L'estate ci libererà dall'infezione? Probabilmente Panorama.it - 28/03/2020 21:40:24 - fix all errors for free , ntfs recovery tools , microsoft windows fix , regcure 1.4 download , conference call service

L'estate ci libererà dall'infezione? Probabilmente



  • Non è detto quindi che, come l'influenza, entri a far parte delle nostre vite. Tuttavia, dopo aver fatto il giro del mondo potrebbe tornare in autunno. Dandoci il tempo, però di mettere a punto farmaci efficaci e nuove strategie di difesa.
  • Si può parlare di immunità di gregge?

Epidemia, pandemia, endemia... È una filastrocca sinistra quella che scandisce le nostre giornate e ci accompagnerà in quelle di domani. Quanti domani, ancora non sappiamo. Il nostro orizzonte si ferma sempre «alla prossima settimana», che ci dicono «sarà quella decisiva», al «picco» tanto atteso, alla «curva in flessione». Ma quando? E dopo? E quel dopo, di che cosa sarà fatto?Passeremo dalla quarantena ai quaranta, intesi come gradi dell'estate 2020 (così prevedono gli esperti), un focolaio rovente che forse spegnerà quello virale. Un forse obbligatorio. Finita la primavera, non pervenuta perché non vissuta, dovremo fare i conti con le traiettorie di un microbo che corre, si occulta, riaffiora. Per ora, come un mantra, ci ripetiamo che la bella stagione se lo porterà via. È verosimile, così fanno in genere i virus respiratori. Ma un'altra cosa che a volte fanno è diventare endemici. Sarebbe il terzo step: il coronavirus della Covid-19 (la sigla indica l'infezione, lui è Sars-CoV-2) potrebbe trovarsi così bene in mezzo a noi da non volersene più andare. Nessuno possiede la palla di vetro. Tanto meno gli scienziati, che vivono di domande più che di risposte. Ma abbiamo provato, con alcuni di loro, a mettere insieme qualche indizio. Giorgio Palù, virologo dell'Università di Padova ed ex presidente della Società europea di virologia, ricorda che la stagionalità è una caratteristica di molti virus (e lui li studia da 45 anni): «Il coronavirus della Sars del 2002-2003, per esempio, iniziò a circolare a novembre e se ne andò a giugno. Impiegò mesi, è vero, ma non fu una pandemia, perché aveva un tasso di mortalità troppo alto per diffondersi davvero. Questa che stiamo vivendo è la seconda pandemia del secolo dopo quella del 2009, la famosa variante suina dell'influenza. Ed è la prima da coronavirus».Potrebbe dissolversi, come un incubo da cui ci si risveglia, o al contrario diventare endemico al pari degli altri quattro coronavirus che ci regalano raffreddori e sindromi influenzali, di cui non ci preoccupiamo nemmeno più. «Potrebbe diventare il quinto coronavirus a stabilirsi nel nostro organismo, perdendo man mano virulenza» continua Palù. «Un virus che persiste a lungo nella popolazione non ha interesse a uccidere il suo ospite. Del resto, i coronavirus infettarono la specie umana migliaia di anni fa». A dir la verità, l'idea di dover fare i conti ogni anno con questa specie di maledizione biblica è inquietante, ma vederla in modo così apocalittico è sbagliato. Una delle strategie di sopravvivenza di un microrganismo patogeno, come si diceva, è quello di giungere a un compromesso: ti infetto ma non ti uccido, e tu mi sopporti. Per ora il coronavirus della Covid-19 è ben più temibile dell'influenza, ma la sua virulenza potrebbe attenuarsi. «Non siamo nel 1918, ai tempi della Spagnola» aggiunge Palù. «Sono in corso oltre 20 allestimenti vaccinali. E un lavoro in pre-print su Nature, condotto da ricercatori dell'Erasmus University Medical Center di Rotterdam e dell'Utrecht University, suggerisce che l'anticorpo monoclonale AG17 diretto contro le spike - le "punte" - del coronavirus ne neutralizza, in vitro, l'infettività». È solo il più recente fra gli esempi. Nei laboratori mondiali la ricerca di farmaci è frenetica: difficile pensare che non ne esca qualcosa di risolutivo.Il paragone con l'influenza spagnola, che ebbe una prima fiammata nel marzo 1918, si attenuò in estate e poi tornò a divampare in autunno, rischia di essere fuorviante anche per Carlo Federico Perno, direttore del dipartimento di Medicina di laboratorio all'ospedale Niguarda di Milano: «Quello che arrivò nell'autunno 1918 non era lo stesso patogeno della primavera. Basta che un virus muti pochissimo per acquisire maggiore patogenicità e capacità di uccidere. Tutti gli anni diciamo che torna l'influenza, ma è sempre un ceppo nuovo». Detto questo, il coronavirus che ha travolto le nostre esistenze farà davvero il terzo step, occupando i nostri organismi senza timori di sfratto? «Se un germe persiste a lungo può diventare endemico, certo. È successo per esempio con l'Hiv, entrato nel sistema umano e rimasto lì. Il coronavirus della Covid-19 è in grado di farlo? Non si può escludere, ma per le sue caratteristiche biologiche lo ritengo più difficile» riflette Perno. «È molto infettante ma mutate le condizioni, ossia con temperature più elevate e misure di contenimento e mitigazione, farà più fatica a trasferirsi da persona a persona. E la sua scomparsa dovrebbe, usando il condizionale, essere globale. Come la Sars che arrivò come un vento impetuoso, e ora non circola più» afferma Perno. La terza mossa di questa travolgente pandemia, almeno per l'Italia, potrebbe essere anche un'altra, avvertono gli esperti. Magari riusciremo a eradicarlo, il timore è piuttosto l'effetto «rimbalzo». «Io sono abbastanza dubbioso che il virus torni in autunno come farebbe un turista» dice Perno. «Il rischio vero che corriamo è che lo eliminiamo dalla porta e rientra dalla finestra da qualche Paese in cui l'epidemia è partita dopo e dove non mettono in atto procedure rigide di contenimento. Viviamo in un villaggio globale. Un po' come succede con le emissioni di CO2: se ripuliamo i cieli italiani ma altrove inquinano, non cambia granché». In questo ipotetico gioco dell'oca, dove si torna alla casella di partenza, il virus potrebbe ripresentarsi in versione più agguerrita, grazie a qualche acrobazia genetica? Secondo Palù, questo coronavirus muta 7-10 volte meno di quello dell'influenza: «Accumula in media due mutazioni al mese,poche. E possiede un enzima che ripara gli errori durante la sua replicazione. Ha un genoma relativamente stabile. Potrebbe anche mutare in una variante, speriamo, meno virulenta». In tal caso, se in autunno dovesse ripresentarsi, il numero di polmoniti gravi e di ricoveri sarebbe meno drammatico.«Siamo tutti con il fiato sospeso» ammette dagli Stati Uniti Guido Silvestri, capo dipartimento di Patologia alla Emory University di Atlanta e membro dell'Emory Vaccine Center. «Se il virus andrà via con la bella stagione, ci darebbe alcuni mesi per lavorare a tempo pieno e con grandi risorse nel caso dovesse tornare. È di pochi giorni fa una buona notizia, pubblicata su Cell da ricercatori della Washington University: si è visto che le spike di questo coronavirus sono comparabili, funzionalmente e morfologicamente, a quelle della Sars 1, per la quale esistono vaccini iniziali che proteggono i topi: prodotti che stimolano gli anticorpi contro il virus. Abbiamo già dei vettori per vaccini a Dna immunogenici, dopo i test in vitro e su animali, si potrebbe inserire il gene per la proteina spike in questi vettori, testandoli su volontari umani. E se questi lavori di laboratorio fossero confermati, potremmo anche sperare in un'ipotetica vaccinazione nell'autunno 2020».

Si può parlare di immunità di gregge?


È una speranza così ottimistica che, per cautela, la lasciamo nel limbo delle possibilità. La partita dei prossimi mesi si giocherà più sul versante dei comportamenti che su quello degli esperimenti. È vero che esiste, di norma, un'immunità di gregge (quella invocata da Boris Johnson, salvo poi fare marcia indietro), ma chissà se contro quest'infezione farà da muro. Il punto di domanda è enorme, come fa notare Guido Silvestri, capo dipartimento di Patologia alla Emory University di Atlanta e membro dell'Emory Vaccine Center. «Non sappiamo quanto tempo duri l'immunità contro il virus, se chi si è ammalato resta protetto per settimane o mesi. Se siamo fortunati, e l'immunità dura almeno sei mesi-un anno, il prossimo inverno potrebbe esserci un certo scudo dato dall' "effetto gregge". Ma questa massa critica per ora non c'è».«Il virus farà il giro del mondo, poi dovrà fermarsi come tutte le epidemie». Se andrà bene, dall'anno prossimo il vaccino antinfluenzale avrà anche gli antigeni di Sars-CoV-2, così come oggi contiene ancora quelli per l'H1N1. Sì, proprio il virus della spagnola, che sparì nel 1957 quando arrivò l'H2N2 dell'asiatica. Durata fino al 1968, lasciando il posto all'H3N2, venuto da Hong Kong. Che da allora circola tra noi. Poi, nel 1977 ricomparve l'H1N1, che tuttora ci fa compagnia e neppure lo sappiamo. Nel girotondo infinito dei virus, anche questa pandemia passerà, come tutte le altre. Nella prossima partita, ricordiamoci le mosse giuste e quelle sbagliate. Ci servirà per pagare un prezzo meno alto.
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