Lo scandalo Popolare Bari raccontato da un avvocato dei clienti Panorama.it - 18/02/2020 11:31:06 - free downloadable antispyware , windows cluster server , malware a zip trojan , free window wash , free xp registry repair

Lo scandalo Popolare Bari raccontato da un avvocato dei clienti



Lo scandalo della Popolare di Bari visto da un'avvocatessa che difende i clienti della banca pugliese. «Si sono mossi in ritardo» denuncia. Ora si prevedono tempi lunghi per i rimborsi.


A Letizia Vescovini il primo cliente della Popolare di Bari si presentò più di sei anni fa. Era una signora di una certa età, in pensione e aveva investito 20 mila euro in azioni della banca degli Jacobini. Non una grande cifra. Peccato che si trattasse di tutti i suoi soldi. E non riusciva a vendere i titoli per riavere indietro il denaro, necessario per pagare la badante. Per venirle incontro, diciamo così, la Popolare la aveva proposto un finanziamento le cui rate, però, sarebbero costate alla signora più della pensione minima che percepiva. Una situazione assurda. Che rivela un modus operandi già visto in tante altre banche che hanno ingannato i clienti: collocamento di prodotti rischiosi e illiquidi che non corrispondono al profilo di rischio del risparmiatore, arbitraria fissazione dei prezzi delle azioni non quotate, operazioni «baciate» con la banca che finanzia il cliente affinché compri i propri titoli, gestione degli ordini di vendita taroccata in modo da favorire «gli amici». E come nei casi delle Popolari venete e delle banche risolte, Consob e Banca d'Italia sono intervenute in ritardo.Di fregature finanziarie l'avvocatessa Vescovini, di Modena, ne ha seguite parecchie: ha iniziato nel lontano 2002 curando gli interessi dei risparmiatori che avevano comprato i bond argentini. Ha difeso gli investitori incappati negli scandali Parmalat, Giacomelli, Lehman, Mps. Si è occupata dei diamanti collocati agli sportelli bancari. Per finire con gli azionisti e obbligazionisti subordinati della Popolare di Vicenza, Veneto banca, Banca Etruria, Banca Marche, Carife. E oggi ha un centinaio di clienti dell'istituto pugliese. «Pur avendo molti elementi in comune con altre vicende che ho affrontato, il caso della Popolare di Bari ha una particolarità: i suoi clienti si sono mossi in ritardo, fino all'ultimo erano convinti che la famiglia Jacobini sarebbe intervenuta per salvare azioni e obbligazioni. Del resto» aggiunge Vescovini «la Popolare di Bari ha assunto tante persone nella regione, creando una fitta rete di consenso. Fino allo scorso mese di settembre i risparmiatori erano ancora sicuri che ci sarebbe stato un salvataggio della banca».I clienti della Popolare che si sono rivolti all'avvocatessa sono di tutti i tipi, ci sono anche professionisti che hanno investito più di 200 mila euro in azioni e obbligazioni della banca, magari non sapendo che queste ultime erano bond convertibili in azioni e che avrebbero dunque lasciato i risparmiatori con un pugno di mosche in mano. Il problema della non liquidabilità delle azioni dell'istituto infatti è centrale: il prezzo dei titoli di fatto veniva stabilito dai vertici della Popolare basandosi su dati rivelatisi non corretti. Come si legge in uno dei reclami presentati dagli avvocati, «in occasione dell'aumento di capitale 2014 e 2015, il prezzo delle nuove azioni di 8,95 euro fu fissato con riferimento al presunto patrimonio civilistico dell'emittente il quale risentiva di una voce degli attivi "avviamenti", pari a 368,8 milioni al 30 giugno 2014, poi significativamente svalutata per 271 milioni già nel bilancio 2015. Appena pochi mesi dopo gli aumenti di capitale!». Inoltre, non esisteva un vero mercato dove vendere i titoli, come era già capitato con altre Popolari. Alcuni azionisti e obbligazionisti si sono rivolti all'Arbitro per le controversie finanziarie della Consob (Acf) che di frequente ha dato loro ragione, anche se la Popolare di Bari ha ignorato le sue decisioni a favore dei risparmiatori. «Oggi queste decisioni torneranno utili nelle cause civili contro la banca che ho avviato. Così come saranno importanti le sentenze in campo penale, laddove vi fosse il rinvio a giudizio per la falsità dei prospetti e delle comunicazioni sociali» spiega Vescovini. La quale suggerisce ai clienti dell'istituto di scrivere una lettera di contestazione all'istituto, alla società di certificazione, alla Consob e a Bankitalia, per poter poi richiedere il risarcimento del danno. «Devono farlo in fretta, prima che cambi il soggetto giuridico titolare della banca, che potrebbe non ritenersi in obbligo verso soci e obbligazionisti».Come potrebbe finire questa brutta storia per i risparmiatori? La situazione è ancora molto fluida e di rimborsi non se ne è ancora parlato. Per risolvere il problema, il governo potrebbe seguire la stessa strada delle Popolari venete e delle banche risolte: rimborso del 95 per cento del valore delle obbligazioni subordinate e del 30 per cento delle azioni, entro il limite massimo complessivo di 100 mila euro. Ma sui tempi Vescovini non è molto ottimista: «La piattaforma online del Fondo indennizzo risparmiatori è partita in forte ritardo. E sapete quanto hanno ricevuto, a tre anni dalla liquidazione delle banche venete e a cinque da quelle risolte, gli azionisti e gli obbligazionisti che avevano acquistato i titoli presso altri istituti? Niente».

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