C'è del marcio in Val d'Aosta Panorama.it - 26/02/2020 07:14:52 - dedikeret server , quick search hijacker , windows server 2003 sbs , free antiviruses , oklahoma personal injury attorney

C'è del marcio in Val d'Aosta



Leghista, avvocato, ha guidato la Regione nella breve stagione del cambiamento di una politica con molte clientele e infiltrazioni criminali. Il vecchio potere, però, ben presto è tornato e l'ha estromessa. Fino alle inchieste delle ultime settimane... E ora, alle imminenti elezioni, toccherà di nuovo a lei.


Quando loro presero il potere, lei, la prima a spedire all'opposizione l'Union Valdotaine, non era neppure nata. In meno di cinque mesi da presidente della Regione autonoma, Nicoletta Spelgatti, 48 anni, avvocato, ha provato a spezzare le catene di un sistema clientelare che dal secondo dopoguerra ha viziato i valdostani. Prima donna e prima leghista a guidare la Vallée, con una coalizione di centrodestra è stata a capo dell'istituzione dal 27 giugno al 10 dicembre 2018, quando d'accordo con Matteo Salvini ha rotto con gli alleati che, insieme a Uv e sinistra, volevano coprire la consueta voragine nei conti del casinò di Saint-Vincent. Invece lei ha tirato dritto e ha consegnato la casa da gioco al Tribunale, che con gli amministratori straordinari lo ha riportato in attivo, senza oneri per i cittadini. Spelgatti ci è caduta, sul casinò, però non aveva sbagliato la puntata, anzi. L'Union è tornata al potere, ma a metà dicembre il nuovo presidente, l'ex senatore Antonio Fosson, si è dovuto dimettere perché indagato dalla Dda di Torino per voto di scambio con la 'ndrangheta. Sotto inchiesta anche Laurent Viérin, assessore al turismo ed ex presidente della Regione, l'assessore alle Opere pubbliche Stefano Borrello e il consigliere regionale Luca Bianchi. Secondo i pm, che hanno in mano anche le foto e i filmati del Ros dei carabinieri con gli incontri tra i politici e i presunti intermediari della «locale» 'ndranghetista di Aosta alla vigilia del voto del maggio 2018, «Fosson era influenzato da un uomo vicino ai clan e ben tre ex presidenti cercavano l'appoggio dei boss». Adesso c'è un presidente ad interim, un bilancio da approvare con l'esercizio straordinario e la data per le nuove elezioni (maggio prossimo) che si avvicina.Partiamo da quel voto a sorpresa del 2018, in cui la Lega batte per la prima volta l'Union e Uvp, i suoi alleati progressisti, ma senza sapere di aver contro anche i padrini.Era dal 1993 che la Lega non prendeva neppure un semplice consigliere comunale in qualche paesino, eccezion fatta per Aosta dove nel 2015 entrammo in due, all'opposizione. E invece due anni fa raccogliemmo il 18 per cento dei voti, diventando il secondo partito in Regione, a un soffio dall'Union, con sette consiglieri. Io stessa prendo solo pochi voti in meno di un pezzo da novanta come Auguste Rollandin e più di Laurent Viérin, presidente uscente.Rollandin, detto non a caso da queste parti «l'Empereur», l'imperatore. Con un curriculum politico da inossidabile, nonostante tanti inciampi giudiziari. Certo, e l'uomo è talmente abile che sull'inchiesta per voto di scambio non ha detto una sola parola. Lei, due anni fa, si trova inaspettatamente al centro dei giochi.Tutti volevano l'accordo con la Lega, ma subito dopo i risultati io dico apertamente che non governerò mai con Uv. Poi costruisco una maggioranza per mettere all'opposizione anche Uvp: bisognava dimostrare che i potenti possono essere messi all'angolo in un colpo solo. Una leghista che ce l'ha con gli autonomisti?Una leghista che è più autonomista di loro. Noi contestiamo il loro quarantennale tradimento di ogni ideale autonomista. Il loro problema è la gestione del potere, le assunzioni clientelari, i contributi a pioggia, il giro di poltrone tra i soliti noti, le consulenze agli amici degli amici. Qui c'è una Regione che con un miliardo e mezzo di bilancio cura solo il mantenimento del consenso, ma che negli anni d'oro era ben più ricca e oggi ha una macchina ancora costosissima. Con le alleanze vi siete un po' arrangiati.Ho fatto la giunta con una serie di liste locali come Alpe, Mouv, Pnv. Il dossier sul quale mi concentro è subito quello del casinò.Che da sempre avvelena la politica regionale, tra corruzione, sprechi, ricatti incrociati.Esatto. C'era una nuova legge che ci chiedeva di coprire un buco con una nuova tranche da circa sei milioni di euro. Ma noi della Lega, a cominciare dall'assessore Stefano Aggravi, guardiamo bene le carte e vediamo che non ci sono i presupposti giuridici. Blocchiamo lo stanziamento e mettiamo Saint-Vincent in mano al Tribunale di Aosta, che peraltro, nel giro di un anno, lo ha salvato.Ma lei così si gioca anche gli alleati. Immagino che sarà scivolata su qualche buccia di banana...Sembra sfacciato, ma cado anche formalmente sul casinò. Quando decidiamo di andare dritto per la nostra strada, lo facciamo con il pieno appoggio di Matteo Salvini, dopo che da tre mesi abbiamo tirato avanti con una maggioranza di 10 consiglieri su 35. Ma nel frattempo ho chiuso un contenzioso con lo Stato, con cui almeno abbiamo dato stabilità ai contributi che dobbiamo versare a Roma e ora possiamo programmare.Su cinque mesi di governo, tre di «Vietnam», quindi.Ero presidente e alla fine sono anche assessore ai Lavori pubblici e alla Sanità. Da far tremare le vene dei polsi.È anche riuscita a non farsi arrestare, con tutte queste deleghe...Mi hanno fermato solo con la mozione di sfiducia costruttiva. Torna su Fosson, con Uv e Uvp, Stella Alpina e perfino l'estrema sinistra di Rete Civica. Sono durati un anno. Poi, mi spiace dirlo, sono arrivati i Ros. Se l'aspettava?Sono addolorata, ma non sono affatto stupita. Anche il voto di scambio con la mafia, se fosse provato, non la stupirebbe?Non tanto. Fino alle sentenze passate in giudicato, per me tutti sono innocenti. Ma ricordo che nel consiglio comunale di Aosta ho denunciato, dal 2013, la presenza della 'ndrangheta e il voto di scambio. Però vede, anche prima dell'inchiesta, qui si votava già in un modo un po' strano.Ovvero?Sa perché abbiamo vinto nel 2018? Perché abbiamo una squadra formata da imprenditori, professionisti, uomini della Pubblica amministrazione. Ma anche perché per la prima volta si è creato lo spoglio delle schede centralizzato, che impedisce di controllare come hanno votato le persone frazione per frazione. E al prossimo voto, finalmente, si passa alla preferenza unica e saltano le tre preferenze, con le quali è facilissimo organizzare le terne di candidati da far votare alternate, in modo scientifico e riconoscibile. Quindi, per tornare alla 'ndrangheta, qui siamo di fronte alla punta di un iceberg.Addirittura.L'ansia di controllare tutta la popolazione facendo scambi su tutto ha finito per uccidere le capacità imprenditoriali, di studio, i sogni, di una comunità che si sentiva asservita. Qui la Regione è tutto.Ma lo sa come la chiamano? Mamma Regione. Roba da feudalesimo. Però, parlando da turista, i servizi qui non sono poi così male.Sicuro? Come ci si arriva in Valle? La ferrovia non funziona, l'aeroporto è chiuso da anni ed è uno degli storici scandali. L'autostrada ha le tariffe più care d'Italia. Noi potevamo essere, con i soldi che arrivavano ai tempi d'oro, anche meglio del Trentino Alto-Adige, ma siamo rimasti indietro. Salvo colpi di scena, si torna a votare ai primi di maggio. Immagina di prendersi una bella rivincita?Intanto, posso dire che la Lega qui ha dimostrato che Union e satelliti vari non sono imbattibili e che si può vivere in una Valle in cui si pensi realmente al tessuto produttivo e ai giovani.Certo che alle mucche ci pensano i pastori del Nord Africa, il formaggio lo fanno i napoletani, ristorazione e costruzioni sono in mano ai 30 mila calabresi. Senza offesa, ma voi valdostani state solo alla cassa?Guardi, accetto la provocazione, anche se è ingenerosa. Diciamo che molti sono stati viziati da un sistema drogato, che è proprio quello clientelare che vogliamo ribaltare. E poi mi lasci aggiungere una considerazione sui calabresi in Valle: sono grandissimi lavoratori, si sono integrati bene e neppure loro meritano di leggere certe notizie. Quando tornerà in campagna elettorale per la Regione che cosa dirà a una popolazione in gran parte stordita da questa storia del voto mafioso?A parte l'accento sull'attenzione per la legalità, che a noi della Lega viene comunque sempre riconosciuta, dobbiamo ripartire dalla bellezza delle nostre montagne, che sono uniche, e diventare una sorta di capitale del benessere. Servono orientamento al cliente, cura dell'enogastronomia, allevamenti di qualità, manifestazioni sportive, tutela del patrimonio culturale di ogni singola valle.Che rapporto ha con Salvini?Lo ringrazio moltissimo perché ha sempre lasciato che la Lega in Valle d'Aosta fosse molto libera. Quando ero presidente, mi ha aiutato tanto.E lei ora si ricandida, questa volta «per non fare prigionieri»?Possiamo diventare il primo partito e dimostrare che l'autonomia è ancora fondamentale. Va solo ripulita dalla cattiva politica. Il nome della Regione non deve mai più essere associato alla mafia.
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