Il mondo dopo il coronavirus Aduc.it - 30/03/2020 15:27:53 - i want a trojan , identify spyware , dri software , download reseditor , dedicated server quebec

Il mondo dopo il coronavirus

 In un lucidissimo articolo pubblicato sul Financial Times, intitolato “Il mondo dopo il coronavirus”, Yuval Noah Harari mette in guardia l''umanità da un''altra fondamentale sfida che il coronavirus ci obbliga ad affrontare, come sarà il mondo quando tutto sarà passato. Lo storico israeliano ci ricorda che il futuro altro non è che la sommatoria delle scelte operate nel passato e che, quindi, il mondo “dopo il coronavirus” lo stiamo costruendo ora: “Molte misure emergenziali, oggi adottate nel breve periodo, diventeranno presenze fisse nella nostra vita. E'' questa l''essenza delle emergenze. Accelerano i processi storici. Decisioni che in periodi normali possono richiedere anni per essere deliberate vengono adottate nell’arco di ore. Vengono applicate tecnologie ancora in fase sperimentale, e fors''anche pericolose, perché i rischi di non far nulla sono maggiori. Interi Paesi fungono da cavia in esperimenti sociali di larga scala”. Due sono le principali scelte che dobbiamo compiere, la prima fra sorveglianza totalitaria e responsabilizzazione dei cittadini; la seconda fra isolamento nazionalistico e solidarietà globale. “Per contrastare l''epidemia, intere popolazioni devono attenersi a precise linee guida. Ci sono due modi per raggiungere questo scopo. I governi possono monitorare i cittadini e punire chi viola le norme. Oggi, per la prima volta nella storia dell''umanità, la tecnologia rende possibile monitorare chiunque in qualsiasi momento. Cinquant’anni fa il KGB non poteva pedinare 240 milioni di cittadini sovietici 24 ore al giorno, nè poteva sperare di elaborare efficacemente tutte le informazioni raccolte. Il KGB operava tramite agenti e analisti umani ed era semplicemente impossibile che un agente umano seguisse ogni cittadino. Oggi invece i governi possono fare affidamento su sensori onnipresenti e su algortimi potenti invece che utilizzare spie in carne e ossa. Nella loro battaglia contro il coronavirus, diversi governi hanno già utilizzato i nuovi strumenti di sorveglianza. Il caso più emblematico è la Cina. Monitorando gli smartphone delle persone, utilizzando centinaia di milioni di videocamere a riconoscimento facciale, e obbligando le persone a controllare e riportare la propria temperatura corporea e condizione medica, le autorità cinesi possono non solo identificare rapidamente i sospetti portatori di coronavirus, ma anche tracciarne i movimenti ed identificare chiunque venga in contatto con loro”. “In Israele, il Primo Ministro Netanyahu ha recentemente autorizzato l''Agenzia di sicurezza israeliana ad utilizzare le tecnologie di sorveglianza normalmente riservate alla lotta contro il terrorismo per tracciare i pazienti colpiti da coronavirus. Quando le sotto commissioni parlamentari hanno rifiutato di autorizzare queste misure, Netanyahu le ha comunque adottate attraverso decreti emergenziali”. Harari ci mette in guardia: “l’epidemia potrebbe segnare un importante spartiacque nella storia della sorveglianza. Non solo perché può normalizzare l’uso massivo di strumenti di sorveglianza di massa in Paesi che fino ad ora lo hanno evitato, ma ancor di più perché potrebbe comportare una transizione drammatica da sorveglianza “sopra la pelle” a sorveglianza “sotto la pelle”. Fino ad oggi, quando il tuo dito toccava lo schermo dello smartphone e cliccava su un link, il governo voleva sapere su cosa stavi cliccando. Ma con il coronavirus, il focus dell’interesse si è spostato. Adesso il governo vuole conoscere la temperatura del tuo dito e la pressione sanguigna sotto la pelle”. L''intensificazione dell''uso di strumenti di sorveglianza di massa, anche tramite l''acquisizione di dati biometrici relativi alla temperatura corporea e alla pressione sanguigna dei singoli individui potrebbe consentire ai governi di accorciare, se non azzerare, le catene di contagio e quindi ragionevolmente bloccare l''epidemia in pochi giorni. Anche un uso temporaneo ed emergenziale di simili misure potrebbe però sdoganare l''uso di terrificanti sistemi di sorveglianza di massa: “Se sai, per esempio, che io ho cliccato su un link di Fox News piuttosto che sul link della CNN, questo dato può fornirti informazioni sulle mie idee politiche e forse anche sulla mia personalità. ...



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