Ex Ilva, il governo giallo-rosso alla sfida decisiva Quifinanza.it - 19/11/2019 13:15:58 - easy recovery file repair , downloader.purityscan.r , host.org , anty spy ware , freeware clean registry

Ex Ilva, il governo giallo-rosso alla sfida decisiva

Se la Tav segnò simbolicamente la fine del governo gialloverde, sull’ex Ilva si gioca la compromissione definitiva delll’esperienza Pd-Cinquestelle. O il suo rilancio. “In questo momento – ha affermato in un’intervista al quotidiano La Repubblica il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli – la priorità del Governo è far sì che ArcelorMittal rispetti gli impegni presi. Questo è il piano A, il piano B e il piano C e per questo ho richiamato il Parlamento, le forze sociali e tutte le componenti istituzionali del Paese a un senso di responsabilità che deve far percepire all’imprenditore la presenza massiccia del sistema Italia”. Mentre Taranto – dove è in corso uno sciopero di 24 ore dei lavoratori – è in fermento, il Governo si mostra deciso a portare avanti il braccio di ferro con ArcelorMittal. Una richiesta che viene anche dai sindacati secondo i quali l’azienda deve decidere “l’immediato ritiro della procedura di disimpegno mentre il governo non può concedere nessun alibi alla stessa per disimpegnarsi”. Tra le richieste vi è il ripristino di “tutte le condizioni previste dall’accordo del 6 settembre 2018 che permetterebbe di portare a termine il piano ambientale nelle scadenze previste”. Condizioni che, per i sindacati, “devono includere lo scudo penale limitato all’applicazione del piano ambientale e il ritiro di qualsiasi ipotesi di esuberi”. Ma, arrivati a questo punto, la questione dello scudo ambientale non sembra più sufficiente a risolvere la questione. “Il tema dello scudo non c’è più – ha spiegato Patuanelli –. Come Governo abbiamo dato subito all’azienda la disponibilità a reinserirlo, per togliere ogni alibi. Ma ArcelorMittal ha detto che anche se risolvessimo, oltre a quella, le altre questioni collaterali, la banchina e l’altoforno 2, la produzione sarebbe comunque di 4 milioni di tonnellate annue. Con 5 mila esuberi. È inaccettabile”. Per Patuanelli “bisogna dimostrare che il sistema Paese è compatto nel richiamare l’azienda al rispetto di accordi che non sono solo frutto di un’acquisizione, ma di un bando che prevedeva un preciso piano industriale e ambientale” e prendere atto che “l’impresa ha detto di essere inadempiente rispetto al suo stesso piano, che prevedeva sei milioni di tonnellate annue”. A puntare sulla via della battaglia legale è anche il leader del M5s, Luigi Di Maio, per il quale è necessario “obbligare Arcelor Mittal a restare a Taranto”. Tuttavia, questa, potrebbe non essere l’unica ipotesi sul tavolo. “Dovete sbrigarvi a risolvere la crisi dell’Ilva. Trovate il modo di uscirne in fretta, tenendo insieme il problema dell’occupazione e quello della continuità industriale. Vale per l’acciaieria di Taranto, su cui bisogna che vi concentriate subito, ma anche per Alitalia, Whirpool e le tante altre crisi aziendali aperte. Non possiamo permetterci, sull’onda dell’abbandono di Arcelor Mittal, che scatti un effetto sistemico sulle nostre imprese” ha raccomandato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al premier Giuseppe Conte che giovedì mattina è salito al Quirinale. Un incontro avvenuto all’indomani del lungo e deludente incontro con i vertici del colosso indiano, culminato nella pretesa dei suoi negoziatori di far accettare dal governo modifiche contrattuali, differenti condizioni di mercato, uno scudo penale e soprattutto 5mila esuberi nel polo siderurgico pugliese. Proposta rifiutata da Conte che apre, ora, uno scenario di forte incertezza che rischia di far esplodere una “bomba sociale” da 10mila disoccupati in grado di far saltare il Governo e tornare al voto. Situazione ben chiara ai ministri di Pd ed M5S che, per questo, sono oggi compatti nel sostenere che bisognerà provarle tutte per non permettere ad ArcelorMittal di sfilarsi dalle acciaierie ex Ilva. Se il piano dovesse fallire il tutto per tutto si giocherà con l’idea lanciata dal ministro Francesco Boccia di un supercommissario che gestisca l’azienda fino a che si trovi una nuova cordata. Ipotesi paventata dallo stesso Conte che ha parlato di “gestione commissariale al Mise in caso di disimpegno di ArcelorMittal”. E sullo sfondo si affaccia anche l’ipotesi rinazionalizzazione.  Eventualità che Patuanelli non definisce “un rischio”. “Non vedo perché parlare di rischio. Credo sia stato storicamente un errore privatizzare il settore della siderurgia, che era un fiore all’occhiello e di cui oggi rimane un unico stabilimento” ha affermato il ministro dello Sviluppo economico.

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