Riscaldamento globale: 2 gradi in più farebbero crollare l’economia Quifinanza.it - 19/08/2019 14:54:02 - domain hosting australia , help win xp , pc diagnostic equipment , gentoo vps , atlanta dedicated servers

Riscaldamento globale: 2 gradi in più farebbero crollare l’economia

Le conseguenze del surriscaldamento globale non saranno solo di carattere ecologico e ambientale. Secondo uno studio di Moody’s Analytics, le ricadute economiche saranno ben più gravi di quanto sinora prospettato. L’istituto di analisi e statistica del gigante delle ricerche finanziarie ha preso le mosse dalle previsioni che l’IPCC, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, ha realizzato e pubblicato nell’autunno del 2018. Secondo questo studio, nella peggiore delle ipotesi la temperatura globale è destinata ad aumentare mediamente di due gradi entro il 2100. Se, invece, verranno messe in campo delle misure minime per arginare il cambiamento climatico, l’innalzamento delle temperature potrebbe essere limitato ad “appena”, 1,5 gradi centigradi. Una situazione catastrofica, sia da un punto di vista ambientale, sia da un punto di vista economico. Lo scioglimento dei ghiacciai non avrebbe il “solo” effetto di ricoprire e sommergere terre e città oggi abitate, ma devasterebbe interi settori economici e produttivi. E, come detto, il contraccolpo economico-finanziario sarebbe di dimensioni bibliche. Stando all’analisi di Moody’s Analytics, l’innalzamento di 2 gradi centigradi della media della temperatura globale costerebbe la bellezza di 69 mila miliardi di dollari. Una cifra elevatissima, equivalente (a grandi linee) a 27 volte il debito pubblico italiano. Se, invece, le misure adottate contro il cambiamento climatico fossero in grado di fermare l’asticella di mercurio e limitare il surriscaldamento globale a 1,5 gradi di media, il conto che l’economia globale dovrebbe pagare sarebbe di “appena” 54 triliardi di dollari. L’impatto del surriscaldamento globale e del climate change, nello specifico, passerà attraverso sei diversi canali, o fasi. Prima di tutto, le temperature più elevate porteranno allo scioglimento dei ghiacciai (fenomeno già in atto, tra le altre cose) e il conseguente innalzamento del livello del mare; questo primo effetto porterà a una diminuzione delle terre coltivabili, con impatto devastante sulla produzione agricola. Ci sarà quindi una diminuzione generale della produttività lavorativa, un peggioramento dello stato di salute della popolazione globale e calo della domanda energetica. Le prime a risentire di questi cambiamenti, inoltre, saranno le nazioni in via di sviluppo presenti nella fascia tropicale (come Malesia, Algeria, Filippine e Thailandia) e i Paesi produttori di petrolio (Arabia Saudita, Qatar e Oman). E, come sottolineato nel report, la stima di Moody’s potrebbe rivelarsi sin troppo positiva. Dal conto finale, infatti, sono stati tenuti fuori gli effetti economici che disastri ecologici e catastrofi naturali hanno solitamente sull’economia di una nazione. Nel corso del 2018, i danni provocati nei soli Stati Uniti da inondazioni, incendi e cicloni tropicali hanno toccato quota 300 miliardi di dollari e la cifra è destinata tristemente ad aumentare.

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