Aspetti giuridici legati alla vendita di diamanti da investimento in banca Aduc.it - 22/10/2019 18:51:58 - web hosting registration , free ad ware 6 , fix damaged files , modeling shareware , registry checker error

Aspetti giuridici legati alla vendita di diamanti da investimento in banca

Premessa: Nell''articolo che segue saranno affrontati i seguenti argomenti: 1) Breve punto sugli orientamenti della Giurisprudenza in tema di diamanti da investimento con analisi e commento dell''Ordinanza del Tribunale Ordinario di Verona n. 5251/2018. 2) Prospettive inerenti all''azione legale a tutela dei consumatori / risparmiatori traditi tra il diritto privato e le norme specifiche. Valutazioni e riflessioni circa l''applicabilità del Testo Unico Finanziario al caso dei diamanti da investimento. Introduzione: Con Ordinanza ai sensi dell''art. 702 bis c.p.c. R.G. 5251/2018 del Tribunale Ordinario di Verona, il Giudice di prime cure si esprime sull''attuale questione dei c.d. diamanti da investimento. Si rende quindi opportuna una breve nota a commento allo scopo di offrire al lettore alcune spiegazioni e qualche riflessione specialmente di carattere interpretativo. Il tutto con la massima sintesi. Cogliendo l''opportunità di muovere da tale pronuncia per fare anche un breve punto sulla giurisprudenza relativa ai diamanti e nel contempo offrire riflessioni e valutazioni su quali potrebbero essere gli sviluppi futuri. Nel giudizio promosso avanti al Tribunale di Verona, l''attore (cioè il consumatore/risparmiatore) ha convenuto in giudizio la società I.D.B. spa e la Banca BPM spa. La prima in quanto fornitrice dei diamanti e la seconda quale responsabile dell''intervenuto acquisto dei medesimi secondo uno schema diventato ormai tristemente molto noto. In via del tutto preliminare bisogna osservare che il giudizio si è svolto secondo il rito di cognizione sommaria ex. art. 702 bis, il che rappresenta una prima conferma per i consumatori che volessero ricorrere al Giudice Ordinario in quanto, occorre ricordarlo, le spese fisse stabilite (come ad esempio il contributo unificato) nel caso di rito sommario sono ridotte alla metà. E'' altresì necessario precisare che il giudizio è stato interrotto a seguito del fallimento di I.D.B. Spa e successivamente riassunto dal ricorrente nei confronti del solo Banco BPM spa. Devesi rilevare come l''impianto accusatorio di parte attrice (il risparmiatore / consumatore) ha sostanzialmente riprodotto quanto già evidenziato dall''Istruttoria AGCM adunanza 20 settembre 2017 (e del fascicolo ispettivo associato) sfociata poi nella nota decisione del 30 ottobre 2017 e successivamente impugnata avanti al Tar Lazio dove con sentenza 14 novembre 2018 n. 10967/2018 è stata confermata e per effetto sono stati rigettati i ricorsi presentati sia dalla Banca Bpm spa che dalla Idb spa (destinataria a sua volta di un analoga sentenza da parte sempre del Tar Lazio). Gli argomenti accusatori dell''AGCM pertanto e in conseguenza non possono che essere quelli sintetizzati dal Par. 231 della decisione dell''Autorità, alla voce: “Conclusioni” e quindi richiamare fra l''altro la violazione degli art. del Codice del Consumo ed in particolare artt. 20, 21 comma 1° lett. b), c), d) e f), 22 e 23, comma 1°, lett. t), più altre violazioni enucleate nei paragrafi successivi. Ai quali si aggiunge il canone civilistico della buona fede e della diligenza, entrambi assai noti al diritto privato. Orbene, il Giudice di Verona nell''affrontare la posizione della Banca riconosce anzitutto che la stessa aveva un forte interesse economico sulle vendite di questi diamanti alla propria clientela. Il tutto avvenuto grazie alla conclusione dei contratti sull''acquisto dei preziosi e che tale interesse era pari ad una percentuale intorno al 18%. Punto importante e dal quale sicuramente partire per la corretta ricostruzione delle dinamiche intercorse fra il consumatore/risparmiatore e il ruolo svolto dall''Istituto di credito attraverso il personale dipendente. A sua volta istruito su come proporre, e più in generale introdurre l''argomento “investimento in diamanti” alla propria Clientela. E non a caso dalla lettura della Sentenza si coglie come il meccanismo atto a mettere in contatto i clienti della Banca con l''ipotesi di acquistare i diamanti della società Idb Spa, non fosse una “mera segnalazione” bensì una vera e propria articolata offerta di una forma alternativa di investimento, (in diamanti) del risparmio. Un attività che veniva svolta in forza di un accordo (prestabilito) con la società Idb spa che fra l''altro imponeva pure la messa a disposizione del materiale promozionale di quest''ultima nei locali proprio della Banca. Passaggi quindi essenziali per poter già di per sé cristallizzare quei comportamenti che ci permettono, a pieno titolo, di condividere le violazioni al Codice del consumo evidenziate dall''AGCM. In buona sostanza il Giudice di prime cure, compiendo un apprezzabile quanto sintetica disamina correttamente afferma che: “L''istituto di credito quindi aveva l''obbligo, e non solo l''interesse, a promuovere presso la propria clientela la conclusione dei contratti di compravendita operando come intermediario a favore di IDB”. Conseguentemente emerge un al di là di ogni ragionevole dubbio un elemento essenziale per meglio comprendere la fattispecie dal punto di vista legale: l''acquisto dei diamanti da parte del Cliente consumatore / risparmiatore si è realizzato e per effetto concluso in questo contesto e secondo codeste modalità, per una responsabilità esclusiva della Banca. Senza il cui intervento non si sarebbe non solo perfezionato alcun acquisto da parte del Cliente ma non si sarebbe concluso secondo questa specifica struttura di vendita. Laddove quello di cui stiamo parlando è un format per gli acquisti studiato e che è diventato, nel corso degli anni, un modus operandi seriale e standardizzato da parte della Banca che ha operato in maniera particolarmente convinta e consapevole, in quello che sembra, perchè in effetti lo è stato, un meccanismo ben oliato. Ed ecco anche il motivo del perchè, i Clienti delle Banche in generale, ricevevano reiteratamente e insistentemente, una rappresentazione parziale, ingannevole e fuorviante circa le caratteristiche dell''investimento in diamanti presentato, fra l''altro, come “bene rifugio” in grado di conservare e nel contempo accrescere il suo valore nel tempo come pure di essere agilmente liquidabile e/o alienabile. Con il Giudicato del Tribunale di Verona si attribuisce una forma a quello che per il momento è sempre stato un più ipotizzato che dimostrato conflitto di interesse o se volessimo, movente, che ha spinto la Banca a utilizzare i propri Clienti per loro piazzare queste pietre preziose. La Magistratura, quindi (non i media che pur hanno con apprezzabile e a volte qualificato interesse le vicende), ci dice: è andata proprio così. Occorre rilevare che tutto ciò ha una sua importanza laddove la sensazione acquisita in questi primi anni in cui lo scandalo ha preso campo è che una parte dei consumatori / risparmiatori siano stati indotti o forse persino traghettati verso posizioni di conflitto con la Banca in virtù di una “chiamata alle armi” di numerosi media, fra cui i tantissimi di internet. Il tutto più sulla base di uno scandalo che di una vera e propria individuata e accreditata scienza del diritto che individuasse la responsabilità in modo utile a difendere i diritti. Tutto questo ha portato fra l''altro al formarsi di due schieramenti: da una parte i risparmiatori e dall''altra la Banca Bpm con i primi che reiteratamente “chiedevano” la restituzione delle somme “investite” anche per il tramite di Associazioni, Comitati e altro, mentre la seconda respingeva al mittente tale richieste e fissava dei paletti per le trattative. Ciò posto, merita una particolare menzione il fatto che il Giudice di Verona abbia correttamente bollato come completamente inattendibile la testimonianza del teste dipendente della Banca che in corso di giudizio, da quanto si legge, avrebbe cercato di sostenere (forse pure maldestramente) esattamente il contrario di quanto si era invece verificato e cioè la ben poco probabile ipotesi che la richiesta di investire in diamanti provenisse dal Cliente e non vi fosse stata alcuna sollecitazione da parte della Banca. Mi consento una breve nota a mò di commento e divagazione interrogandomi io per primo su come mai ad oggi non si prendano dei provvedimenti seri nei confronti dei dipendenti delle Banche che si prestano a testimoniare in Tribunale sui diritti dei Clienti, che hanno subito danni persino in grado di cambiare la loro vita, raccontando se non mezze verità, a volte persino compiacenti bugie atte ad alterare i fatti al solo scopo di prendere le parti, ingiustamente, dell''Istituto di credito per il quale lavorano. Dietro i diritti ci sono le persone. Dietro le persone ci sono intere vite. Se la Legge è uguale per tutti ...

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