Riforma del MES: è questa l’Europa che vogliamo? Aduc.it - 09/12/2019 11:00:59 - web hosting services in singapore , recovering deleted files network drive , registry booster virus , microsoft dedicated server , hawaii wrongful death

Riforma del MES: è questa l’Europa che vogliamo?

 Circa due settimane fa, prima che la polemica politica impazzasse sulla questione del c.d. “Fondo Salvastati” avevamo scritto un articolo  auspicando un dibattito che andasse oltre i formalismi tecnici. La riforma del MES, il Meccanismo di Stabilità Europeo, potrebbe rappresentare un tassello importante della riforma delle istituzioni europee, ma la piega che sta prendendo, dimostra molto chiaramente che la direzione è quella sbagliata: prima ancora che nel merito è sbagliata nel metodo. Nessuna nuova, cattiva nuova Fuori dalle sterili polemiche politiche, possiamo dire che la modalità con la quale si sta cercando di far passare questa riforma è esattamente la stessa con la quale si sono costruiti tutti i passaggi precedenti dell’architettura istituzionale europea. Nell’Unione Europea, sostanzialmente, non decidono i parlamenti. Decidono i governi e poi i parlamenti ratificano. Ieri il Presidente del Consiglio Conte si è affannato a dare una ricostruzione dei fatti esattamente opposta. Chi desidera approfondire può leggere quanto ha comunicato alla camera a questo link. Ciò che ha detto è tecnicamente vero, ma sostanzialmente falso. E’ verissimo che formalmente il Parlamento è stato più volte informato, ma è stato informato in modo così generico che di fatto non era possibile esprimere nessun vero indirizzo. Esattamente come è sempre successo per gli altri trattati. Formalmente il Parlamento sapeva, ma non c’è mai stato modo di fare un vero dibattito, entrando nel merito delle questioni. Da questo punto di vista, quindi, non c’è nessuna novità. Ma è proprio questo è il problema. Evidentemente non si è ancora preso atto che questo modo di procedere ha creato una frattura sempre più incolmabile fra le istituzioni europee ed i cittadini. Una riforma così importante come quella che dovrebbe garantire la stabilità delle finanze degli Stati europei non può essere decisa senza che prima vi sia un ampio dibattito pubblico fra i cittadini europei sulle opzioni in campo. Continuare a mettere i Parlamenti delle varie nazioni alle strette lasciando solo la possibilità di approvare o respingere un testo, con la solita minaccia che non approvando potrebbe accadere un disastro, può portare qualche avanzamento momentaneo nella costruzione del castello istituzionale, ma mina le fondamenta dello stesso. La questione della risoluzione del Senato Nel caso specifico della riforma del MES c’è un tassello in più che rende questo modo di procedere formalmente ancor più inaccettabile. Nella seduta del Senato del 19 Giugno 2019, prima che si svolgesse la riunione del Consiglio Europeo dei due giorni successivi, fu votata una risoluzione che impegnava il Governo, fra l’altro, a questi tre punti finali: “11) più specificamente, in ordine alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità, a non approvare modifiche che prevedano condizionalità che finiscano per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti, e che minino le prerogative della Commissione europea in materia di sorveglianza fiscale; 12) a promuovere, in sede europea, una valutazione congiunta dei tre elementi ...

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