO E' NELLE NOSTRE MANI» Panorama.it - 03/04/2020 12:24:33

ROBERTO BURIONI: «IL CONTAGIO E' NELLE NOSTRE MANI»



L'8 gennaio, su Twitter, lanciò l'allarme di un virus pericoloso, ma nessuno lo ascoltò. Più tardi, quando disse che l'epidemia sarebbe arrivata anche qui, gli diedero del fascioleghista. Ora, il virologo più amato-odiato d'Italia, dice: «Non sapete quanto sono dispiaciuto di non avere sbagliato».


L'uomo onesto è colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha distrazioni il meno possibile». Questo scriveva Albert Camus ne La Peste. E questo è il mantra di Roberto Burioni, virologo dell'Università San Raffaele, il primo a capire quello che stava accadendo. Rimasto solo nella sua casa di Milano, «dove sento solo il rumore delle ambulanze e degli elicotteri, come se fossimo in guerra», spiega che l'esito della battaglia dipende solo da noi.Professore sui social inneggiano: «Burioni ha ragione, a prescindere». In effetti lei non si è mai sbagliato.Non sa quanto sono dispiaciuto di non avere sbagliato. Anche nei Promessi Sposi c'è un vecchio medico, il protofisico Lodovico Settala, che dice che la peste è grave. Viene sbeffeggiato. Poi i milanesi convincono il Cardinale Federigo a organizzare una processione in onore di San Carlo affinché li salvi dal terribile morbo. E così l'epidemia si scatena in modo incontrollabile.Invece da noi come è iniziato?Era l'otto gennaio e scrissi su Twitter: «Attenzione in Cina c'è un nuovo virus pericoloso». Nessuno ci fece caso. Quindici giorni dopo iniziai a sostenere che c'era il rischio che arrivasse in Italia.Che cosa avremmo dovuto fare?Tutti i Paesi europei dovevano implementare un protocollo di isolamento per le persone che arrivavano dalla Cina.Quale fu invece la reazione generale?Mi diedero del fascio-leghista. In quel momento sarebbe stato facile fermare il virus. Avremmo dovuto identificare le persone che arrivavano dalla Cina, di qualunque nazionalità fossero, per metterle in isolamento. Per un Paese come il nostro, che ha tante strutture turistiche inutilizzate nei mesi di gennaio e febbraio, sarebbe stato un gioco da ragazzi. Ma ora è inutile guardare indietro.Come aveva intuito che sarebbe esplosa la pandemia?È il mio lavoro.Altri virologi invece non l'avevano capito. Ho sempre detto che il coronavirus non aveva niente a che fare con l'influenza. E su un'altra cosa mi spiace di aver avuto ragione. Ho sostenuto fin dall'inizio il ruolo importante delle persone con pochi sintomi o addirittura asintomatiche che potevano inconsapevolmente contagiarne altre. Mi attaccarono pesantemente. Ormai questa è la realtà.È favorevole al tampone di massa?I tamponi vanno fatti alle persone sospette o che sono state a contatto con persone a rischio, che poi si sono rivelate positive. E vanno fatti al momento giusto. Non ha senso il giorno dopo che si è entrati in contatto, perché il virus ha la sua incubazione. Una volta superato il picco potremo abbassare la guardia?No, quello sarà il momento di tenere duro, se mai dovessimo mollare la presa sul virus, chiaramente l'infezione ripartirebbe. Il 3 aprile è una data utopica per ripartire?Ritengo che non si possa escludere un prolungamento.La domanda che tutti si fanno è quanto durerà?Non è possibile fare una previsione sulla durata. Ne sappiamo troppo poco. Questo virus è apparso sulla faccia della Terra quattro mesi fa. Possiamo avere qualche speranza che con il caldo si trasmetta di meno, ma è solo una speranza. Non c'è nulla che ci autorizzi pensare che sarà così.Come trascorre le sue giornate?Lavoro, lavoro, lavoro. Mia moglie e mia figlia di nove anni, appena la scuola ha chiuso, si sono trasferite nella nostra casa di campagna nelle Marche. Così sono più protette. Anche i miei genitori anziani sono lì, hanno la consegna di non uscire. Io sono rimasto a Milano. Devo essere in prima linea.Il coronavirus ha cambiato la sua vita?È molto più impegnativa, soprattutto dal punto di vista del lavoro scientifico. La mia università ha attivato i corsi online, ma mi manca molto il contatto con i miei studenti. Inoltre faccio del mio meglio per informare le persone. Penso che un'informazione sbagliata volta a minimizzare abbia fatto veramente molti danni.Si riferisce alla dottoressa Maria Rita Gismondo che ha sostenuto fosse solo un'influenza?È una persona che non conosco.Ma come, si è anche scusato di essere stato con lei poco gentile chiamandola signora.Non è il momento delle polemiche. Io comunico le cose che so. Nel momento in cui qualcuno dice che questa è solo un'influenza bisogna assolutamente dire la verità. Se le persone continuano ad avere un comportamento poco attento è anche perché qualcuno ha colpevolmente minimizzato. La cattiva informazione ha avuto un ruolo drammaticamente negativo. D'altronde noi medici sappiamo che i malati amano credere a ciò che desiderano. Lo diceva già Giulio Cesare nel De bello Gallico. La gente voleva sentirsi dire che questa era una cosa da poco. Qualcuno glielo ha detto e questo è il risultato. Migliaia di contagi e di morti.Lei ha paura?Non ho paura perché il destino è nelle nostre mani. Siamo noi a diffondere il coronavirus con i nostri comportamenti. Non c'è un meteorite che ci sta cadendo in testa, mentre noi non possiamo fare niente. Al contrario c'è un virus che farà esattamente quello che noi gli lasceremo fare. Uscite solo per le cose indispensabili, non certo per andare a correre o a trovare un amico.Ce la faranno gli italiani a resistere tappati in casa?L'alternativa è ammalarsi e finire chiusi altrove. A nessuno piace stare forzatamente a casa, neanche a me. Sono qui a Milano come se fossi agli arresti domiciliari. Senza poter andare a teatro, all'opera.Quanto le sembrano lontani i tempi dei No vax?Non sa quanto mi mancano, ci pensavo proprio l'altro giorno. Lo dico con amara ironia. Che bello quando dovevo preoccuparmi di dire alla gente di vaccinarsi. Tutti si sono accorti cosa vuol dire non avere il vaccino contro una malattia grave. Ora i No vax e gli omeopati stanno zitti. Perché se oggi ci salviamo lo dobbiamo solo alla scienza. E se arriveranno farmaci, vaccini questo sarà grazie alla scienza e non ai cialtroni che circolano in rete.Lei prega?È una dimensione privata di cui preferisco non parlare.I ricconi del pianeta sono scappati nei bunker e sugli yacht, si salveranno?Qualcuno può avere l'illusione di riuscire a sfuggirgli, ma è solo un'illusione. Siamo tutti sulla stessa barca. Un giorno quegli yacht dovranno attraccare o nei bunker si dovrà fare rifornimento. Il virus è totalmente democratico, non guarda in faccia a nessuno.A questo punto se la sente di definirsi ancora un ottimista?Io sono un ottimista e ce la faremo, ma solo se tutti faranno la propria parte. Ho sempre visto che dai momenti bui nasce qualcosa di buono. Stiamo imparando a essere una comunità. Spero che gli individualismi, gli egoismi davanti al vero pericolo abbiano poco successo. Perché il destino del contagio è nelle nostre mani.


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